Nove metri quadri, il nuovo tour dei Perturbazione sbarca a Seregno

0 739

Immaginate di essere al liceo e di fondare una piccola band con alcuni vostri compagni di classe. Passate le ore in uno spazio piccolo, una sala prove improvvisata, magari in una cantina o in un garage, se non avete la fortuna di abitare vicino a un posto meglio attrezzato. Un nove metri quadri di minima superficie abitabile, caldissimo d’estate e ghiacciato d’inverno, tra cavi drammaticamente intrecciati, manici di strumenti che si scontrano, amplificatori che diventano all’occorrenza tavolino, guardaroba, sedia, svuotatasche e dispensa, un luogo da cui si esce ogni volta un po’ più sordi ma decisamente felici. L’avventura dei Perturbazione è partita proprio da una stanza di Rivoli, in provincia di Torino, più di vent’anni fa, ed è diventata la storia di un gruppo che ha all’attivo otto album, un’infinità di collaborazioni  e quasi settecento live in giro per l’Italia e l’Europa, dati che la connotano come una delle band pop rock più longeve del panorama musicale italiano.

perturbazione2

Dopo cinque anni, Tommaso Cerasuolo (voce), Alex Baracco (basso) e i fratelli Cristiano (chitarra) e Rossano Lo Mele (batteria) tornano al Tambourine di Seregno sabato 17 dicembre per la seconda tappa del 9mq tour, che segna un cambio di tendenza rispetto agli ultimi concerti, in cui si avvalevano della presenza di altri musicisti, tra cui la bravissima e sensuale Andrea Mirò. Un recupero delle origini accompagnato dal desiderio di azzerare le distanze tra loro e il pubblico, tra chi sta sopra e sotto i palchi, e di respirare di nuovo l’atmosfera di quella stanza in cui sono cresciuti e tutto è nato. In apertura si esibiranno i Doc Brown, band electro-pop brianzola, che a breve pubblicherà un nuovo disco, dopo l’EP A piedi nudi del 2015.

Per quel che mi riguarda, ho un ricordo bellissimo legato ad concerto dei Perturbazione al Carroponte di Milano di qualche anno fa; in quell’occasione Tommaso e soci, dopo il live ufficiale, sono usciti dal backstage con un paio di chitarre acustiche e hanno eseguito altri pezzi a richiesta seduti in mezzo alla poca gente rimasta. È qui che, tra bicchieri di vino e aneddoti, ho ascoltato la versione più spontanea ed emozionante di Palombaro, una tra le mie canzoni preferite dell’album Del nostro tempo rubato, a mio avviso un capolavoro in stile, contenuti e forma. Per questo, e per l’affetto incondizionato che provo per loro, sabato sera sarò lì, di nuovo, ad ascoltarli con lo stesso identico entusiasmo, anche se non nego di provare ancora un filo di dispiacere nel non vedere più tra loro due componenti storici, il chitarrista Gigi Giancursi e la violoncellista Elena Diana, che hanno lasciato la formazione alla fine del 2014, ma questo solo perchè sono un’inguaribile nostalgica sentimentale, una di quelle che sfiorano la patologia, per intenderci.

Comunque sia, i ragazzi meritano, e sono l’ennesima conferma che Torino ha qualcosa di magico, un ventre creativo e artistico che ha generato e genera tutt’ora musicisti davvero notevoli, band e cantautori capaci di alzare il livello della scena musicale italiana, che ultimamente, poverina, ha partorito di quei mostri da far rivalutare il Minotauro e  le Gorgoni, persino. Ma questa, in effetti, è tutta un’altra storia.

Ingresso a 10 euro con tessera Arci.

Lascia un commento