Vorrei essere un concerto, un concerto de Lo Stato Sociale

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È sempre incredibile come le attese durate mesi e mesi si riducano, alla fine, a una manciata di ore, di minuti, di momenti. L’ultimo countdown per il concerto de Lo Stato Sociale comincia al tramonto, accampati fuori dal Mediolanum Forum, tra margherite nei capelli, cori improvvisati e sorsi di vino rubati a qualche goliardico sconosciuto. Siamo davvero in tanti, come tanti, tantissimi sono i chilometri che più di qualche fan ha percorso per non mancare al trionfale ritorno sul palco di Lodo, Carota, Albi, Checco e Bebo.
I cancelli si aprono, il palazzetto si riempie e, dopo un opening act tutto al femminile – tra le cantanti, anche «la boss delle cover indie» Asia Ghergo – il Bel concerto da mitomani può cominciare. Il collettivo apre le danze con Sessanta milioni di partiti, una canzone estremamente energica, tanto da far saltare (per inerzia) anche i più malmostosi. Un ascolto su disco semplicemente non le rende giustizia. Si prosegue con La rivoluzione che non passerà in tv e l’ondeggiare della folla in fermento ci deposita a lato del parterre. Poco male: siamo al Forum e, per fortuna, si ha una buona visuale ovunque ci si trovi. Dopo C’eravamo tanto sbagliati e la sua lunga lista di fanculo un po’ per tutti i gusti, la banda si interrompe per un breve momento-confessionale: «Regaz, siete il più bel si può fare di sempre».

Lodovico Lodo Guenzi

Squilli di tromba introducono La musica non è una cosa seria: si ritorna a ballare, e le danze continuano con In due è amore in tre è una festa, accompagnata dalla proiezione di videoclip di bizzarre esultanze calcistiche. Un’altra breve pausa, in cui Lodo ci rivela che «Questa è la sera più importante dopo la prima volta che suonammo all’estero – a San Marino», e si riparte a mille con Mai stati meglio, in cui Bebo e Albi ci dimostrano com’è facile divertirsi anche senza un ritornello.

Alberto Bebo Guidetti

È il momento del «classicone» La felicità non è una truffa, che, quasi ironicamente, ribadisce in musica e parole qualcosa che tutti i presenti hanno davanti agli occhi proprio in quegli istanti. Lo spettacolo continua con Forse più tardi un mango adesso, che si conclude con un intrepido Albi in versione crowdsurfer a bordo di un canotto gonfiabile.

Alberto Albi Cazzola

È tempo di qualche spiegazione in merito al nome dell’evento: perché proprio Un bel concerto da mitomani? Risponde Lodo: «Eravamo convinti che, senza nessuna spinta dall’alto, senza radio, televisioni, ospiti o sponsor, una band venuta dal basso avrebbe potuto farcela». E, senza indugi, mi permetto di dire: missione compiuta, regaz!

Francesco Checco Draicchio

La serata prosegue con le semi – romantiche Per quanto saremo lontani e Ladro di cuori col bruco. A spezzare la velata malinconia calata sul pubblico ci pensano Amore ai tempi dell’Ikea, rivisitata in chiave «villaggio turistico», Sono così indie e Eri più bella come ipotesi.

Lodo, Carota e Bebo

I Fantastici 5 scompaiono per qualche minuto, lasciandoci a una simpatica voce registrata che ci invita a sfruttare la pausa per limonare con chi ci sta accanto. Giusto il tempo di qualche «agrume» e Carota ricompare al centro della platea, per regalarci una versione strappalacrime di Niente di speciale suonata al piano. Amarsi male, Mi sono rotto il cazzo, Abbiamo vinto la guerra e i ragazzi spariscono di nuovo; una cover di Bello Figo, Quasi liberi, Io te e Carlo Marx e giungiamo alla fine di queste interminabili – ma – rapidissime due ore e mezza di live.

Lodovico Lodo Guenzi

Ci lasciamo così, su un’esplosione di coriandoli e stelle filanti, ballando l’«ultimo lento a luci accese». La folla scema – chi verso casa, chi verso l’afterparty – e sul far del ritorno, mi ritrovo a pensare che proprio le prime parole di quest’ultimo pezzo, per l’occasione, potrebbero essere ripensate così:
Vorrei essere il concerto per cui non vedi l’ora di fare la fila, quello che ti fa sentire che non sei sola nella folla…


C’è poco da dire: vorrei essere un concerto, un concerto de Lo Stato Sociale. Ecco tutto.

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