Risvegli con Ricci, genio musicale del 700

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Francesco Pasquale Ricci

Definirlo lo Haydn del Lario potrebbe sembrare pretenzioso, ma verso Francesco Pasquale Ricci, compositore, didatta e strumentista comasco del quale ricorre il bicentenario della morte, musicista affermato e riconosciuto in Europa per tutta la seconda metà del Settecento, Como aveva un debito di riconoscenza e memoria non indifferente, che le numerose iniziative per il bicentenaruio della scomparsa cominciano a riconocere. Memoria, studio e riproposta all’ascolto sono più che doverosi, nei confronti della figura e della musica di un personaggio che visse il Settecento musicale in modo completo e originale, proiettandosi in modo pieno in una dimensione europea senza perdere il cordone ombelicale con la propria terra d’origine.

Con il quarto dei Risvegli musicali allo Spazio Gloria in cartellone per domenica 19 novembre alle 10.30, il circolo Arci Xanadù e Casa della Musica proseguono le celebrazioni del bicentenario con il concerto del trio di Pietro Battistoni, violino, Anna Camporini, violoncello (nella foto in alto) e Daniele Rocchi, clavicembalo. Viaggeraanno per l’Europa insieme a Ricci eseguendo le musiche sue e del compagno di viaggi che con lui partì verso le città d’oltralpe, il violoncellista e compositore lariano Francesco Zappa. Battistoni, Camporini e Rocchi affrontano con particolare attenzione il repertorio settecentesco, anche sotto il titolo de Il Sonaglio – baroque trio. Il matinée allo Spazio Gloria di via Varesina 72 prevede come di consueto, dopo il concerto, l’aperitivo. Ingresso, riservato ai soci Arci, a 7 euro ridotti a 5 per under 18, over 65 e studenti.

Il comasco Francesco Pasquale Ricci, che condivide l’anno di nascita 1732 con Franz Joseph Haydn e Johann Christoph Friedrich Bach, fu indiscutibilmente figlio di quel Settecento, secolo dei viaggi, in cui la cultura illuminista stimolava la mobilità delle persone d’arte in tutto il continente europeo almeno quanto la vivacità di circolazione delle idee. Viaggiatore curioso e prolifico, al quale la sorte di una vita eccezionalmente lunga consentì di giungere a portare il proprio «genio ormai vecchio e attardato» (parole sue, in una lettera filo napoleonica scritta a 65 anni) a guardare con curiosità i cambiamenti epocali negati a un Mozart, Ricci costruì la sua vita sulla scia di una vena musicale fiorita nella Milano di Sammartini e della nascita della Sinfonia; da lì spiccò il volo per dar frutto fra Germania, Francia, Inghilterra, Belgio e soprattutto Olanda. La Cappella Reale di Guglielmo V d’Orange-Nassau all’Aia furono luogo di vita e produzione nei quindici anni centrali della vita del musicista comasco.
Il legame con Como, reso forte dall’incarico prestigioso di Maestro di cappella e organista della Cattedrale guadagnato all’età di ventisette anni, un lustro dopo l’ordinazione sacerdotale, non gli impedì di vivere la sua lunghissima migrazione. Protagonista a Milano in quelle Accademie dove il Classicismo strumentale trovò radici riconosciute, nel luglio del 1764 il trentaduenne Ricci riconosciuto clavicembalista e buon autore di Sinfonie e musica da camera, partì insieme all’amico violoncellista e compositore Francesco Zappa.

Il frontespizio del Méthode scritto da Ricci con CP Bach

Dopo un anno itinerante, supportato secondo l’uso da importanti lettere di raccomandazione destinate a sollecitare l’ospitalità mecenatesca di corti e palazzi, Ricci approdò all’Aia. Pur non risultando prolifico come un Haydn, un Mozart, un Vanhal, il maestro di cappella comasco seppe farsi amare a partire da quelle Sinfonie di cui Casa Ricordi ha dato recentemente alle stampe una raccolta, curata da Matteo Giuggioli che ha approfondito le ricerche già compiute da Oscar Tajetti. All’Aia Francesco ascoltò il piccolo Mozart, fatto testimoniato di pugno dal meticoloso Leopold, e sviluppò la propensione didattica a fianco di quella compositiva. Su allievi come Pompeo Litta, Luigia, Paola e Teresa Melzi, Marianna e Giulia Imbonati, la principessina Carolina d’Orange, Josina van Boetzelaer, dama di corte della principessa Anna e una delle due compositrici olandesi la cui musica sia pervenuta fino a noi, Ricci sperimentò le intenzioni didattiche sfociate nella realizzazione del Méthode ou recueil de connoissances élémentaires pour le forte – piano ou clavecin che lo lega a doppio filo con un paio di figli di Johann Sebastian Bach.

Ancora poche le registrazioni discografiche, comprendenti alcune Sinfonie, il Dies Iræ eseguito per la visita a Como dell’imperatore Francesco I nel 1816 o i brani esemplificativi del Recueil, segnano la riscoperta in tempi moderni di Ricci, ancora agli albori.

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