Tremezzina Music Festival, good vibes con Jaselli e Black Beat Movement

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Letteralmente, si traduce con musica dell’anima e nasce negli anni Sessanta dalla fusione delle sonorità del blues e del gospel con i tratti del pop. È caldo, avvolgente, denso. È ciò che ci porta alla mente voci come quelle di Otis Redding o Aretha Franklin, scenografie soffuse di piccoli locali in una Detroit in pieno boom economico.

Jaselli

Jaselli

È il soul, protagonista assoluto nel terzo appuntamento del Tremezzina Music Festival, che irrompe sul palco grazie a due formazioni eccellenti, in grado di rendergli giustizia. Il cielo si fa grazioso anche stasera, l’oscurità ferita da una luna incantevole prepara il terreno ad una serata all’insegna delle buone vibrazioni e del groove.

Il primo a salire sul palco è Jack Jaselli, accompagnato da tre (e non due, come annunciato in precedenza) musicisti, Max Elli, voce e chitarra (famose le sue collaborazioni con Sottotono, Biagio Antonacci e Nek), Nik Taccori, voce, batteria e percussioni (Alice, Cristiano De Andrè, Giorgia) e Chris Lavoro, basso ed effetti elettronici (se vi viene in mente Fabrizio Lavoro in arte Nikki non sbagliate, è suo fratello). Già dalle prime note colpiscono la forza e il carisma della band, il basso è profondo e audace, la batteria ha il tiro necessario per sostenere l’intero impianto ritmico. «Il nostro penultimo disco (I need the sea because it teaches me – Summer tour edition) lo abbiamo registrato dal vivo, sul mare, e questo brano parla proprio del mare e del potere che ha di insegnare sempre qualcosa di nuovo. Bruno Munari ha scritto un libro (Il mare come artigiano, 1995) in cui racconta di come gli oggetti vengano restituiti dal mare come se fossero stati lavorati da mani esperte, e io penso che la stessa cosa avvenga con la nostra anima e le nostre emozioni, ogni volta che ci troviamo al suo cospetto» racconta Jaselli, presentando Ocean 5 AM, che termina con un assolo magistrale di Elli.

Jack Jaselli

Jack Jaselli

La chitarra acustica restituisce atmosfere morbide, una spiaggia californiana, un tramonto, una voglia di libertà che fa quasi male, mentre la voce di Jack rimbalza su di noi, stretti in queste giacche di fresco lacustre. L’omaggio al mare prosegue con  la bellissima Christopher Columbus, che narra del bisogno e dell’urgenza di partire e lasciare le proprie certezze, con la paura di non sapere dove si andrà a finire, ma con la speranza di approdare nel porto giusto. E poi eccolo, il reggae in chiave rock di Could you be loved di Bob Marley, brano contenuto nell’album It’s gonna be rude, funky, hard del 2009, anticipato da Monster moon, che dà il titolo all’ultimo disco dell’artista milanese. Ringraziando gli organizzatori e scherzando sul fatto che «una chitarra suona meglio se collegata a un cavo» (capita anche ai migliori di scordarsi, cambiando strumento, di attaccare il jack là dove si deve) i musicisti si congedano, non prima di aver regalato una performance totalmente unplugged in mezzo al pubblico.

The Black Beat Movement

The Black Beat Movement

Pochi minuti per il cambio palco e sono i Black Beat Movement a trascinare tutti nel loro mood: Naima Faraò (voce), Jacopo Boschi (chitarra e cori), Luca Javier Bologna (basso, sintetizzatori ed effetti, già Rezophonic), Luca Specchio (sax), Nico Roccamo (batteria e percussioni) e Dj Agly (scratches) esordiscono con l’intensa A new dawn, seguita da Break it, entrambe all’interno dell’ultimo album Love manifesto, uscito a gennaio di quest’anno. Into the space e Intertwine giocano sul funky, così come Intoxicated, brano dalle sonorità hip hop che vanta la collaborazione del rapper Tormento. La voce di Naima è decisa e perfetta, si muove sinuosa tra le note, Jacopo e Bolo confermano il loro eccezionale talento, Dj Agly scratcha sui piatti con dannata bravura.

Naima Faraò

Naima Faraò

I Black Beat scaldano e incantano, il pubblico partecipa con entusiasmo, tenendo il tempo e accogliendo la fine di ogni pezzo con grandi applausi e fischi di approvazione. Home abbassa la tensione e i bit, riportando a una dimensione tra il soul e il blues, grazie all’intervento benedetto del sax di Luca e alle sottolineature precise di Nico. Ancora una manciata di brani, tra cui H.a.p.p.i.n.e.s.s., Ride the wave e un accenno a Doo woop (That thing) di Lauryn Hill, conducono al gran finale con Over the words e A – flame, registrata insieme a Bunna degli Africa Unite.

Si chiude così il penultimo giorno di festival, e già si freme per l’indomani, sabato 21 agosto, che vedrà salire su questo palco (speriamo, incrociamo le dita e i meteo) uno che ha parecchio da dire e che corrisponde al nome di Giovanni Lindo Ferretti. Restate lì, mi raccomando. Vi racconterò pure di lui.

(Foto di Edmondo Canonico)

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