Al Sociale gli Eroi di Andrea Scanzi

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Andrea Scanzi (foto di Loredana Ravarotto)

Sarà lo sport, quello epico, tra grandi imprese e umanissime emozioni, il filo rosso del primo appuntamento della Stagione Circuiti Teatrali Lombardi, venerdì 20 ottobre alle 20.30 al Teatro Sociale di Como. Andrea Scanzi, giornalista, scrittore e autore teatrale, presenterà al pubblico il monologo da lui stesso scritto e interpretato, Eroi. Attraverso il racconto delle vite e delle imprese di grandi campioni sportivi, Scanzi vuole emozionare il pubblico, rievocando trionfi, cadute, gioie e fallimenti. La regia è di Angelo Generali.
Scanzi, con quale significato ha scelto il termine eroi nella sua drammaturgia?
L’eroe è chi è riuscito a entrare nell’immaginario collettivo e lo ha fatto non soltanto attraverso le imprese agonistiche, ma grazie alla personalità e all’umanità che ha saputo esprimere, nella gioia come nel dolore.
In base a questo principio, ha selezionato un manipolo di grandi atleti…
Sì. Non è stata una scelta facile. Ho individuato sette titolari, personaggi che saranno sempre presenti a ogni replica dello spettacolo. Sono figure che non possono essere eliminate. Parliamo di Pietro Mennea, Yuri Chechi, Marco Pantani, Gilles Villeneuve, Nadia Comaneci, Muhammad Alì, George Best. Oltre a loro, ineliminabili, ho una riserva, in panchina, con molti altri nomi. C’è per esempio Federica Pellegrini, giusto per fare un nome. Ho deciso che, in ogni se- rata, la scaletta verrà modificata, per fare di ogni spettacolo un momento unico. Sceglierò la mia formazione di volta in volta. Ogni ritratto sarà accompagnato da una musica diversa: ascolterete Bruce Springsteen, Pink Floyd, U2, Ry Cooder, Peter Gabriel, Bob Dylan e tanto altro.
Perché proprio questi atleti e non altri?
Perché incarnano dei tratti umani importanti. Mennea, ad esempio, è l’abnegazione. Muhammad Alì è il carisma, George Best la dissipazione.
A proposito di Best. Tra i suoi Eroi ci sono pochi calciatori e soprattutto, prevale la dimensione dell’atleta individuale. Un caso?
No. Ho deciso intenzionalmente di non lasciare troppo spazio al calcio, per evitare il rischio di prevaricazione sulle altre discipline sportive. È anche vero che, essendo il calcio un gioco di squadra, è difficile, per i giocatori, se non sono davvero dei numeri uno, emergere sugli altri.

Dunque, in questo nostro tempo di crisi sociale e politica diffusa, ci rimane solo lo sport per cercare di trovare degli eroi?
Beh. Di certo nella politica non ne troveremmo molti (ride). Forse qualche speranza c’è nel mondo della musica e della cultura anche se dobbiamo ammettere che dobbiamo cercare tra gli ultra sessantenni… Le nuove generazioni, a partire dalla mia, non hanno molti esempi di eroismo.
Anche nella sua squadra di super atleti, i giovani sono in minoranza. Sarà che come cantava Guccini «Gli eroi son tutti giovani e belli» e… del passato?
Anch’io cito Guccini nello spettacolo. È vero, spesso, anche nello sport dobbiamo guardare indietro. Ma diciamoci la verità. È il tempo che decide chi resterà nella nostra memoria. Alcune stelle sono più brillanti nel ricordo, anche perché sono cadute presto.
Quali sono le reazioni degli sportivi contemporanei alla notizia di essere stati inseriti nello spettacolo?
Credo che Federica Pellegrini non lo sappia ancora. Invece con Yuri Chechi mi è capitato un fatto insolito. Qualche settimana fa ero in treno e di fronte a me era seduto un signore molto taciturno e pensieroso. Non potevo fare a meno di fissarlo e l’ho riconosciuto. Era il grande ginnasta. Dialogando con lui, gli raccontai dello spettacolo e gli ho strappato la promessa di venire a teatro. Speriamo che lo spettacolo gli piaccia!
Andrea Scanzi è uno sportivo oltre che un narratore di sport?
Ho un passato da centrocampista, bravo ma lento e in più ero un tennista bravino. Oggi, visto che, con gli amici, riesco a passare sempre meno tempo sui campi da tennis, corro. A quarantatré anni mi ritengo soddisfatto.
In compenso, percorre in modo sempre più convinto la strada che la porta in palcoscenico. Perché ama questo mondo?
È sempre difficile, per me, definirmi. Sono giornalista, scrittore, autore teatrale, ma il comune denominatore è la passione per la narrazione. In ogni ambito. Sono approdato al palcoscenico quasi causalmente, nel 2011, grazie alla Fondazione Gaber. Ci ho preso gusto e ho continuato a scrivere per le scene. Sul palco puoi raccontare storie che non passerebbero in tv.

Biglietti a 20 euro. Info: www.teatrosocialecomo.it, 031270170.

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