Naufragando con il Management del Dolore Post – Operatorio

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Mercoledì 15 marzo, Segrate, palco grande del Magnolia. Ore 23.30. Romagnoli guarda fisso davanti a sè mentre cita Baudelaire facendogli il verso con voce nasale. La folla si agita come alghe mosse da una corrente invisibile. Poi si lascia cadere sulle decine di mani che, tese verso di lui, gli toccano faccia, capelli, culo. E canta. I concerti dei Management sono liberatori. Stare compressi tra gente sudata e doversi fare strada a spallate diventa piacevole se intanto si urla a squarciagola «Lasciatemi divertire».

Luca è un dionisiaco, celebra le passioni carnali, gli piace bere e mangiare e in paradiso si annoia. È un predicatore, e inserisce tra un brano e l’altro perle di saggezza personali: «Va bene arrendersi, non è vero che bisogna sempre rialzarsi, basta aver giocato in attacco»; «La poesia la fa chi perde»; «Troverai sempre un perverso pronto a sborrare sui tuoi difetti». Tempo fa, a un altro concerto, aveva criticato il suo insegnante di recitazione, ma la sua presenza scenica, la modulazione della voce e il tono teatrale delle sue declamazioni lascia intendere che qualcuna di quelle lezioni abbia dato i suoi frutti.

Rispetto agli album precedenti, i Management del Dolore Post-Operatorio sono cresciuti. I testi sono molto più profondi, introspettivi e complessi, e loro sono in grado di eseguire sia brani energici che lenti senza cali di adrenalina, rendendo l’esperienza più completa, alternando momenti di sfogo ad altri riflessivi (che servono anche a riprendere il fiato per il pogo successivo).

Nei nuovi brani Romagnoli è riuscito a dare spazio, oltre che al suo corpo, alla sua mente. Quando eseguono Naufragando, anche se recita, non è artefatto. È una canzone sentita e personale e la canta a occhi chiusi. Anche gran parte del pubblico ha gli occhi chiusi, si lascia trasportare dalla musica e il naufragare in questo mare è dolce. Si ha la sensazione che questa band sia in grado di stapparti, che le corde che tocca e la sequenza in cui lo fa siano la chiave per lasciarti andare. Essere lì in quel momento vuol dire abbandonarsi completamente alle onde sonore, senza che esista nient’altro.

Alla fermata del pullman per tornare a Milano qualcuno fuma, un ragazzo finisce il suo fondo di birra, altri due riguardano i video che hanno girato nel corso della serata. Forse anche per la stanchezza sono tutti piuttosto silenziosi. Io ho l’impressione che, terminato un momento magico, ognuno si sia ritirato nel proprio guscio.

(Foto di Franz Lenti)

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