Neil e Willie forever Young: un trionfo al Market Sound

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Quale fosse questo rebel content adottato come nome del tour che lo ha portato lunedì sera nell’arena del Market Sound di Milano, Neil Young lo aveva definitivamente chiarito in un’intervista rilasciata a RaiNews qualche giorno prima della data di Piazzola sul Brenta. «Ho sempre amato l’Italia», aveva detto con la normale piacioneria che ogni artista riserva a ogni pubblico di qualunque luogo in cui si esibisca. Ma aveva aggiunto: «Soprattutto per il vostro legame con la terra e l’attenzione all’agricoltura. Non dobbiamo lasciare che i parassiti delle multinazionali si approprino di questa nostra risorsa come se fosse un loro bene privato».

È più o meno tutto qui il messaggio neo-hippie-ecologista che caratterizza l’impegno dell’ultimo Young, che di recente ha intensificato la sua attenzione verso l’agricoltura familiare contro i colossi dell’agribusiness, Monsanto in testa. Questa epica tipicamente americana della vittoriosa lotta dei Davide contro i Golia, Neil Young l’aveva iniziata nel lontano 1985 inaugurando il festival Farm Aid con l’amico Willie Nelson, da sempre cantore dell’America rurale. Oggi questa collaborazione prosegue idealmente con il sodalizio tra Young e i Promise of the Real, la band dei due figli di Nelson, Lukas e Micah, con cui Young aveva pubblicato nel 2015 l’album eloquentemente intitolato The Monsanto years, per poi proseguire quest’anno con un tour che ha portato l’inedita formazione a calcare il palco del Market Sound lo scorso lunedì.

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Terra, Earth, è l’altra parola chiave di questo Rebel content tour, scelta come titolo del live appena rilasciato tratto dalle date dell’anno scorso, e le stesse cinque lettere campeggiavano in bianco sulla maglietta nera che ha accompagnato Neil in tutte le date. Ma ben prima che il nostro si facesse intravvedere sul palco da sotto la tesa del suo caratteristico cappello, il pubblico del Market Sound ha avuto modo di assaggiare l’atmosfera attraversando le tende in fibra di un improbabile Neil Young village allestito nell’area dell’ortomercato che ospita la stagione dei live milanesi.

Sono circa le 21.30 quando il buio inizia a calare e le luci possono accendersi, illuminando la scena di alcune ragazze in tenuta bucolica – camicione a quadri e cappello di paglia – che fanno il loro ingresso sul palco innaffiando simbolicamente delle piante (ci è sembrata lavanda, per gli interessati di botanica). È qui che da un pianoforte posizionato in un angolo defilato vediamo esordire il protagonista della serata, che inizia a suonare le note di After the gold rush. È un regalo alla devozione dei fan commossi, ma anche un ideale ponte di collegamento tra la produzione degli anni d’oro e quelli più recenti dedicati all’impegno ecologista, e ce ne accorgiamo ricordando il verso finale: «flying Mother Nature’s silver seed to a new home in the sun» – «spedendo il seme argentato di Madre Natura verso una nuova casa nel cielo».

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Di qui inizia il viaggio nella gloriosa produzione acustica, attraverso classici come Heart of gold (per fortuna, perché non è sempre inclusa in scaletta) e The needle and the damage done. I fan storici – che tra i cinquemila ascoltatori sono la maggioranza, anche se per nulla schiacciante – sono stati accontentati, con il vicino genitore di un amico che si volta soddisfatto a dichiararci: «Io sono già contento così». E in effetti la scelta della scaletta iniziale sembra voler essere proprio un premio rispettoso e appassionato ai fedeli elargito con calcolo da Neil Young, che ha dosato con sapienza concessioni alle aspettative e scelte personali.

È infatti con Mother earth suonata all’organo che si chiude musicalmente la prima parte e allo stesso tempo si apre tematicamente la seconda. A fare da contrappunto alle contadine di apertura entrano infatti altrettanti figuranti in tuta anticontaminazione ed equipaggiamento da disinfestazione, con i fumi di scena a simulare il diserbante. L’allusione a Monsanto e all’effetto delle grandi corporation sull’agricoltura è fin troppo chiaro, casomai Young avesse avuto bisogno di ribadirci il messaggio. Entrano anche i Promise of the Real.

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La scaletta prosegue tra altri capolavori come Out on the weekend e Old man, con il nostro che di tanto in tanto distribuisce ciliegie – «Psychedelic cherries of Italy», ci informa – alla band e ai fortunati nel pit. Sin dall’ingresso i due giovani Nelson sembrano voler assecondare il vero protagonista lasciandogli adeguato spazio, fatta salva una parentesi in cui Lukas ritiene di dover omaggiare l’audience con una versione in un italiano lodevole di Nel blu dipinto di blu. Scelta discussa e accolta dal pubblico con reazioni miste; una coppia abbandona il concerto in polemica. È Willie Nelson senior a comparire sul palco in persona e a risollevare il tono, duettando con Young in Are there any more real cowboys? e nella storica On the road again. Ci saremmo ricordati solo in seguito che i due hanno rispettivamente 83 e 71 anni, e che lo dànno a vedere solo nell’aspetto.

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È in questo momento infatti che arriva il cambio di chitarra per Young e ha inizio la formidabile sequenza elettrica che ha occupato la parte centrale del live. Una inaspettata ma potentissima Powderfinger non fa rimpiangere l’epoca dei Crazy Horse, mentre il picco arriva con una sostenutissima Cowgirl in the sand, che gli assoli sospingono per oltre un quarto d’ora per l’estasi del pubblico. Il tenore rimane altissimo fino alla chiusura con Rockin’ in a free world, cantata da tutti come dalla più classica tradizione rock.

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Per la chiusura, l’omaggio è ancora a Willie Nelson con Young e i Promise of the Real che gli saltellano intorno tenendolo al centro. Con i bis, Young conferma la scelta di non voler cedere troppo né alla nostalgia né ai desideri del pubblico, e anzi spinge ulteriormente il suo messaggio duettando con Nelson in Homegrown, ma ancora una volta lo fa senza dimenticarsi del passato (il pezzo è di metà Settanta) quasi a voler rimarcare una ideale continuità che lo proietta nel futuro. A dargli ragione, quasi tre ore di concerto in cui Neil Young si esibisce con inesauribile energia e senza nessuna sbavatura, come non si vedeva da anni.

(Fotografie di Giuseppe Verrini, per gentile concessione)

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