Sold out per Muti al Lac di Lugano

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Claudio Abbado aveva lasciato come sua ultima creatura la Mozart; Accardo ha fondato l’Orchestra da Camera Italiana: c’è un’attenzione di respiro internazionale verso i giovani talenti e la loro formazione, da parte dei grandi direttori italiani del secondo Novecento, che si tende a sottovalutare con italica superficialità, che comprende anche Riccardo Muti. Non è un caso se, appena oltre confine, i mille posti della Sala Teatro del LAC risultano esauriti da giorni per il concerto straordinario che, alle 20.30 di domenica 5 giugno, vedrà il maestro alla guida della sua Orchestra Luigi Cherubini. LuganoMusica è riuscita funambolicamente a intercettare la data odierna nel fitto calendario di impegni di Muti, permettendone il ritorno in Ticino dopo molti anni di assenza, alla guida di quella che molti giudicano una delle sue creature più riuscite. Era il 2004 quando il maestro pose le basi per la creazione di un organico che catalizzasse attorno a sé talenti selezionati di età inferiore a trent’anni: il suo regalo ai giovani per trasmettere l’esperienza vastissima accumulata in una carriera indiscutibilmente superba ma anche per condividere la gioia del far musica riuniva per statuto rappresentanti di tutte le regioni italiane in un turn over triennale che permettesse a partecipanti sempre diversi di accedere a un percorso formativo di altissimo livello. Magari con la possibilità di spiccare il salto verso nuove prestigiose realtà orchestrali. Si era alla vigilia del grande “strappo” fra Riccardo Muti e la Scala, e indubbiamente il rapporto del maestro con i giovani ha contribuito a trasformare in qualche modo anche il Muti sceso dal podio del Piermarini, divenuto disponibile alla presenza divulgativa anche attraverso i media, più “raggiungibile”. Ai giovani della Cherubini, intitolata a uno dei massimi compositori italiani di tutti i tempi attivo in ambito europeo, in un’idea di apertura unita al bisogno di sottolineare forte identità nazionale e inclinazione a una visione europea della musica e della cultura nel contempo, Muti aveva da trasmettere il più lungo regno direttoriale scaligero di sempre – durato due decenni – e quasi mezzo secolo di frequentazione del Festival di Salisburgo dedicato alla amorosa riscoperta del Settecento napoletano, oltre agli incarichi prestigiosi con Philadelphia, Chicago, i Wiener. Un’eredità importante e l’occasione di nuova linfa e nuovo studio per Muti, che arriva a Lugano con una “summa” quanto mai efficace di tutto il suo percorso, se si considera che il programma comprende la Sinfonia del Nabucco di Verdi, la Quarta sinfonia in do minore D 417 Tragica di Schubert e la Quinta sinfonia in mi minore op. 64 di Čajkovskij. Ai giovani che compongono oggi l’Orchestra giovanile Luigi Cherubini (per il triennio 2017 – 2020 sono visibili i bandi per le audizioni relative ai ruoli di oboe, clarinetto, trombone, bassotuba e viola) Riccardo Muti chiederà tecnica e emotività incentrati su alcuni banchi di prova che lo hanno visto protagonista in campo internazionale.

La ricerca pluridecennale compiuta da Muti su Verdi come vertice della tradizione operistica italiana tutta è indiscutibile e al di sopra delle parti: al Lac c’è da aspettarsi una Sinfonia d’apertura del Nabucco in linea con il miglior Verdi scaligero mutiano. Le recensioni del Muti interprete discografico di Schubert sono sempre state lusinghiere e nella Quarta avrà modo di sottolineare gli intimismi elegiaci che traggono spunto dal modello beethoveniano. Per giungere, per contrasto, alla fatidica Quinta di Čajkovskij, dove il Romanticismo esprime uno dei frutti più maturi, fra l’uso del tema riccorrente, l’avvio inquieto, i colori timbrici variegati, la dolcezza patetica dell’Andante, la leggerezza di valzer del’Allegro moderato e il finale prorompente. Come anticipato, Sala Teatro del LAC di Lugano risulta esaurita in ogni ordine di posto, salvo rinince dell’ultimo minuto verificabili alla biglietteria immediatamente prima dell’inizio del concerto.

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