Wow people: dal Marassi al Sinigaglia, Ex – Otago a Como

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Mentre sul palco di Wow Giorgio Poi intona gli ultimi pezzi prima di lasciare il posto ai Canova, io sono nel backstage e riconosco subito Maurizio, frontman degli Ex – Otago, voce e tastiera, Carucci di cognome, classe 1980. Non lo disturbo, ma lo osservo. È esattamente come me lo ero immaginata guardando i videoclip delle canzoni: misterioso, molto alto e molto magro, cappuccio della felpa tirato sopra la testa. Sembra pensieroso, concentrato e forse un po’ teso. Mi sarei aspettata di riconoscerlo per un modo deciso di camminare, o per un’aria spavalda, tipica di chi sa di essere riconosciuto e invece l’ho riconosciuto per lo sguardo: profondo e indagatore.

Ex – Otago: Maurizio Carucci

Sul palco la band genovese è accolta con calore da una platea che si lascia amabilmente coinvolgere dalla spontaneità in cui gli Ex – Otago si rivolgono a loro, tra aneddoti e storielle, cellulari sopra le teste in modalità “torcia” e coreografie di braccia alzate al cielo che ondeggiano con rigore a destra e sinistra. Non bisogna flettere i gomiti, insegna Maurizio alla folla, ma spostare le braccia stese di qua e di là accentuando il movimento delle spalle.

Finito il concerto, Maurizio è rilassato e sereno, e la zeppola insieme a una leggera balbuzie non possono che accentuare il suo spirito che si rivela affabile e solare.

Eravate mai stati a Como?
No. Il pubblico è bellissimo, sinceramente. La città molto carina, un po’ tanto pettinata… Poi noi veniamo da Genova, che è l’opposto.

Continuavi a ripetere che eri nel «mood zenzero e propoli», non hai la voce oggi?
Eh senti qui, non ce la faccio più. Ma se non te ne sei accorta è già un buon segno!

Come mai l’idea del Deluxe (gli Ex-Otago hanno proposto una seconda versione dell’album Marassi contenente i dieci brani in altrettante nuove versioni con dieci featuring e sei remix di sei differenti brani, affiancando al proprio nomi come Jake la Furia, Levante, Caparezza e Eugenio Finardi, ndr)?
Abbiamo conosciuto un sacco di gente molto figa, artisti vari e così ci siamo detti «perché no?». Inizialmente è stato Jake la Furia che ci ha scritto «che figata Marassi».

È stato il primo?
Sì. Lui è molto carino, anche se apparentemente può sembrare molto lontano da noi. È una bellissima persona e soprattutto ha dato un contributo fighissimo secondo me.

Com’è successo che siete esplosi proprio ora (dopo 14 anni vissuti in sordina, ndr)?
Il disco giusto al momento giusto. Le solite cose multifattoriali.

Ve lo sentivate?
Lo cercavamo ovviamente.

Come vi sentite in questa condizione, la prendete serenamente?
Sì… siamo abbastanza gasati marci in questo momento.

Sentite questo come un punto di arrivo, l’apice del successo oppure vi sentite solo all’inizio?
Stiamo già scrivendo cose nuove, un sacco di cose bellissime. Vorremmo fosse un inizio e lavoreremo perché lo diventi.

Io sono una grande fan di Caparezza, che canta con voi Ci vuole molto coraggio in cui in venti secondi parla di omeopatia, di populismo e dà delle puttane agli opinionisti. Per cosa esattamente secondo voi invece ci vuole molto coraggio, oltre i luoghi comuni? Non vi sbilanciate perché non condividete o perché non é nel vostro stile?
Sicuramente perché non è nel nostro stile. Anche se comunque in quella canzone ci sbilanciamo: parlo della Lega, di San Remo.

Sono un po’ luoghi comuni….
Mah insomma, la Lega sta governando l’Itali, ha vinto anche a Genova… Non è proprio scontato andare contro la Lega tutto sommato. Forse una volta lo era di più, ora ci vuole un po’ più di coraggio.

Ex – Otago

Cremonini o Ligabue?
Cremonini tutta la vita.

Salsa o swing?
Salsa tutta la vita.

Samp o Genoa?
Beh… Genova…!

Come mai guardavate il rugby della nuova Zelanda (da cui deriva il nome della band)?
Era una serata noiosissima in una Genova fredda e noiosa. Ci piaceva il concetto di questa squadra che inaspettatamente vinceva il campionato.

Un consiglio che sareste ai giovani «che non valgono un cazzo»?
Di andare fino in fondo e osare.

E ai vecchi che li giudicano?
Di andare a giocare a carte.

(Foto di Andrea Butti)

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