The 13th Room: il trionfo di Ezio Bosso al Sociale

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Non è arrivato a Como unicamente per il suo attessisimo concerto in Teatro Sociale giovedì sera. Il giorno prima si è concesso una visita della città, anche al Duomo, per poi fermarsi a cena al Ristorante Sociale, dove è stato immediatamente riconosciuto dagli avventori che hanno rispettato la sua sacrosanta privacy, ma hanno lanciato grandi sorrisi, ricambiati, verso di lui. Lui è Ezio Bosso, per chi non se ne fosse accorto è il reale vincitore del Festival di Sanremo 2016. Formalmente quella palma spetta agli Stadio ma, appunto, si è trattato di una pura formalità. Perché i cantanti in gara sono arrivati, hanno interpretato il loro brano e sono spariti (alcuni senza davvero lasciar traccia). Per il compositore e pianista piemontese, invece, da cinque anni, da quando gli è stato diagnosticato il suo male, ogni giorno rappresenta una sfida. Una sfida che ha vinto anche ieri sera, sul palco di un Sociale gremito: “effetto Ariston”, sicuramente. Prima di quel passaggio al fianco di Carlo Conti, probabilmente l’ottanta percento dei presenti nella sala comasca (come nei numerosi teatri che impegnano l’artista in questo tour italiano) non lo avevano neppure sentito nominare. Ma una tale forza, una determinazione così grande, una gioia di vivere che niente riesce a fiaccare non possono lasciare indifferenti. Bosso ha già vinto, prima ancora di toccare un singolo tasto del pianoforte, prima di fare ascoltare la prima delle dodici stanze che compongono il suo disco, The 12th room, appunto. Ma, attenzione, non c’è alcun patetismo da parte del pubblico: tutti fanno semplicemente il tifo per lui.
13151851_1630064070547576_7167343419331474442_n«Vi chiedo solo una cortesia prima di iniziare – saluta – vedo tanti telefonini. Bene, ho deciso che ai miei concerti si possono usare, però se qualcuno vi chiama… rispondo io». Come si fa a non volergli bene? Poi il concerto inizia, e allora si scopre che Bosso non è un altro di quelli che si siedono al pianoforte, lasciano andare le dita in melodie graziose e pretendono di essere grandi autori. Direttore d’orchestra, compositore, autore  di partiture per il cinema, questo musicista sta facendo di necessità (grandissima) virtù, affidando al suo Steinway emozioni in musica che percorrono le “stanze” di una suite che è la colonna sonora della sua vita, con le emozioni che si susseguono vibrando tra Bosso e il suo pubblico che, alla fine, gli ha tributato un applauso lungo e quasi inesauribile e una standing ovation.

Non è stato solo un concerto, ma una grande lezione di vita. Il sorriso del maestro è costante: «Un sorriso avvicina le persone molto più dei passi. Noi musicisti studiamo tutto il giorno per migliorare il nostro suono. Vi auguro di fare lo stesso con il vostro sorriso perché un sorriso può cambiare la giornata alle persone».

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La sua verve è inesauribile, mentre racconta aneddoti che accompagnano ogni brano, chiedendo pure scusa a due illustri predecessori (tale Chopin e un certo Bach) se ha osato intervenire sulla loro opera per una mini suite: «Mi sono accorto che anche Bach scriveva suite e le suite… sono stanze!». E, a proposito di stanze… la prima parte del concerto lo ha visto impegnato a spiegare le scelte compiute e l’ispirazione delle singole composizioni, ma la seconda ha raggiunto un’intensità che ha reso la musica quasi tangibile. La dodicesima stanza, The 12th room, è un tour de force che ha visto Bosso entrare in simbiosi con le sue note, con il suo pianoforte, con la sua anima per una lunga sospensione temporale fatta di cascate di note fino all’esplosione finale, condivisa con tutti perché… la tredicesima stanza… è quella accogliente e caldissima del Teatro Sociale di Como.

«Io sono fortunato, perché la musica è una fortuna!»

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