San Teodoro per Aism, quando la musica sostiene la ricerca

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dsc_8962Ci sono cose nella vita che accadono all’improvviso, magari proprio mentre siamo distratti o in altre faccende affaccendati. Stiamo lì, immersi nelle nostre sfighe quotidiane, tra bollette e deliri, arroganti e convinti di avere lo scettro del lamento, della disgrazia, del dolore, certi che nessun altro al mondo patisca come noi un’esistenza insoddisfacente. Poi capita di incontrare chi, il dolore, quello vero, lo attraversa con la pelle e le ossa tutti i dannati giorni, ma ha fatto della sua sofferenza baluardo di splendore e grandezza, così accecante da illuminare finalmente la vera natura dei nostri guai, ridimensionandoli e restituendoci la dignità e il coraggio di fare qualcosa, per sentirci meno stupidi.

dsc_8952È da un incontro del genere che è nata l’idea di una serata come quella di ieri, frutto di uno scambio di visioni e intenzioni, affetto e cura, nella quale si è respirata l’aria pulita della solidarietà e della vicinanza. Tanti gli artisti presenti, sopra e sotto il palco, a testimoniare il loro esserci davvero, a dirci e a dirsi che un altro mondo è possibile e che il futuro può e deve essere di tutti, a prescindere; tanti tra il pubblico, incuriositi ed emozionati, una manciata, ma di quella giusta, coloro che si sono spesi affinchè questo evento fosse un segnale, un grido di speranza, un sasso prezioso nel mare vasto e ignoto. Su tutto, la musica, quella che conta, fatta come si deve da chi ci mette le proprie viscere per sconvolgere quelle altrui, donata per un’occasione più che importante.

dsc_1350In apertura, gli Amandla, (impeccabili nei loro colori rosso e bianco, a ricordare quelli dell’AISM), danno un’ottima prova della loro crescita artistica, con un sound interessante e fresco, un aperitivo necessario in attesa delle atmosfere delicate, quasi intime, delle Marshmallow Pies, che in formazione completa regalano alcuni pezzi tratti dal loro ultimo disco, Goldfish. A seguire, il palco è tutto per l’eclettico Mario Bargna, la sua band e l’atomo e l’amore, recente album dell’artista comasco, carico di forza ed energia. Poi è il turno de Il Rebus e qui, inevitabilmente, si rompono gli argini degli occhi, per l’ultimo live di un gruppo che dsc_1375occupa un posto speciale nell’anima di molti, compresa la mia. Si canta a squarciagola tra le lacrime, la commozione è quasi solida, è difficile uscirne, adesso, è difficile accettare l’ineluttabilità delle cose che passano, si consumano, finiscono, cambiano, delle strade che intraprendono percorsi diversi pur correndosi accanto, del tempo che è galantuomo e serpe in seno, che scorre via anche se non vuoi. La successiva performance al pianoforte di Ivan Segreto arriva perfetta, a stemperare nell’intensità delle note l’eccesso emotivo, a scaldare con la sua voce l’aria dentro e fuori le palpebre provate, a lenire la fatica del distacco, a ricordarci che ci siamo, nonostante tutto.

dsc_8917Nei cambi palco tra un’esibizione e l’altra sono i volontari a parlare, coloro che, quotidianamente, assistono e sostengono le persone colpite dalla sclerosi multipla. Ogni parola è un inno alla resistenza, un tesoro da conservare gelosamente, un esempio da seguire, la dimostrazione che insieme si può fare tutto, anche l’impossibile. L’ultimo intervento è il più toccante di tutti, perchè viene da chi la malattia se la porta addosso, ed è costretta ad affrontarla; è  la lettura di un poetico e struggente racconto, scritto da colei che ha ispirato questa serata, ma che a questa serata non ha potuto partecipare, in cui consapevolezza e forza si intrecciano, creando speranza.

dsc_9070Il finale spetta ai Casablanca, che riempiono la platea con distorsioni e sonorità stoner, sulle quali la voce di Max Zanotti salta e si esalta, trascinando tutti con sè verso una chiusura da fuochi artificiali.

Si resta, ancora un po’, tra le braccia accoglienti del San Teodoro, a salutare gli amici, a scambiarsi battute e punti di vista, a fare l’ultima donazione ai volontari dell’AISM, ai quali chiedo timidamente com’è andata la raccolta fondi. Mi dicono di non saperlo, che ci sarà tempo domani per fare i conti, e di essere comunque molto contenti e grati a tutti coloro che, numerosi, hanno accolto il loro appello. Per noi, per loro, per voi e per chi non c’era, ricordano che l’Aism è in via Pasquale Paoli a Como, che ci si può sbirciare dentro per capire come funziona, che si può contribuire sempre, sia economicamente sia dando una mano concreta laddove ce ne sia bisogno, perchè se le mettiamo tutte insieme, le nostre mani, possiamo fare grandi cose. Provare per credere.

(Scatti fotografici di Francesca Marelli)

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