Surf night per i Beach Boys a Cantù

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Una Surf night a Cantù per presentare Good vibrations: la storia dei Beach Boys. Il libro scritto da Aldo Pedron con Roberta Maiorano sarà raccontato dall’autore lunedì 24 aprile All’Unaetrentacinquecirca di Cantù. Una serata condotta da Alessio Brunialti e ricca di musica grazie a The Wavers, estrosa surf band che ha ripreso il sound reso celebre dai primissimi dischi del quintetto californiano, ma anche da pionieri come Dick Dale e i Surfaris. Sono un quartetto (ex trio) di veri finti fratelli: Ricky Waver (chitarra), Bob Waver (chitarra), Matt Waver (basso) e Johnny Waver (batteria) tra le influenze citano anche – non è una sorpresa – un altro gruppo di fratellini terribili quanto fittizi, i Ramones oltre ai Ventures, agli scatenati Trashmen di Surfin’ bird, ai “cuginetti” dei Beach Boys Jan & Dean e anche gli inglesi Shadows fino ai Beatles. A partire dalle 22 parole e musica si intrecceranno in un omaggio a un gruppo e a un genio musicale, Brian Wilson, che non ha mai goduto della considerazione che meriterebbe, in parte, anche per la mancanza di un testo in italiano di riferimento. Una lacuna che ora il volume di Maiorano e Pedron, ha colmato con esaustiva precisione.

Brian Wilson e Aldo Pedron

In Italia “Beach Boys” e “Aldo Pedron” sono due nomi inscindibili: scrivendo dei primi ci si ritrova, immancabilmente, a citare il secondo e parlando del giornalista musicale, tra i fondatori di Mucchio selvaggio e Buscadero, da quarant’anni una delle penne più note della critica nostrana, ci si concede sempre almeno una battuta sulla band dei fratelli Wilson. Una battuta magari maliziosa perché, per molti anni, quella di Pedron è stata una crociata solitaria. Prima dell’avvento del cd, prima che dischi mai pubblicati in Italia trovassero la strada del digitale diventando moneta comune, c’era solo Aldo a tessere le lodi di Pet sounds, ma anche di Beach Boys today, Summer days and summer nights, dei successivi Friends, 20/20, di autentici capolavori colpevolmente ignorati dalla critica e dal pubblico anche negli Usa come Sunflower, Surf’s up e Holland. E c’era di più. E di peggio. Mentre quel solitario autore, da Gallarate (non esattamente Hollywood), riempiva pagine e pagine di disamine per convincere lettori scettici della bontà della sua intuizione, i Beach Boys, orfani del genio di Brian Wilson, falcidiati dalle morti premature dei due fratelli Dennis e Carl, in mano al fastidioso Mike Love, si erano trasformati in una tour band che scempiava la sua stessa storia con svogliate e frettolose versione dei classici più banali, frusta celebrazione di una gioventù e di un successo perduti, sempre più penosa con il passare degli anni. Ma, appunto, arrivò l’era digitale e iniziò una conversione di massa che riportò presto Pet sounds a rivaleggiare, ancora una volta, con Sgt. Pepper’s e Revolver degli amati / odiati Beatles per la palma di disco “più bello” della storia.

I Beach Boys del 50° anniversario: Bruce Johnston, Al Jardine, Brian Wilson, Mike Love e Larry Marks

Tutti gli album oggi sono disponibili, i capolavori, ma anche i fiaschi, perché la lunga storia di questa band passa attraverso ascese e cadute ed è, al contempo, saga familiare, lungo psicodramma, soap opera, thriller (la connessione tra Dennis Wilson e Charles Manson resta uno dei punti più inquietanti) dove si incontrano un padre – padrone, discografici insensibili, donne tradite, manager truffaldini, uno psichiatra manipolatore e, solo alla fine, un po’ di pace per chi è rimasto. Una vicenda che, finalmente, Pedron ha raccontato per esteso assieme a Roberta Maiorano in Good vibrations: la storia dei Beach Boys (Arcana, 384 pagine, 25,50 euro), primo volume scritto in Italia sul gruppo. Oltre alla biografia, un focus sui singoli membri, curiosità, statistiche e un ricco apparato discografico la gioia degli appassionati e dei neofiti, con l’entusiasmo che si respira leggendo quello che è, palesemente, il frutto di una vita di passioni e ricerche. Ingresso libero.

1 commento

24 aprile 2017 alle 10:33

eccezionale

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