A Serena Sinigaglia il premio Como città della musica 2017

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«Ricevere questo premio mi fa immensamente piacere! A Como ho vissuto sempre esperienze importanti che mi hanno fatto crescere come persona e come artista. Il Teatro Sociale è nel mio cuore». Serena Sinigaglia, nota regista teatrale e direttore artistico di Atir Teatro Ringhiera, a Milano, commenta così la bella notizia dell’assegnazione del premio Como città della musica. Il riconoscimento, realizzato dall’artista Nicola Salvatore, le è stato consegnato, a sorpresa, ieri sera, al Teatro Sociale di Como, da Barbara Minghetti e da Simonetta Manara Schiavetti presidente degli Amici del Teatro. L’occasione era la presentazione dello spettacolo da lei diretto 32″ 16. Come detto, però, è stata anche un’occasione festosa, in cui il Sociale ha voluto premiare una figura artistica di grande rilevanza, che in vari ambiti, collabora validamente con il teatro da oltre vent’anni.

Coriste per Cavalleria rusticana, regia di Serena Sinigaglia, Festival Como città della musica 2014

Serena, il Premio racconta di esperienze musicali. Non possiamo, a tal proposito, non ricordare la sua regia di Cavalleria rusticana nel Festival 2014. Che ricordo ha di quella prova?
Fu incredibile. Credo, come Gramsci, che la grande cultura appartenga a tutti e sia di tutti. Coinvolgere un’intera città nel cantare e nel vivere un’opera di quella bellezza ci porta al senso più profondo e attuale del teatro oggi. Alla sua reale “necessità”.
Le piacerebbe tornare a firmare la regia di un allestimento operistico in riva al Lario?
Sì, tantissimo. Per ora non è in programma. Vedremo cosa ci riserverà il futuro (e noi lanciamo un appello a Barbara Minghetti, ndr).
Passando alla prosa. Lei ha portato al Teatro Sociale Trentadue secondi e sedici, di Michele Santeramo, riferito alle grandi migrazioni. Il teatro rimane strumento di riflessione civile sociale?
Shakespeare diceva, in Amleto, che «lo scopo del teatro è quello di porgere uno specchio» alla natura, all’uomo e alla sua epoca d’appartenenza. Il teatro è sempre civile, sociale e politico, perché si rivolge alla polis e dalla polis è accolto o respinto.
Quale linguaggio ha usato?
Ho voluto spingermi oltre i consueti canoni dello spettacolo “tradizionale”. Gli sbarchi per me, oggi, sono una tragedia senza catarsi. Una calamità che apre voragini di dubbi e di domande irrisolte sul nostro sistema economico e tecnologico. Su di noi. Sulla crisi dei valori occidentali.
Lei è direttrice di una realtà dinamica come Atir Teatro Ringhiera. Come definirebbe questa esperienza?
È una parte naturale del mio percorso, di un viaggio che è partito da lontano e che mi auguro di proseguire. È politico, necessario, nazional popolare di qualità. È un servizio per la città, è un presidio di resilienza e integrazione.
I suoi prossimi progetti artistici?
Sono molti, ne cito due: uno di prosa e uno di lirica. Macbeth di Shakespeare, prodotto dal Teatro stabile di Bolzano e Pagliacci, prodotto dal grande teatro d’opera di Ginevra.

Simonetta Manara e Barbara Minghetti premiano Serena Sinigaglia

La motivazione:

Serena Sinigaglia più di ogni altra è stata presente, attiva e partecipe in questo nostro Teatro. Abbiamo ospitato spettacoli di prosa intensamente caratterizzati dal suo lavoro di regia curato, intelligente, innovativo e attento a significati civili e sociali che le hanno portato il riconoscimento e la notorietà di cui tutti sappiamo. Soprattutto però noi abbiamo goduto e apprezzato tutto quel che lavoro che lei ha appassionatamente svolto e vissuto per noi e con noi. La sua prima regia lirica per la nostra stagione del 2004, la sua partecipazione al festival estivo del Teatro e, indimenticabili, le sue creazioni per Opera domani, uno dei progetti più affascinanti dell’Aslico e del Teatro Sociale. La nostra ammirazione e la nostra riconoscenza vanno dunque a lei che ha creduto in questi progetti, che li ha pensati e sviluppati con entusiasmo realizzando spettacoli di grande profondità, fantasia e poeticità.

Mille volte grazie, Serena

(Foto di Carlo Pozzoni)

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