Sociale, debutta la sinfonica con il Beethoven di Ceccato

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Dopo la lirica e la prosa, anche la sezione concertistica della Stagione notte del Teatro Sociale di Como ha il suo debutto, che sarà importante e particolare. Venerdì 28 ottobre, alle 20.30, infatti, parte, per Como Città della Musica, il programma in tre appuntamenti Concertistica off, – a ingresso libero – con produzione de I Pomeriggi Musicali. Tre grandi direttori saliranno sul podio della sala cittadina, per guidare le orchestre giovanili dei Conservatori della Lombardia e del Canton Ticino. Si parte fortissimo con un’autentica personalità del mondo concertistico. A dirigere i giovani e fortunati orchestrali, che immaginiamo già in fibrillazione, sarà Aldo Ceccato, bacchetta di fama internazionale, direttore emerito dei Pomeriggi Musicali, una autorità in materia. L’appuntamento è da non perdere, anche grazie a un programma accattivante che ha come piatto forte la Sinfonia n. 1 op. 21 in do maggiore di Beethoven.
Maestro Ceccato, in cosa consiste Concertistica off?

L’idea è offrire a giovani musicisti la preziosa e sempre più rara possibilità di suonare insieme, affacciandosi con serietà, rigore e dedizione al mondo della professione musicale. Purtroppo, devo dire che, nel nostro Paese, occasioni come questa sono rarissime.

Perché?

Aldo Ceccato

Aldo Ceccato

È davvero poco diffusa, in Italia, rispetto ad altre nazioni, la consapevolezza che suonare in orchestra sia un’opportunità fondamentale. Dipende forse dal fatto che noi italiani siamo spesso troppo individualisti. Tutti sperano di diventare dei concertisti solisti. Pensare invece che il suonare insieme è un’esperienza straordinaria e così formativa.

Come trova i giovani orchestrali che dirigerà al Sociale?

Sono preparati tecnicamente e abbastanza agguerriti. Li ho trovati però vergini nella capacità di suonare insieme e per questo, insisto, i Conservatori devono offrire molte più possibilità in tal senso. Comunque sono bravi. In dieci giorni, insieme, abbiamo fatto miracoli.

Parliamo del programma: un percorso da Cherubini, a Mozart, fino a Beethoven. Cosa unisce i tre momenti?

Il filo rosso è lo stile classico del Settecento, quel linguaggio musicale che precede la stagione romantica. L’abbiamo scelto perché è una medicina meravigliosa per le orchestre. Esige trasparenza esecutiva. Non ci si può nascondere dietro le note. Oserei dire che si è messi a nudo di fronte al nitore cristallino della partitura.

Soffermiamoci su Beethoven, che lei conosce profondamente e a cui ha dedicato il libro Beethoven 2000. Perché eseguirlo e ascoltarlo?

Perché è un genio immortale, come Goethe e Dante. Perché nello spazio di nove sinfonie ha saputo creare un percorso grandioso verso la modernità. Perché porta la cultura europea e mondiale ai massimi livelli.

Lei dirigerà al teatro Sociale di Como. Da musicista attento alla formazione, come giudica il lavoro di Barbara Minghetti e di Aslico in Opera education?

Conosco Aslico dal 1963, quando cominciai la mia carriera di direttore, dirigendo il Don Giovanni di Mozart. Svolge un’attività esemplare, direi benemerita. Strappare i giovani dalla corruzione della musica – rumore è fondamentale. Quando i ragazzi scoprono la grande musica non la lasciano più. Io ho sette nipoti, che vivono in Inghilterra. Quasi tutti suonano uno strumento, persino la più piccola che ha sei anni e suona il violoncello. E poi fanno concerti insieme. È bellissimo.

Li ha mai diretti?

Ancora no, ma sarebbe un’emozione unica, più grande di quella provata con le più importanti orchestre del mondo.

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