Un verde trionfo per i Flogging Molly

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Introdotti da un superfluo e autoreferenziale Andrea Rock, che infila sermoni, manco fosse Bono, tra le note di un pugno di canzoni eseguite in trio e sottolineando continuamente (con atteggiamento invero assai poco punk) il suo amore adolescenziale per il punk rock (che tanto lo sanno tutti che perfino Enrico Ruggeri è stato punk prima di te), ecco finalmente guadagnare il palco gli attesissimi Flogging Molly, in un tripudio di vessilli irlandesi, magliette verde prato e boccali di birra alzati al cielo. Non servono proclami o dichiarazioni di appartenenza, alla band di Los Angeles dal sangue rigorosamente Made in Ireland, per infiammare il pubblico accorso in massa al Circolo Magnolia di Segrate, bastano due note, la incredibile energia e le qualità da fine ed intelligente intrattenitore di Dave King, apparso in forma strepitosa.

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Si parte con (No more) Paddy’s lament e Another bag of bricks ed è delirio collettivo, poi, così, tra capo e collo ti arriva Drunken lullabies a chiudere un trittico che si rivelerà illuminante su che tipo di concerto sarà. Molto efficace e coinvolgente anche il nuovo singolo The hand of John L. Sullivan, prima di una toccante e intensa Whistles the wind. La festa è incominciata alla grande ed è destinata a decollare sempre di più, spinta da una scaletta meravigliosa, dal clima unico che i musicisti della band riescono a creare e dall’ironia contagiosa del frontman che balla canta suona e trascina, il tutto sottolineato da un continuo passaggio di lattine di birra dal palco al pubblico, come se si fosse seduti al pub con gli stessi Flogging Molly.

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Il clima (per una volta anche quello atmosferico) è dei migliori: si ride, si scherza, si balla, si poga, salgono alti i cori e i clapping in un’unica grande sarabanda alcolica, danzante e spensierata, pur non mancando le occasioni per riflettere su temi importanti. Piacciono parecchio le versioni acustiche di The wonderlust e di So sail on che regalano momenti di inarrestabile emozione, poi riparte il delirio collettivo con un tris micidiale: Revolution, Guns of Jericho e Devil’s dance floor, quest’ultima con la gente ormai in estasi, in preda al parossismo.

Una esibizione stratosferica, perfetta, benedetta da un crescendo ad orologeria che trasuda passione autentica e senso dello spettacolo. Il set si è chiuso con What’s left of the flag, ma la band, richiamata a gran voce si ripresenta sul palco per le ultime sferzate di energia: Tobacco island e la corale If I ever leave this world alive. Applausi a scena aperta e ultime lattine di birra regalate alla platea sulla classica divertentissima sigla finale, Always look on the bright side of life, ripresa dai Monty Python, a ribadire che con sarcasmo e ironia, e senza prendersi troppo sul serio, si possono dire molte cose.

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Foto concesse da Magnolia.

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