Tremezzina Music Festival: la parola al pubblico

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Paul Ditmas

Bruce Ditmas

È giovedì sera, ha inizio la seconda serata del Tremezzina Music Festival. L’Homage to Paul Bley – con i grandi Arrigo Cappelletti, Furio di Castri e Bruce Ditmas – emoziona fin da subito il pubblico presente, che segue con attenzione la performance del trio. Incuriosita dall’opinione dei più giovani presenti al concerto, chiedo a due ragazzi come definirebbero la musica in questione: «È sofisticata, non adatta a un orecchio immaturo – rispondono Daniele e Matteo – ma riconosciamo il talento tecnico dei musicisti sul palco. Il batterista è molto presente». Noto gli spettatori immobili di fronte all’immensità della musica che stiamo ascoltando, vedo sguardi curiosi e piccole nuvole di fumo che si alzano al cielo, mentre il freddo inizia a farsi sentire anche stasera. Una bambina danza seguendo il ritmo del contrabbasso durante una delle canzoni più allegre della scaletta; due anziani signori si godono una sigaretta mentre dondolano la loro testa sulle note di pianoforte, contrabbasso e batteria. Incontro due ragazzi che esprimono un’opinione molto positiva sul concerto e mi dicono di apprezzare in particolar modo il contrabbassista. Parlo poi con una coppia di olandesi: «Ci è piaciuta la formazione jazz che ha appena suonato. Oggi pomeriggio siamo passati di qui e abbiamo assistito al soundcheck, per questo siamo tornati. Il festival ci ha incuriositi, la location è meravigliosa, gli artisti molto bravi».

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Patrizio Fariselli

Patrizio Fariselli

Nella seconda parte della serata veniamo catapultati in atmosfere totalmente diverse con gli Area Open Project Trio: entriamo in clima anni Settanta grazie a un sound progressive che non rifiuta di immergersi nelle sonorità musicali più contemporanee. Vedo rocker dai capelli lunghi emozionarsi alla vista di Patrizio Fariselli: si parla di uomini che starebbero l’intera notte a parlarmi degli storici concerti degli Area (International POPular group) a cui hanno assistito da giovani, uomini che hanno dato la vita al rock’n’roll seguendo la filosofia dettata da canzoni come Gioia e rivoluzione. Scambio due chiacchiere con un gruppo che è arrivato da Saronno per non perdersi la performance del trio e scopro che le tastiere prog non piacciono solo a chi gli anni Settanta li ha vissuti. Margherita, giovane sedicenne, mi confessa di essere profondamente colpita dal gruppo: «Mi piacciono moltissimo, suonano musica viva, piena di vita e di speranza». Fra danze sciamaniche e tintinnii di chiavi Fariselli, Marco Micheli e Walter Paoli hanno sicuramente lasciato qualcosa nel cuore di buona parte del pubblico.

(Foto di Edmondo Canonico)

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