Serata Argentina a Cantù con Shindell e Biondini

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Un concerto argentino che, però, non mancherà di richiamare appassionati di canzone d’autore americana e italiana, fra la Via Emilia e… l’Est. Com’è possibile? Tutto è possibile All’Unaetrentacinquecirca di Cantù. Martedì 21 febbraio il palco propone un’accoppiata inusuale: Richard Shindell e Juan Carlos Flaco Biondini. Il primo arriva da Lakehurst, New Jersey, ma è cresciuto a New York. Ha iniziato a suonare la chitarra quando aveva solo otto anni ed è cresciuto attaccato alla radio ascoltando le canzoni che più amava. Tra le influenze elenca i Beatles, Bob Dylan, Joni Mitchell, la Motown, David Bowie, i Grateful dead, Paul Simon, il mago del country Bill Monroe e anche quelle celebri coppie di compositori, dagli autori di musical Rogers & Hammerstein alla macchina da hit di Jerry Goffin e Carole King. Perché il giovane Richard era combattuto: da una parte avrebbe voluto scrivere brani propri, dall’altra i pezzi degli altri gli sembrano tanto perfetti da essere imbattibili e così descrive i suoi primi tentativi come «Abissali, privi di direzione, autoindulgenti. È un miracolo che abbia permesso a me stesso di provare a scrivere ancora». Intanto studiava Filosofia e si rinchiudeva per nove mesi in una comunità buddista (la stessa “cura” adottata da Leonard Cohen, un altro modello) per poi guadagnarsi da vivere sonando in metropolitana per pochi spiccioli. A un certo punto ha iniziato a sfornare canzoni di cui poteva andare fiero, che piacevano, che hanno riempito i suoi primi album Sparrows point, Blue divide e Reunion Hill, pubblicati negli anni Novanta. L’ultimo vince un premio come miglior album di folk contemporaneo e una leggenda come Joan Baez incide la canzone che intitola il disco sul suo Gone from danger, dando definitivamente il la alla carriera di Shindell. Da allora non si è più fermato anche se gli Usa gli stavano stretti, non lo ispiravano più. Ecco, allora, il trasferimento in Argentina. Oggi vive a Buenos Aires e scrive con una nuova prospettiva sul mondo.

Juan Carlos Flaco Biondini

E dalla provincia di Baires arriva anche Biondini che, invece, ha trovato la sua America in Italia, dove vive dal 1974. Flaco, così soprannominato per la figura esile, è un eccellente chitarrista e viene segnalato da Deborah Kooperman a un Franceco Guccini in cerca di musicisti. Si crea così un sodalizio artistico e umano che non si è mai interrotto, neanche ora che il “maestrone” ha scelto di ritirarsi dalle scene come performer, dando la benedizione ai suoi Musici di continuare a proporre le sue celebri canzoni. Da Amerigo in poi non c’è stato disco o concerto di Guccini che non contasse anche dell’apporto fondamentale di Biondini che ha realizzato anche un paio di dischi in proprio e che, con il passare del tempo, è divenuto meno Flaco, con sommo gusto del cantautore che non mancava di farlo notare (a lui e a tutto il pubblico) in ogni esibizione. Per Guccini ha anche firmato le musiche di numerosi brani, dalla bellissima Scirocco a L’ultima volta passando per Cencio, Luna fortuna, alla Canzone per il Che, dedicata all’Argentino per eccellenza. La serata sarà aperta da una degustazione di empanadas dalle 20.30, concerto alle 21.30, biglietto a 15 euro.

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