Tricca & McNiff, folk imperdibile a Cantù

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Ricordate quella ragazza timida che non parlava con nessuno, quella che se ne stava in un angolo della sua classe al Casnati durante l’intervallo sognando l’Inghilterra e ascoltando Bob Dylan mentre imperversavano i Duran Duran? Quella che trascorreva i pomeriggi mettendo il suo cuore sulle dita e le sue dita sulla chitarra? Tricca, Emma Tricca. Da tanto tempo vive a Londra, dove è diventata una delle più apprezzate cantanti e autrici (perché là si usa singer songwriter, forse più prosaico ma anche meno triste di cantautrice). Ha pubblicato due album, Minor white e Relic, accolti con grande favore dalla critica. Il suo ultimo progetto la vede impegnata assieme a Jason McNiff, artista dello Yorkshire che ha, a sua volta, numerosi album alle spalle.
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Le loro voci si fondono perfettamente e gli stili sono complementari, come dimostra l’ep che hanno dato alle stampe e che stanno portanto in concerto in giro per l’Europa. Non poteva mancare l’Italia, non potevano non transitare nel comasco e quella per ascoltare Tricca – McNiff non poteva che essere un’occasione speciale. Sarà il club canturino All’Unaetrentacinquecirca di via Papa Giovanni XXIII 7 a ospitare, domenica 11 dicembre un aperitivo musicale che si aprirà alle 18.30 con la presentazione del secondo capitolo di Vini e vinili: dopo i 33 giri di rosso, come promesso sono arrivati i 45 giri di bianco, sempre a opera di Maurizio Pratelli in questa nuova avventura affiancato da Chiara Meattelli (autrice anche dello scatto fotografico della copertina di Relic di Emma). Subito dopo spazio alla musica, ma ci sarà anche, nello spirito del volume, una degustazione di Trebbiano d’Abruzzo Cirelli e Filippi Soave vigne della Bra.
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emma-triccaUna bella festa per questa artista che non ha mai perso il legame con la sua gioventù lariana. «Ho studiato qui – ricorda – scuole medie a Fino Mornasco, poi il liceo linguistico Casnati prima di trasferirmi a Londra su consiglio di Odetta». Quest’ultima è stata la prima grande regina del folk americano, mito di Bob Dylan, personalità assoluta che Emma ha incontrato senza intenzione di «disturbare, perché ero molto timida», quando viveva a Roma: «Si è esibita al Folkstudio, locale che frequentavo assiduamente. Dopo un indimenticabile concerto Giancarlo Cesaroni, il patron di quel luogo leggendario, ci ha portati tutti a mangiare dietro al Colosseo e al ristorante, tra il serio e il faceto, ha detto a Odetta ‘Lei canta e suona’. Ha voluto conoscermi, ascoltarmi, mi ha parlato a lungo e tra i suoi consigli il più importante è stato ‘Non limitarti a sognare questa musica, vai a scoprire dove è nata’. Io avevo già intenzione di andare all’estero, ma la sua spinta è stata determinante». Così come quella di John Renbourn, un altro musicista di grandissimo spessore, fondatore dei Pentangle, chitarrista dall’inarrivabile virtuosismo. Un altro incontro propiziato dal Folkstudio: «Studiavo a Roma, non potevo perdere quel concerto. In un pub dopo l’esibizione ho avuto modo di fargli sentire qualche canzone». Il risultato? Emma ha aperto diverse serate per John e quando i Pentangle si sono riuniti in formazione originale, per la prima volta dal 1972, lei è stata invitata ai Folk awards, «seduta vicino a Peter Gabriel, mi tremano le gambe ancora adesso». Una naturale shyness la sua che si ritrova nelle sue canzoni, affrontate con una voce che affascinerà chi ha amato quelle di Sandy Denny, di Shirley Collins, di Anne Briggs. Un appuntamento, quello di domenica, per amanti della più limpida tradizione anglosassone e del buon vino.

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