Piace ai giovani La traviata di Alice Rohrwacher

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«La reazione della gente che vede l’opera per la prima volta è molto drammatica: o l’amano, o la detestano; e se l’amano, l’amano per sempre». Richard Gere in Pretty woman porta Julia Roberts a vedere La traviata, e la introduce con queste parole. Gli studenti del Volta hanno incontrato La traviata per la prima volta, e, da quanto hanno scritto, forse potranno amare per sempre l’opera lirica…

«Sarem felici perché tu m’ami, tu m’ami, Alfredo, non è vero?» … Una cascata di applausi ha fatto risuonare il dorato Teatro Sociale di Como e, in un’atmosfera sospesa tra sogno e realtà, il maestro Francesco Lanzillotta ha dato inizio allo spettacolo sulle note di Verdi. La traviata ha richiamato a Como giovani e adulti, comaschi e stranieri, trasportando ognuno nei luoghi sfarzosi della vita di Violetta e Alfredo. I dolori e le gioie hanno invaso il teatro, grazie alle voci potenti e alle musiche profonde; magistrale la messa in scena, che permette alla storia di rimanere quella pensata da Verdi, e al tempo stesso di rinnovarsi, rimanendo al passo coi tempi. Un’ottima occasione per avvicinarsi alla lirica e per trascorrere una splendida serata.
(Valeria Ballabio)

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Grande attesa per la prima della rinomata opera verdiana La traviata al Teatro Sociale di Como, città che ha ospitato Verdi proprio negli anni della composizione dell’opera. Per alleviare l’attesa, la giovane regista Alice Rohrwacher ha aperto la prova generale a un nutrito pubblico di giovani e non solo, che è stato introdotto, dalle note della prestigiosa compagnia di canto diretta dal giovane Francesco Lanzillotta, nello sfarzoso mondo e nell’intrigante vita della capricciosa Violetta Valéry. Dalla scenografia maestosa e sfavillante, valorizzata dai forti contrasti tra i preziosi abiti e lo sfondo dei pannelli, alla calda e coinvolgente voce dei personaggi, che danza tra le note dell’orchestra, è impossibile non lasciarsi coinvolgere nella struggente e non convenzionale vicenda della bella cortigiana.
(Alice Ambrosi)

Sono rimasta molto colpita dalla scenografia dell’opera, e in particolare dal modo con cui gli attori interagivano con lo spazio sulla scena; un gruppo numeroso ora è protagonista, ora sfondo delle emozioni di Violetta e Alfredo: un amore «misterioso, altero, croce e delizia al cor».
(Martina Pozzi)

La prova generale del La traviata è stata una piacevole sorpresa, poiché l’opera di Verdi è stata reinterpretata in chiave moderna. La magia dell’opera lirica è riuscita ancora una volta a coinvolgere il pubblico grazie alla bravura dei cantanti, soprattutto la giovanissima Violetta. Consiglio vivamente di andare a vederla, poiché l’opera è in grado di trasmettere sempre un messaggio attuale, anche a distanza di un secolo e mezzo dalla sua stesura.
(Michael Scamihorn)

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Rimanendo in tema musicale, questa rappresentazione è stata un crescendo sorprendente. Seppur l’inizio non sembrasse particolarmente promettente, l’incontro tra i due amanti non ha stravolto solo le loro vite, ma anche l’andamento dello spettacolo. Grazie ad una scenografia affascinante e voci ipnotiche, la durata diventa qualcosa di cui non preoccuparsi minimamente e la performance sarebbe stata sicuramente apprezzata anche dallo stesso Verdi. Questa prova generale, che ha attirato un pubblico non solo di Como, è stata un’occasione di cui far tesoro.
(Martina Rizzarello)

Un’opera che racconta una grande opera, seppur liberandosi dagli schemi: è La traviata, portata in scena al Teatro Sociale di Como da Alice Rohrwacher, emergente regista italiana, al suo debutto nel teatro comasco. Sulle musiche di Verdi, si articola la trama in modo sorprendente, accattivante e anticonvenzionale, in un dialogo tra modernità e tradizione. La scenografia, apparentemente semplice, sembra includere come parte costituente di sé gli attori che la animano, e segue l’evolversi delle vicende, rivelando dei cambiamenti apparentemente lievi. Alcuni particolari ben studiati, anche nell’evoluzione tra una scena e l’altra, accompagnano lo spettatore nel viaggio all’interno dell’opera, non solo negli avvenimenti, ma anche per una più profonda introspezione dei personaggi, in particolare della giovane protagonista, Violetta: alcune immagini proiettate in simultanea alle scene spingono lo spettatore ad un’osservazione più attenta e conscia, non limitata alla pura visione dello spettacolo. Un connubio misurato tra recitazione, lirica, musiche, costumi e scenografie, e una rivisitazione che porta sul palco una Traviata fresca e innovativa; un appuntamento interessante sia per gli appassionati, ai quali mostra un aspetto rinnovato, sia per chi non conosce l’opera, che difficilmente resterà deluso o, quantomeno, indifferente.
(Ilaria Beretta)

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Pur essendo la prima volta che assistevo a uno spettacolo di questo genere, sono rimasto molto ben impressionato. La scenografia e soprattutto la meravigliosa interpretazione degli attori sono state sublimi e hanno reso piacevole uno spettacolo, che, pur durando quasi tre ore, ha trasmesso sensazioni soavi.
(Mario Toledo)

Ottime le scenografie, superba l’esecuzione dell’orchestra, validi gli attori, per una messa in scena capace di affascinare gli spettatori per tutta la durata della rappresentazione di una delle opere più celebri di Verdi.
(Laura Brancato)

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Interessante rappresentazione e ottima performance musicale. Molto apprezzata anche la rivelazione di una parte fanciullesca di Violetta, mostrante la fragilità dell’uomo anche in età adulta. Nel complesso, dunque, il giudizio risulta positivo.

(Alice Realini)

urlÈ incredibile come una stessa opera teatrale possa essere rappresentata in modi tanto diversi. La traviata con la regia di Alice Rohrwacher contrasta con le classiche rappresentazioni ottocentesche, nel rispetto del proposito primario di Verdi: rendere lo spettacolo il più attuale possibile. La regista, attraverso un appropriato ricorso alle luci, nonché a costumi curati, e trasformando il palcoscenico in set cinematografico, riesce a dipingere, caricandoli di significato, quei tratti che contraddistinguono anche la società odierna: il disprezzo nei confronti degli emarginati, il rapporto conflittuale tra genitori e figli, la tendenza a farsi condizionare dai pregiudizi, l’interesse per il denaro e le ricchezze. Per questo Violetta, che si sacrifica per amore degli altri ed è costretta a patire non solo le proprie sofferenze e i propri mali, ma anche quelli della società in cui si trova, ci appare come paladina e ascoltando l’Addio del passato, con l’attenuarsi dell’orchestra, che, non va dimenticato, svolge un ruolo di primo piano, siamo commossi, perché riconosciamo la reale valenza che comporta il distacco dai costumi sociali a quelli etici.
(Ilaria Venturo)

Al Teatro Sociale di Como, è stata fatta della voce un’arte, con la messa in scena de La traviata. Una musica che danza, e varia da lenta a cupa o vivacemente ritmata, come l’amore muta, tra sofferto, tragico o gioioso. Scenografie e costumi sono stati pensati con rigorosa attenzione, non solo in base al contesto, ma anche per il significato conferito loro. I gesti, che accompagnano le parole, inoltre, sono stati studiati e messi in scena con minuziosità e disinvoltura, in particolar modo da coloro che eseguivano le parti corali. Questi, e non solo, sono stati elementi che hanno reso possibile una completa immersione all’interno dell’opera.
(Sofia Bellia)

La traviata è ad oggi l’opera teatrale più rappresentata a livello mondiale. E quale migliore occasione di assistervi se non quella offerta dallo storico Sociale di Como? Il punto di forza dello spettacolo è la coesione tra una sbalorditiva scenografia e una forte presenza scenica del coro e degli attori, i quali reggono le fila della vicenda. I ruoli primari sono di Violetta, soprano, e Alfredo, tenore, che coinvolgono lo spettatore e lo spingono a riflettere sul messaggio etico-sociale: lei, con il suo fascino, di natura e di mestiere, e lui, con il suo fare da impulsivo innamorato. Con questi semplici caratteri i due attori riescono a rendere il canto il più coinvolgente e struggente possibile, che culmina con la celebre aria «Amami, Alfredo, quant’io t’amo».
(Linda Barbieri)

Testi raccolti da Laura Bianchi. Foto di Alessia Santambrogio.

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