Spleen Orchestra, la magia di Burton ammalia il Parco Tittoni

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«Voi siete interessati all’ignoto, al mistero, all’inesplicabile. Ecco il motivo per cui siete qui. E noi, per la prima volta, siamo lieti di presentarvi il pieno resoconto degli eventi. Soddisferemo la vostra curiosità. Chissà se i vostri cuori potranno sopportare i fatti sconvolgenti della vita di Tim Burton». Esordisce così Paolo Agrati, narratore dalla voce intensa e profonda, al suo ingresso sul palco. Avvolto dal suo elegante completo nero, introduce il pubblico alle atmosfere gotiche che tra poco si insinueranno sotto la pelle di tutti. Intorno a me molti bambini curiosi e attenti, ragazzi (e anche diversi adulti) in abbigliamento consono alla serata (anfibi neri, borchie, cerone, matita nerissima e teschi in ogni dove), tanto che io, con la mia borsa arancione e i Birkenstock ai piedi sembro una scappata di casa (niente, col dress code non ci azzecco mai, non c’è verso). Ci attende un viaggio all’interno dell’oscuro e affascinante mondo burtiano, dove l’impossibile cessa di esistere e lascia il posto a creature e paesaggi incredibili, raccontati con ironia malinconica. 20160826_221807La prima tappa tocca l’universo de La sposa cadavere, con il suo famoso Jazz dell’aldilà (Remains of the day) dal ritornello irresistibile, che ti si infila in testa e niente, non se ne esce e Lacrime da versare (Tears to shed), tutte, ovviamente, firmate Danny Elfman. Alessandra Marina è una sposa deliziosa, dalla voce incantevole, Moreno Sguangia Teriaca è un ragno dal falsetto stupefacente, Paolo fa la parte del verme (quello che vive nel cranio di Emily, s’intende, cosa avete capito?), la band mostra da subito di che pasta è fatta.

20160826_222413Abbandonato il mondo dei non viventi, il narratore racconta la storia di Charlie Bucket, un bambino poverissimo ma fortunato, soprattutto dopo il suo incontro con uno stranissimo figuro, che risponde al nome di Willy Wonka. Ed ecco che pare quasi di sentire nell’aria il profumo del cioccolato, mentre Moreno (la cui somiglianza fisica a Johnny Depp è quantomeno impressionante, soprattutto quando indossa i medesimi costumi di scena) presenta sè stesso e gli Umpa Lumpa (dite la verità, quanti di voi hanno desiderato di averne almeno una dozzina per spicciarvi casa?) con la Wonka’s welcome song, seguita dalle punizioni esemplari ai malcapitati Augustus Gloop e Violet Beauregarde. Tra occhiali giganti, coriandoli e stelle filanti, il romanzo di Roald Dahl prende vita, trascinando tutti tra cascate di fondente e alberi di caramelle gommose.

20160826_225055Arriva Alice in Wonderland, forse uno dei film meno apprezzati di Tim Burton, ma la colonna sonora non smentisce il suo autore, così come l’intro di Beetlejuice (un immenso Michael Keaton, lasciatemelo dire), accompagnato dall’inevitabile The banana boat song (Day-O) di Harry Belafonte, protagonista di una delle scene più famose del lungometraggio. Silvano Spleen, pianista, mente e arrangiatore del gruppo, infila un paio di suoni sintetici per la complete theme song di Mars attacks, al termine della quale una patinata It’s not unusual di Tom Jones ci catapulta in una dimensione di lustrini e paillettes. È il turno di Big eyes, il film più recente di Burton, e forse quello dalle ambientazioni meno macabre, ma ugualmente inquietante (tanti occhi, troppo grandi, quel filo d’ansia che sale a prescindere), che lascia spazio alla struggente The ice dance di Edward mani di forbice, con tanto di neve candida che scende dal cielo. 20160826_225923Personalmente devo molto a questa pellicola e al suo messaggio sulla difficoltà nell’accettare il diverso, altro da noi; ammetto che nella mia carriera professionale mi sono appellata a lei per spiegare ai miei ragazzi il sentimento di tolleranza e il significato reale della parola accoglienza, e tuttora ne consiglierei l’attenta visione ad un certo tipo di umanità che deve ancora fare parecchia strada in proposito. Mentre questi pensieri ancora mi frullano in testa, un Batman d’annata (1989, mica ieri, porca paletta) compare sullo schermo davanti a noi, con i faccioni di Keaton e di Jack Nicholson (per il quale ho un debole sfacciato e irrazionale) che incombono sulla fisarmonica di Odorico Del Corso, sulla chitarra di Alberto Lupo Pirovano, sul basso di Massimiliano Maraschi  e sulla batteria di Beppe Cuscito. 20160826_231940Atteso come manco il primo giorno di saldi giunge A nightmare before Christmas, con i suoi brani che, per il film, furono riadattati in italiano da Renato Zero. Da Questo è Halloween a Cos’è, passando per Il rapimento di Babbo Nachele e Mister Bau Bau, la Spleen Orchestra gioca con il personaggio e le vicende di Jack-o’-Lantern, conquistando i presenti, che cantano entusiasti su ogni nota. È il gran finale, ci sono i saluti, le presentazioni, i ringraziamenti, ma soprattutto il bis, quell’attacca banda del Jazz dell’aldilà (sì, di nuovo, ve lo avevo detto io, che non se ne esce) che ci piace tanto. Il palco torna nell’oscurità tanto cara al nostro amato Tim, io sono soddisfatta, lo riconosco, ho ritrovato la Spleen Orchestra di cui mi sono innamorata qualche anno fa, piena di energia e di talento, ironica, rilassata, divertente. Una bella performance, che in me spazza via i dubbi nati dopo aver assistito a quella al Teatro Sociale l’anno scorso, sottotono rispetto alle loro possibilità. Ben ritrovati, dunque, miei cari. Mi siete mancati.

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