Quel Fenomeno di Fabri Fibra in tour

Quel Fenomeno di Fabri Fibra in tour
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Dieci date, di cui quattro già sold-out, per il Fenomeno tour di Fabri Fibra. Al via martedì 17 ottobre dal Live Club di Trezzo sull’Adda, toccherà le più importanti città italiane: registrato il tutto esaurito per i concerti a Venaria Reale, Firenze, Roma e Bologna, i biglietti per la data del 23 ottobre all’Alcatraz sono agli sgoccioli. Intanto Stavo pensando a te – il singolo prodotto da Big Fish – è diventato disco d’oro: la collaborazione con quello che è il compagno di avventura di Fabri Fibra già dai tempi delle hit Applausi per Fibra e In Italia si è rivelata nuovamente un successo.

La scheda di Fenomeno

Perché un disco di musica Rap, di un ragazzo già affermato di quaranta anni oggi in Italia? Qual è il perché di un Fenomeno che giustamente ha l’ambizione di provare a parlare ai coetanei così come anche ai più giovani senza escludere chi di anni anagrafici ne ha di più e, in modo personale, potrebbe riconoscersi nei testi di questo disco: semplici storie delle esperienze che la vita ti regala? «Ogni giorno prendo la mia dose quotidiana di merda» (Ogni giorno). La risposta è nell’urgenza di comunicare che il flow di Fabri Fibra non può non trasmettere anche a un ascoltatore distratto. Con quest’urgenza si apre il disco e con la medesima necessità di comunicare, al di là di ogni falso pudore, si chiude. Nel mezzo c’è un mondo di parole e suoni paragonabile a una seduta psicoanalitica lunga molto più della durata dell’album. «La gente mi chiede se sono matto, si vede che non sa come vivo, perché per rimanere così in alto, è una questione d’equilibrio» (Equilibrio).
Un disco che nel titolo, Fenomeno, esprime la volontà di divenire oggetto di osservazione, espone il fianco alla possibilità che questa possa sfociare in un sentimento di ammirazione ed empatia quanto di repulsione. L’esito finale non è importante quanto le rime che abbiamo tra le mani. Parole destinate a lasciare un segno. Non è la ricerca della moda. È l’ambizione di continuare a dettare la “moda” esattamente come avviene da quando dieci anni fa Fabri Fibra è apparso sulle scene più mainstream con quell’originalità che se, da una parte ti fanno sentire così distante, dall’altra ti viene voglia di emulare (in tanti ci hanno provato nel corso degli anni). Sarà forse questa la ragione per cui linguaggi apparentemente diversi s’incontrano. Vedi la collaborazione con Thegiornalisti, dove gli elementi s’incastrano a perfezione e creano un connubio tra ritmiche e melodia, tra suoni e voci. Pamplona, diventa una fotografia completamente a fuoco, un’inquadratura perfetta del presente della musica italiana.

In modo analogo, Roberto Saviano dice la sua in alcuni secondi, mettendo insieme parole che nell’ordine di poche decine, lanciano un messaggio più diretto che attraverso centinaia di pagine. Anche lui, in qualche modo, si lascia contagiare dal linguaggio di Fabri Fibra. «Che fastidio parlarti vorrei stare zitto, tanto ormai hai capito» (Stavo pensando a te). È evidente che Fabrizio Tarducci e Fabri Fibra non sono la stessa persona ma è altrettanto chiaro che non vi sia tra i due una linea di confine quanto una continuità che sfocia in quello che si può ascoltare in Fenomeno. Una sorta di competizione tra i due che quando decidono di andare allo stesso passo, allo stesso ritmo, disegnano un cielo Dipinto di blu. Per fortuna però il nostro non si piega all’invito che chissà quante volte, lui come a tutte le persone che decidono di affrontare un rischio, si sono sentiti rivolgere: Lascia stare. Invece no.

Per arrivare a queste 17 tracce (17 tracce da sempre, dal suo primo album, da sempre), Fibra ha scritto per due anni. Ha registrato un’ottantina di tracce, sì, all’incirca ottanta, e ne ha dunque scartate praticamente sessanta, per arrivare poi a tenere queste 17 tracce fenomenali. Ha girato in lungo e in largo per trovare la sua ispirazione, in casa, in città, in campagna, in California, nel cinema, nei libri, in Internet… Ha contattato decine di produttori italiani e americani, giovani e promettenti come Nebbia, Rey Reel e Yung Snap e anche meno giovani ma navigatissimi come Shablo e Don Joe o i vecchi compagni fidati di viaggio come Big Fish, Amadeus, Deleterio e Bassi Maestro. Anche Bot (ex-Crookers), 2nd Roof, Demo Castillon, i prodigiosi Takagi e Ketra, Mace, Neff-U hanno contribuito a questo ennesimo viaggio al centro della musica, al centro delle parole e della loro vitale importanza, perché come sostiene sempre Fibra, «si fa musica fino a che si ha davvero qualcosa da dire». In un periodo in cui il rap italiano sta aumentando ulteriormente la sua popolarità nel mainstream, sta anche facendo una cosa del tutto inedita: sta diventando decisamente adulto.

(Ufficio stampa: Parole e dintorni, foto di Sha Ribeiro)

 

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