Wow Music Festival: smattando con Gazebo Penguins e Pop X

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La prima serata di Wow Music Festival è saltata causa maltempo. Ma Wow ci riprova, e vince. Vince contro le nuvole, il vento e le temperature (quasi) polari. La scaletta ha in programma Giungla, cantautrice bolognese fra rock ed elettronica, Gazebo Penguins, che sono l’hardcore italiano, e, ultimi ma non ultimi, i Pop X, il gruppo più ambiguo della storia. Prima delle performance tasto il terreno e cerco di conoscere il pubblico di Wow 2017.

Incontro delle ragazze di Saronno, è la loro prima volta al festival comasco: «C’è musica davvero interessante, siamo qui per i Popper – (li conosciamo come Pop X, ma sembrano avere più di un nome) e proseguono – è davvero bello che ci sia qualcosa del genere a Como, ci sono tanti ragazzi e si respira una bella atmosfera». Tommaso è un po’ scettico riguardo i nuovi generi della musica italiana nella line-up di Wow, «Ma se qualcuno fa arte, non bisogna mai dirgli di no». Quando inizia a suonare Giungla siamo tutti carichi, il pubblico segue con attenzione. «La gente è ammassata sotto il palco ed è segno di gradimento – commenta Simone – Da sola riesce a tenere vivo lo stage».

Gazebo Penguins

Al primo pezzo dei Gazebo Penguins ho l’entusiasmo a mille. Sarà che il rock mi innamora da sempre. Edoardo, da Cantù, è qui proprio per loro: «Si sono dimostrati fortissimi sin dal loro primo disco». Con canzoni come Senza di te (che è stata una bellissima cantata collettiva) o Bismantova, la musica dei Gazebo Penguins è un urlo alla vita.

Gazebo Penguins

Un giovane Ruben è qui per i Pop X: come già accennato, sono il gruppo più anticonformista e più anti-tutto del momento, suonano musica elettronica fra synth e indie pop, ma sono le provocazioni e la demenza dei testi a caratterizzarne la cifra stilistica.

Pop X

Curiosa di capire il fenomeno Popper prima della performance, cerco di trarne il senso dai fan più convinti. «I Pop X sembrano stupidi, ma non si è mai troppo stupidi. Nel 2017 o fai cose senza senso o non hai ragione di esistere. Le cose che hanno senso sono anacronistiche».

Dal Ticino con furore, quattro ragazzi spiegano: «Ci piacciono i Pop X perchè non hanno alcuna censura. Esprimono il disagio senza farne un problema, aiutano a renderlo normale».

Qualcuno la chiama musica del futuro, qualcuno la chiama disagio, per qualcuno è solo trash, ma a noi quello che importa è che ci facciano ballare. E i Pop X, a dire di Nadia, «Fanno saltellare», e per Tommaso «Fanno smattare».

E allora smattiamo: chi da solo, chi in compagnia, chi con una birra, con i Pop X si smatta tutti.

Dopo il concerto, incontro i Pop X e gli faccio qualche domanda in perfetto stile anti-intervista (un ringraziamento ai ragazzi di Lambrock festival per avermi aiutata a raccogliere quesiti che fossero all’altezza dei Popper).

Pop X

Quello di cui parlate nei vostri pezzi, lo vivete?
Giorno per giorno. Froci, sesso, pedofilia.

Siete pro o contro la secessione della Lombardia?
Pro secessione. Anche del Veneto e delle regioni che chiedono lo statuto speciale.

Cosa ne pensi dei flipper?
Figata!

Completa la frase «dopo l’ennesima grappa…»
Sul tavolo faccio la cacca!

La capitale di Francesco Petrarca?
Parigi, ovviamente. La città degli innamorati.

A quanto avete venduto il biglietto dei Radiohead?
Noi odiamo andare ai concerti. Abbiamo sempre scavalcato.

Mi offriresti un Big Mac in situazione di bisogno?
No. Ti porterei sul Monte Baldo da un contadino e per 50 centesimi ti offrirei un panino con affettati locali e bicchiere di vino.

Quanto guadagni?
La domanda è quanto perdo. Il quanto perdo dipende dalla lunghezza del viaggio.

E dopo aver chiesto al gruppo se si chiamasseso Popper o Pop X («Ci chiamiamo Popper, Pop X e tutte e due») torno a casa con una notte elettronica/synth-pop/hardcore nel cuore. Un ennesimo successo per quella che è la manifestazione più giovane e viva di Como.

(Foto di Andrea Butti)

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