Tivrakomal, musica indiana al San Teodoro

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Domenica 5 novembre alle 17 il Teatro San Teodoro di Cantù ospita Tivrakomal. Il respiro del tempio, un concerto di musica classica indiana organizzato all’interno della stagione sinfonica – cameristica, Voyagers 1977® 2017effetti personali. Sul palco Luca Russo al bansuri, Andrea Quattrini alle tabla con la partecipazione di Flavio Minardo al sitar. Due parole sugli strumenti, molto particolari per l’orecchio occidentale. Il bansuri è il flauto indiano per eccellenza. Strumento antichissimo, realizzato in bambù, è il preferito di Krishna, che ne è virtuoso, così come Gaṇeśa che, spesso, viene raffigurato mentre ne suona due contemporaneamente.

Una raffigurazione di Krishna intento a suonare il bansuri

Il tabla è un tamburo diffuso in India e anche in Pakistan con cui vengono realizzate complesse figure poliritmiche. Il sitar, infine, è lo strumento orientale forse più noto e più amato anche nella cultura occidentale grazie a musicisti rock come Beatles (Norwegian wood, Love you to, Within you or without you, The inner light) e Rolling Stones (Paint it, black) che lo hanno fatto conoscere ai giovani negli anni Sessanta. George Harrison ha contribuito alla sua diffusione e ha reso immensamente popolare un grande maestro come Ravi Shankar. Minardo, dopo gli studi jazz, si è recato a Kathmandu in Nepal e ad Almora in India per apprendere i rudimenti della musica e degli strumenti a corda orientali. Tornato in Italia, ha collaborato con alcuni dei più bei nomi del jazz nostrano e non, tra cui Arrigo Cappelletti, Franco D’Andrea, Giulio Visibelli, Gianni Coscia, Pietro Tonolo, Gianluigi Trovesi Steve, Ralph Alessi, Custodio Castelo, oltre a realizzare numerosi, preziosi dischi.

Flavio Minardo al sitar (foto di Edmondo Canonico)

«La leggenda narra che Tansen, prima di eseguire il raga Dipak (raga del fuoco) alla corte di Akbar, temendone le conseguenze, insegnò alle sue figlie il raga Milan Ki Malhar (raga della pioggia), perché potessero cantarlo durante la sua esecuzione e causare la pioggia per spegnere il fuoco. L’approccio alla musica colta, nella cultura indiana, è differente dal nostro a ragione delle diverse concezioni che Oriente ed Occidente hanno della vita. Ad esempio nella musica classica indiana non esiste la figura del compositore, né quella del brano in senso occidentale. Il musicista è al tempo stesso compositore ed esecutore. L’entità di riferimento (il raga) si tramanda oralmente dalla notte dei tempi. Cos’è un raga? Più facile dire cosa non sia: non una scala, non una melodia, tanto meno un brano. Forse è come un mare che si muove incessante da sempre, in cui ci si può perdere e ritrovare in eterno».

In apertura al concerto, verrà proposta una piccola degustazione di tè indiani, offerti da Tè e Cardamomo. Biglietti a 8 euro (ridotti under 25 e over 65 a 6,50 euro).

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