Storie di cortile con i Gang, un finale di grosso calibro

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Finale con il botto per la fortunata rassegna Storie di cortile che, stasera alle 21 si concluderà nella più bella delle corti, quella del Castello di Cucciago, in concomitanza con la Festa della Madonna della Neve, un appuntamento che, da anni, vede esibirsi alcuni di più bei nomi della scena nostrana. Un bel rischio perché… il rock è un rischio in Italia. Il rock inteso anche (anzi, soprattutto) come veicolo per istanze scomode, non accomodanti, con “il dito puntato” per utilizzare un’espressione anni Sessanta, “militante”, privo di compromessi non sarà mai accettato a livello “mainstream”. Non ascolterete mai un concorrente di X Factor accennare La pianura dei sette fratelli, nessuna ragazza di Amici realizzerà una coreografia per Johnny lo zingaro e, a dirla tutta, neppure personaggi a loro volta diversamente impegnati come un Fazio o un Saviano accetterebbero in trasmissione due tipacci come i Gang. E figuriamoci a Sanremo.

Sandro e Marino Severini

Inossidabili, incorruttibili, dagli esordi in inglese dei primi anni Ottanta, passando per capolavori come Le radici e le ali e Storie d’Italia, fino a un passato prossimo fatto di bei dischi commemorativi, rivisitazioni, ma non canzoni nuove, nell’attesa dell’occasione giusta per non compromettersi dopo un duro scontro con l’industria discografica che, con tutta probabilità, morirà prima dei Gang perché, come dicevano gli Area, “gli arrabbiati restano”. La ruota ha ripreso a girare nel 2015 fa con la realizzazione del meraviglioso Sangue e cenere, primo album di inediti in quindici anni, disco interamente finanziato dai fan e, grazie al loro supporto, registrato senza imporsi troppi limiti, approfittando di un produttore come Jono Manson, americano di nascita, internazionale di spirito e, ormai, italiano nel cuore. Un album che ha riportato i Gang in concerto “full band”, come avverrà stasera. La formula, funzionale, si è ripetuta per Calibro 77, pubblicato nel febbraio scorso, sempre grazie al crowdfunding e sempre con una regia americana, ma questo è il più italiano dei dischi.

Come era avvenuto con La rossa primavera, una raccolta dedicata alla Resistenza, Marino e Sandro Severini rileggono il passato con spirito contemporaneo, ché la nostalgia non gli si addice, ma la riflessione, invece, sì. E, in questo caso, avvolge un anno intero, quel 1977 davvero climaterico. E per raccontare quelle altre storie d’Italia, i Gang hanno scelto undici brani che ruotano attorno a quel periodo. Canzoni firmate magari da autori celeberrimi – De André, De Gregori, Guccini, Gaber, Bennato – ma di certo non tra le più eseguite (Canzone del maggio, Cercando un altro Egitto, Un altro giorno è andato, I reduci, Venderò), senza trascurare nomi che hanno davvero legato a doppio filo il loro repertorio alle vicende del “Movimento” come Claudio Lolli (Io ti racconto), Ivan Della Mea (Sebastiano), Paolo Pietrangeli (Uguaglianza), Gianfranco Manfredi (Ma non è una malattia) e Ricky Gianco (chissà cosa ha pensato Jono Manson la prima volta che ha ascoltato Questa casa non la mollerò, chissà se ha riconosciuto il classico country Six days on the road?). In concerto questi brani si mescoleranno a quelli storici dei Severini per una serata che promette di essere indimenticabile. Ingresso libero.

(Foto di Erica Spadaccini)

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