Sid Griffin, a long ryder in Cantù

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Il ciclo è completo. Anzi, the cycle is complete, per citare il titolo di un disco meraviglioso, esoterico, raro, realizzato da un grande looser del rock, Bruce Palmer*. Dopo Steve Wynn, dopo Chris Cacavas, lunedì 24 ottobre arriva All’Unaetrentacinquecirca Sid Griffin, ultimo cavaliere dei Paisley underground, quel movimento quasi ignorato da tutti negli anni Ottanta, mentre teneva in vita la fiaccola della psichedelia, del garage, del rock americano alternativo dei sixties. I primi due musicisti hanno militato nei Dream Syndicate e nei Green On Red. Griffin è stato fondatore e leader dei Long Ryders, responsabili di un poker di album preziosi, ora riuniti nella raccolta Final wild songs, un must per ogni serio appassionato di musica a stelle e strisce.

Punti di riferimento i Byrds (quella Y non è lì per caso) e il compianto Gram Parsons cui Griffin ha dedicato il primo di una serie di approfonditi volumi (gli altri riguardano la chitarra in stile bluegrass e il Nobel riluttante Bob Dylan). Ma c’è indubbiamente di più: più orientati al country rispetto agli altri gruppi di quell’era, i Long Ryders si possono considerare a pieno titolo dei precursori dell’Americana, padri putativi di Uncle Tupelo (e quindi anche di Wilco e Son Volt), Jayhawks, Whiskeytown, l’elenco sarebbe lungo. Griffin non ha certo abbandonato la musica con la fine di quella storica band nel 1987. Da molti anni è alla guida dei Coal Porters, band con cui ha inciso numerosi album.

Più parca la discografia solistica, che comunque annovera lavori notevoli come Little victories e As certain as sunrise mentre l’ultimo, The trick is to breathe, è arrivato a dieci anni di distanza dal predecessore due anni fa. Nel frattempo si è anche riunito ai Long Ryders e, così, Griffin oggi alterna tre carriere (solista e con i due gruppi) mentre continua a scrivere saggi e articoli oltre a impegnarsi anche come attivista per fermare il riscaldamento globale, aiutare la ricerca contro il cancro e, dopo il disastro che ha colpito la casa della sorella a New Orleans, anche nella ricostruzione dopo l’uragano Katrina. Un vero «uom dal multiforme ingegno», insomma, per la prima volta sul palco di Cantù. Ingresso a 10 euro.

* Era il bassista dei Buffalo Springfield (la prima band di Neil Young e anche di Stephen Stills), responsabile di quell’unica opera diventata leggendaria nel tempo, tanto per essere precisi.

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