Addio a Dario Fo: 10 ragioni per conoscerlo

addio-a-dario-fo-10-ragioni-per-conoscerlo
0 909

È morto Dario Fo, attore multiforme e poliedrico, drammaturgo straordinario di testi tra teatro, impegno civile e politica, ma anche pittore di talento, scenografo, regista, impresario. Aveva 90 anni compiuti a marzo e di questi ne aveva trascorsi ben 70 sulla scena. In queste ore, come sempre capita, tutti lo celebrano, anche se, inutile e sbagliato nasconderlo, Fo è stato (e lo ha voluto fortemente) personaggio spesso divisivo, amato follemente o follemente odiato, uomo del suo tempo in una fase difficilissima per l’Italia, tra la Seconda Guerra Mondiale, la stagione del Boom, i turbolenti anni Settanta. Perché dunque anche chi non lo ha conosciuto deve soffermarsi almeno un momento a riflettere su questo maestro della letteratura e del teatro? Stiliamo una breve e incompleta classifica.


ct-dario-fo-dead-20161013

10. Ha ricevuto il premio Nobel per la Letteratura. Potrebbe sembrare irriverente non inserire questo traguardo al primo posto della classifica, ma il Nobel, ottenuto nel 1997, fu il coronamento di un’intera vita di teatro e scrittura, condotta anche in condizioni non sempre facili e in totale autonomia e originalità. La motivazione dell’Accademia di Svezia fu la seguente: «Perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi». Per coerenza, Fo donò in beneficenza l’intero e cospicuo premio (oltre un miliardo e mezzo delle vecchie lire). Ottenendo il prestigioso riconoscimento, Fo è entrato nel gruppo dei grandi autori mondiali, insieme ad altri letterati italiani: Giosuè Carducci, Grazia Deledda, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale. Scusate se è poco…


dario-fo-cerimonia-laica-sabato-in-piazza-duomo-urh0p

9. Ha elevato agli onori la letteratura giullaresca, fondendo “alto” e “basso”. Per descriversi, Dario Fo si è definito sempre “giullare”, rappresentante cioè di una cultura non ufficiale, spesso perseguitata e avversata dai ceti dominanti. Come i giullari del Medioevo, e anche come i guitti della Commedia dell’Arte, Fo si proponeva di essere un tramite tra la letteratura alta e la produzione “popolare”, sempre considerata minore rispetto al filone ufficiale e accademico. Non un percorso a senso unico dall’alto al basso, ma al contrario, una forte contaminazione in senso opposto, con formidabili bordate satiriche, che capovolgono al visuale consolidata, spiazzano e provocano. «Il riso che allarga il cuore ma apre anche il cervello», come ha detto l’attrice Marina De Juli, allieva di Fo e Franca Rame.


8. Ci lascia un corpus di oltre cento testi teatrali. Il suo capolavoro, che possiamo considerare come un “laboratorio” sempre aperto e attivo, è, naturalmente, Mistero buffo, scritto alla fine degli anni Sessanta, in una stagione formidabile e inquieta e portato in scena alla Palazzina Liberty. L’opera fu poi costantemente rielaborata e aggiornata. Il corpus delle opere di Fo è però molto più vasto e comprende anche opere di concreto e schierato impegno politico. Citeremo Morte accidentale di un anarchico, Il Fanfani rapito, Non si paga non si paga, Pum pum! Chi è? La polizia, Clacson, trombette e pernacchi. Questo è solo un frammento di un corpus di scrittura vastissimo, a cui Fo ha lavorato fino agli ultimissimi giorni di vita.


headdsc_04442

7. è stato anche un pittore prolifico, visionario e creativo. Qualche anno fa, una mostra delle sue opere è stata ospitata al m.a.x. di Chiasso. Le esposizioni organizzate intorno alle sue opere durante la vita dell’artista, sono state oltre cinquanta. Diplomato all’Accademia di Brera, dove aveva studiato con importanti maestri, come Carpi, Funi, Carrà, si definiva un pittore “di professione”. Il suo immaginario visivo era ricco di colore, basato su un trionfo di immagini corali. La stessa straripante energia che Fo infondeva nei suoi allestimenti teatrali appare disseminata, a piene mani, sulla tela. Verrà ricordato anche per questo grande talento.


6. Ha dato voce agli ultimi, mettendo alla berlina il mondo dei potenti e dei privilegiati. Non a caso, tra i personaggi totem del premio Nobel, troviamo Francesco d’Assisi, “giullare di Dio” e Gesù Cristo. L’ateo Fo raccontava, traendo spunto dai Vangeli Apocrifi, le storie di un Cristo umanissimo, per nulla ieratico e venuto per la gente semplice, i poveri, gli ultimi. Anche il suo impegno politico ha sempre rivolto l’attenzione ai meno fortunati, come i carcerati e gli immigrati.


5. Ha “reinventato” il grammelot. Si tratta di una particolarissima lingua teatrale che fonde elementi di idiomi diversi, caratterizzata dall’uso di frasi non sempre costruite con senso compiuto. Era una lingua usata dai comici itineranti della Commedia dell’Arte, e aveva una natura squisitamente orale e teatrale. Il genio di Fo ha dunque riportato in auge questo crogiuolo linguistico. In un’intervista raccontava «Sono nato in Valtravaglia, dove esiste ancora la tradizione dei contastorie. Erano uomini provenienti dai luoghi più diversi d’Italia e d’Europa, per lavorare in una vetreria del mio paese, Sangiano. Quel crogiolo di provenienze, determinò la nascita di una lingua particolare, esclusivamente orale, nata per narrare».


_mg_5845

4. L’eclettica capacità narrativa e linguistica di cui si è appena parlato si univa a una superlativa presenza scenica, data dalla fisicità agile e da una voce potente. Queste caratteristiche hanno fatto di Fo, oltre che un autore originalissimo, un attore unico, fuori dagli schemi. Una figura scenica impossibile da dimenticare per chi ha avuto la fortuna di applaudire le sue performance.


http://www.ilquotidianoitaliano.com/wp-content/uploads/2016/03/fo-rame.jpg

3. Insieme alla moglie, Franca Rame, ha creato un sodalizio artistico e umano inscindibile. Il Premio Nobel ha sempre riconosciuto il valore di Franca come coautrice e con lei ha condiviso idee, battaglie politiche, creazione artistica, per sessant’anni. Una pagina tragica per la coppia fu il sequestro di Franca, nel ’73, a opera di esponenti dell’estrema destra che le usarono anche violenza. Il lavoro più famoso firmato da Fo e Rame (che curava la regia) è Tutta casa, letto e chiesa sulla condizione femminile.


dario-fo-un-nobel-per-i-ragazzi-del-liceo-giovio

2. Ha saputo parlare ai più giovani, stabilendo con loro un contatto cordiale e sincero. Soprattutto negli ultimi anni, Fo non si è mai astenuto dall’incontro con le nuove generazioni. Tanti gli artisti che si sono formati sotto la sua ala. Venne anche a Como, nell’aprile di quest’anno, su invito di uno studente del Giovio, per parlare all’intera comunità del liceo comasco, nello spazio del teatro Sociale di Como, su tematiche inerenti alla sicurezza sul lavoro e ai diritti dei lavoratori. Il suo entusiasmo genuino e la sua energia “guerriera” conquistarono tutta la platea.


wireap_5447b78dc2f84f5f8e7cc3dd3a5cad4f_16x9_1600

1. Qualunque giudizio si voglia formulare sull’articolata e intensissima biografia di Dario Fo, non si può non definirlo un uomo libero, fuori dagli schemi, portatore di un messaggio originale e coerente a se stesso, pur nella continua evoluzione. Di questi tempi, un valore davvero inestimabile.

Grazie e addio, Dario.

Lascia un commento