Al Sociale le streghe di Lezzeno

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Antiche leggende, che affondano le loro radici in pagine storiche vecchie di secoli e poi le sonorità schiette e “veraci” di una lingua che si tramanda di generazione in generazione, nel piccolo borgo laghèe di Lezzeno. È il teatro di Basilio Luoni e della Compagnia Lezzenese, in arrivo martedì 8 novembre alle 20.30 al Teatro Sociale di Como. Fedele alla sua visione scenica, Luoni, poeta, traduttore, fondatore della compagnia che guida ancora oggi, presenta Va’ per tre, una fiaba farsesca in tre atti. Lo spettacolo, che ha debuttato a Lezzeno la scorsa estate, arriva al Sociale su progetto dell’Associazione Chiave di Volta, che ha l’obiettivo di valorizzare le eccellenze del nostro territorio, soprattutto dal punto di vista culturale, letterario, artistico.

Basilio Luoni

Basilio Luoni

«Chiave di Volta – spiega Luoni – è una realtà attentissima nel cogliere e raccontare al pubblico le evoluzioni storico – artistico – culturali della nostra terra. L’anno scorso alcuni associati sono venuti a Lezzeno e mi hanno chiesto di presentare loro i dintorni. Poi con gli attori della Compagnia, ho proposto alcune scene del lavoro che vedrete al Sociale. È piaciuto così tanto che ne è nata l’idea di rappresentare Va’ per tre a Como». Del resto, la fiaba farsesca di Luoni può davvero essere definita una trasposizione in scena di una pagina del folklore lezzenese, che ancora resta nella memoria di moltissimi.

Prima di tutto, la vicenda. «Avevo l’obiettivo di scrivere un testo che divertisse e appassionasse soprattutto i giovani – spiega ancora l’autore – e ho deciso di unire due antiche fiabe del Lago di Como. La prima, che ha dato anche il titolo allo spettacolo, è nota e raccontata ancora oggi a Lezzeno e anche a Torno. Il poeta Paolo Sala ne ha tratto ispirazione per il suo testo La gondola del Sendin. Si racconta di tre streghe che si impadroniscono del battello di un pescatore lacustre, per partecipare a un sabba, in Egitto. C’è poi una seconda fiaba, che invece parla delle disavventure di un contadino, in lotta con uno stregone che minaccia la sua vita. Questa seconda fola era conosciuta solo a Lezzeno e per di più con finali differenti». Pescando in queste storie che sanno di antiche e ancestrali paure, Luoni ha scritto un testo che integra le due trame, con l’aggiunta di un surplus di fantasia e comicità.

Affascinante è però ricordare che Lezzeno, come tutto il Lario e la fascia prealpina, fu davvero territorio di una intensa caccia alle streghe, fino al XVII secolo. «Per quanto riguarda Lezzeno – spiega Luoni – sono stati ritrovati due atti di processi contro donne accusate di stregoneria. Si tratta di documenti risalenti al 1580, nell’epoca di San Carlo Borromeo, e sono stati trovati nientemeno che in Irlanda. Per fortuna si tratta di vicende terminate bene, senza condanna capitale. Le due malcapitate se la cavarono con gli arresti domiciliari e l’obbligo di partecipare a funzioni religiose». Ricordiamo che non andò sempre così bene e molti furono i roghi che si accesero soprattutto a Como, nell’area dell’allora esistente convento di San Giovanni in Pedemonte, (nella zona dove sorge ora la stazione ferroviaria di Como San Giovanni).

Queste tristi vicende però non entrano a far parte della serata al Sociale. Non aspettatevi, infatti, di assistere a un testo tragico o “femminista”. Luoni spiega: «Proponiamo una farsa, in cui ho voluto raccontare le streghe come donne di paese, un po’ cialtrone e un po’ strafottenti, anche capaci di divertirsi». La pièce sarà dunque improntata al divertimento, anche se non manca un minimo di documentazione storica. «Ho fatto riferimento ai manuali degli inquisitori del XVI secolo – racconta ancora Luoni – per offrire una rappresentazione “credibile” delle streghe, descritte come capaci di volare, di trasformarsi in uccelli e soprattutto di giocare brutti tiri alle malcapitate vittime».

Naturalmente, tutta la vicenda sarà rappresentata in dialetto lezzenese, la lingua scelta da Luoni per i suoi testi, considerata più vicina al francese che all’italiano. La lingua di una comunità attenta custode dei suoi valori. «Sono sempre più convinto – spiega – che il dialetto sia molto più efficace dell’italiano, almeno quello di oggi, sulla scena (e non solo). Una lingua è viva quando in essa si distinguono molteplici livelli. Purtroppo, anche a causa dell’influenza televisiva, l’italiano, oggi, si è appiattito in un unico livello medio – basso». Ad aggiungere un tratto fortemente locale, che parla di una comunità viva e coesa, allo spettacolo parteciperà, per la parte musicale, anche la Fanfara della Banda di Lezzeno. Un’altra voce che saprà portare allegria nella massima sala comasca. I biglietti costano 18 euro. Info: www.teatrosocialecomo.it e www.chiavedivolta.org.

1 commento

8 novembre 2016 alle 8:54

Grazie Sara Cerrato, un bellissimo articolo!

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