San Siro, «Best audience in the world» per Springsteen

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La terra dei sogni e della speranza per Bruce Springsteen è un catino di cemento e acciaio e poltroncine di plastica colorata. Sono 60mila anime perse, mani rivolte al cielo di una calda estate milanese. E voci e cori e salti e sudore e risate e lacrime.
Il Boss entra al Meazza tre ore prima dell’inizio del concerto. Sembra un bambino la mattina di Natale: non ce la fa ad aspettare le otto della sera per salutare il suo pubblico, la sua gente, i fan in coda da giorni sotto la canicola di San Siro. Entra chitarra in mano e occhiali da sole e regala una Growin’ up acustica. Poi, con appena un quarto d’ora di ritardo sull’orario prestabilito, ecco le note di C’era una volta il West di Ennio Morricone che accompagnano l’ingresso della E Street Band sul palco, il boato dei 60mila del Meazza e la coreografia dei ragazzi di Our love is real. Sugli spalti si forma, come già avvenuto tre anni prima, un nuovo messaggio d’amore per Bruce: I sogni sono vivi questa notte.

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Il Boss ha un piano ben preciso nella testa: godersi il sogno e quello che, a fine concerto dopo 3 ore e 45 di musica quasi senza un attimo di interruzione, definisce «The best audience in the world». «Il migliore del mondo» non solo perché il catino di Milano pulsa di sangue mediterraneo con il suo entusiasmo e la sua voglia di divertirsi, ma soprattutto perché un’empatia così con il suo pubblico Bruce – che di empatie è maestro indiscusso – non la trova da nessuna parte.

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E allora si parte come tre anni fa con Land of hope and dreams che, ormai è chiaro, non è soltanto una canzone come tante per iniziare ma è un messaggio al suo popolo: «Quella terra io l’ho trovata qui in mezzo a voi», sembra voler dire. Il primo dei due concerti milanesi del Boss è un autentico fiume di emozioni. L’amore, certo. La passione, con la scatenata Crush on you introdotta dall’urlo di Springsteen: «Milano, sono cotto di te». La commozione, con una Jungleland da lacrime e con la chiusura acustica di Thunder road e quel luccichio sospetto negli occhi del Boss. La gioia, con Ramrod, Shout! e una Dancing in the dark che affolla il palco di fan scatenati nei balli con Bruce e gli altri della E Street Band. Alla fine, Growin up esclusa, Springsteen regala 34 canzoni al pubblico di San Siro. Una scaletta mai scontata, intensa, con tante chicche (tra cui la cover di Little Richard Lucille), molti regali (Independence day, una Point blank da brividi, Drive all night) e le hit più amate (Badlands, Born to run, Because the night e ovviamente The River).
Difficile e forse pure insensato fare una classifica dei migliori concerti milanesi del rocker del Jersey, ma se proprio si vuole esplorare la terra dell’insensatezza e allora forse è lecito dire che quello di domenica è stato uno dei più belli in assoluto. Martedì 5 si replica. La settima milanese di Bruce. Forse sarà l’ultima, forse no. Di certo non è uno di quegli appuntamenti a cui si può rinunciare a cuor leggero.


Ma tra il concertone e il… concertwo c’è stata anche una pausa tutta comasca: il 4th of july di Bruce si è consumato a Como: Springsteen è un cliente affezionato di un negozio di via Milano (Tessabit, per non fare nomi: non è pubblicità, è storia) e, anche in questa nuova incursione italiana, non poteva non visitarlo. Naturalmente gli springsteeniani di stretta osservanza lo sanno e, così, in tanti si sono trovati a passare per caso rimediando foto, autografi e, soprattutto, salivazione azzerata, capogiro, cuore a mille e mani: due spugne. A martedì.

Como Bruce Springsteen da Tessabit

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