Post Brexit playlist

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I risultati del referendum britannico hanno seminato il panico nello stesso Regno Unito lasciando il resto dell’Unione europea sconcertato in attesa di scenari futuri che, per ora, si possono solo prevedere. Cosa accadrà? Per accompagnare questi giorni, ecco una serie di brani acconci alla Brexit.


PortisheadSOS

Il periodo pre-referendario è stato funestato dall’omicidio della parlamentare laburista Jo Cox da parte di un nazista. I Portishead le dedicano questa cupa cover degli ABBA, il cui video si chiude con le parole della Cox: «Abbiamo molto più in comune di quanto ci divida». Il riferimento è al discorso di insediamento al parlamento con cui la Cox difendeva l’apertura all’immigrazione e l’appartenenza all’Unione europea.


The Clash Should I stay or should I go

Uno dei pezzi più condivisi sui social nei giorni precedenti il referendum, a dare voce a dubbi e incertezze politiche. Ora i dubbi sono dissipati dai risultati, ma non le incertezze, che il ritornello esprimeva così: «If I go there will be trouble / An’ if I stay it will be double» («se me ne vado avrò dei problemi, se resto ne avrò il doppio»). Ai tempi (1982) le voci interpretavano il testo come un presagio dell’imminente dipartita dal gruppo di Mick Jones. Anche in quel caso, purtroppo, l’uscita era un destino segnato.


The ClashSafe european home

Era il dicembre del 1977 quando Joe Strummer e Mick Jones partirono per la Giamaica in cerca di nuova ispirazione musicale. I risultati si sono visti con gli album successivi, ma l’esperienza in sé fu disastrosa, con i due bianchi oggetto di attenzione costante per la microcriminalità locale. In questo pezzo Strummer commenta: «Ora che sono di nuovo nella mia sicura casa europea non tornerò più lì». La casa europea era ancora la madrepatria britannica.


The ClashThis is England

Ancora i Clash. Oggi si cercano le ragioni del voto per i Brexit nelle nostalgie coloniali e nella composizione sociale della Gran Bretagna. Qui Strummer passa in rassegna le contraddizioni della monarchia, tra interventi militari di stampo imperiale e degrado urbano nella vita delle periferie. È l’unico contesto in cui è lecito menzionare un pezzo da Cut the crap, l’inqualificabile album dei Clash dopo Mick Jones e Topper Headon.


GenesisDancing with the moonlit knight

Era il 1972 quando Peter Gabriel, all’epoca camaleontico leader dei Genesis, interpretava il suo nuovo personaggio da palcoscenico: il Moonlit Knight del titolo, cavaliere al chiaro di luna opportunamente soprannominato Britannia. Questo pezzo dalle tematiche tipicamente inglesi è anche quello che contiene il verso che dà il titolo all’album: «Selling England by the pound», svendere l’Inghilterra un tanto al chilo, diremmo qui. Lo slogan proviene da un vecchio manifesto dei Laburisti che denunciava la svendita del paese a potentati finanziari ed economici. Un possibile inno per i sostenitori del Brexit da sinistra?


Beatles – Hello, goodbye

In contrasto con l’esito nazionale, a Liverpool ha vinto di misura il Remain (anche se le previsioni davano una prevalenza molto più netta). Coerentemente con questo testo del quartetto di Liverpool – Tu dici goodbye, Io dico hello – dove ogni verso sembra parlare di Brexit, confusione politica inclusa (You say why and I say I don’t know). D’altronde le interpretazioni fantasiose sono ammesse, dato che i teorici del complotto hanno sempre letto il goodbye del titolo come un indizio della morte di Paul McCartney e l’hello come un riferimento all’avvicendamento di un nuovo cantante.


DonovanAtlantis

A differenza della frammentazione di voto in Inghilterra, in tutta la Scozia si è registrata una vittoria schiacciante del Remain. In questo pezzo, il cantautore scozzese Donovan narrava il mito di una grande potenza continentale in grado di primeggiare con le altre, il cui destino di disgregazione però era già irrimediabilmente segnato. Ma era il 1968, e ogni riferimento a persone o cose che sarebbero esistite poteva non essere casuale solo nella fascinazione hippie per i miti ancestrali.


The Kinks The village green preservation society

Sempre nello stesso periodo, e sempre nel pieno della controcultura d’oltremanica, I Kinks si ergevano a preservatori del “villaggio verde”, un’Inghilterra rurale e mitizzata da proteggere dallo sviluppo urbano e dalla modernità. Che però non esisteva più dell’Atlantide di Donovan o della Contea di Tolkien. In effetti il mito della Merry England è spesso servito a veicolare i valori conservatori e anti-moderni della borghesia rurale, e l’impronta politica del voto al referendum, egemonizzato dai politici più sciovinisti, non sembra smentire quest’idea.


UltravoxNew europeans

È l’album di Vienna, di Midge Ure che sostituisce John Foxx alla voce, e della consacrazione definitiva degli Ultravox. Ma è anche quello che segna il passaggio dal post-punk alla new wave elettronica, e in questo pezzo si tributa il sintetizzatore come il prodotto di un mondo moderno, grazie a cui il protagonista si abbandona alla «cultura di oggi» in quanto «prodotto Europeo». È la synth-wave l’inno dei «nuovi Europei / giovani Europei» del titolo. Nota: Midge Ure è scozzese, ma probabilmente è solo un caso.


KraftwerkTrans-Europa Express

Non è solo un intrinseco futurismo ad associare la rivoluzione musicale introdotta dai Kraftwerk alla scelta di tematiche legate al progresso tecnologico (la rete ferroviaria transeuropea del titolo). È anche la necessità di scrollarsi di dosso la fasulla immagine para-nazista che gli era rimasta incollata dopo aver fatto riferimento alle autostrade tedesche (grande opera del regime) con Autobahn. Quest’immagine europea doveva servire ai Kraftwerk per dissipare i sospetti di pubblico e critica, soprattutto inglesi. Era il lontanissimo 1977.


Billy BraggA New England

All’indomani del Brexit le interpretazioni del voto si sono sprecate. Tra le più diffuse, quella che contrappone un po’ semplicisticamente i giovani aperti e cosmopoliti ai vecchi conservatori e anglocentrici. In questo pezzo del 1983, Billy Bragg, menestrello della classe operaia britannica, dava invece una voce più genuina alle tipiche ambizioni di un ventiduenne inglese: «I’m not looking for a New England / I’m just looking for another girl» (non cerco una nuova Inghilterra, cerco solo un’altra ragazza). Il che è anche più coerente con i dati di affluenza al referendum: solo il 36% tra gli under 24, oltre l’83% tra gli over 65.


ErodeEuropa

Che non è un problema di destra e di sinistra, di ideologizzazione, di colori o di bandiere ce lo spiegavano già nel 1994 gli Erode, nientemeno che da Como. E allora? La proposta degli Erode era semplice e diretta: «Europa unita / Europa proletaria». Ai tempi era soprattutto in chiave antiatlantica, oggi sarebbe perlomeno una prospettiva alquanto inedita sullo scenario post-Brexit.

(Si ringraziano Alessandro Ronchi, Claudio Basso e Alessio Brunialti per i suggerimenti)

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