Michael Nyman chiude il Festival Como città della musica e rende omaggio a Nizza

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Il passaggio di testimone tra le note del Festival Como città della musica e i lungometraggi del Lake Como film festival, che si succedono senza soluzione di continuità nell’Arena del Teatro Sociale, fin dalla prima edizione di quest’ultimo avviene con un appuntamento che unisce le due arti. E quest’anno si tratta di un evento d’eccezione grazie alla presenza,  di Michael Nyman, domenica 17 luglio alle 21.30, compositore inglese che tanto ha dato alla Settima arte, in una performance per pianoforte solo (biglietti da 20 a 15 euro). Dalla lunga collaborazione con Peter Greenaway (del quale verrà proiettato I misteri del giardino di Compton House lunedì 18) passando per Lezioni di piano di Jane Campion, dove la colonna sonora gioca un ruolo da coprotagonista rispetto agli interpreti. E per il maestro, che ha accettato di rispondere a qualche domand di BiBazz, si tratta di un ritorno nella nostra città: «Como è un luogo molto importante e sono contento di suonarci ancora perché la prima apparizione assoluta della Michael Nyman Band avvenne proprio qui, per l’Autunno musicale alla fine degli anni Settanta. Italo Gómez ammirava la mia musica».
Ha preparato un programma speciale per questa occasione?
Intendo iniziare con la mia colonna sonora per il film di Jean Vigo À propos de Nice (A proposito di Nizza, ndr.) in memoria del grande numero di persone che sono state assassinate e ferite il 14 luglio sulla promenade des anglais, dove è stato girato quel capolavoro.

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Comporre per il cinema è differente dallo scrivere musica senza riferimenti visivi?
Non sono mai stato un autore di colonne sonore, nel senso tradizionale del termine, ma ho sempre avuto la fortuna di collaborare con direttori intelligenti che volevano della… “Michael Nyman music” per accompagnare e rendere vivo il loro lavoro. Quindi la differenza fondamentale tra lo scrivere musica “per me” e “per loro” è che il film riguarda un soggetto, ha uyno svolgimento e riferimenti che sono decisi da altri artisti e non da me. Il mio compito è trovare un modo per adattare queste idee al mio linguaggio. Quando queste idee mi “costringono” a pensare in modo differente alla mia musica, ecco che abbiamo una combinazione ideale tra il lavoro del regista e del comoisitore.
E com’è cambiato il suo rapporto con il pianoforte?
Non ho più suonato brani altrui da quando ho terminato gli studi, quindi sono un genuino “compositore – pianista”. E ho due obiettivi come strumentista: scrivere tutta la mia musica con il pianoforte e essere il pianista e direttore musicale della Michael Nyman Band. Quando ho ascoltato esibirsi da solo, anni fa alla Barbican concert hall, ho capito che anche io potevo suonare concerti per piano solo. Ho inaugurato la mia etichetta personale con un disco chiamato The piano sings e da allora alterno l’attività solistica a quella della band.
Anche in questo caso si tratta di due mondi diversi anche se complementari.
Sì. La musica per pianoforte solo è, generalmente, più riflessiva, e io ne ho il controllo totale mentre con la Michael Nyman Band entrano in gioco maggiori dosi di energia e coordinazioni e un mondo musicale che, a distanza di quarant’anni, mi intriga ancora moltissimo.

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In questo concerto verranno proiettati anche i suo video. Come interagiscono le immagini e la musica?
È un aspetto importante e io sono ancora affascinato e stupito dalla combinazione di queste due arti, talvolta proposte separatamente, altre assieme. Visto che io sono l’equivalente di un fotografo da strada, come videomaker, sono affascinato osservando da vicino l’effetto costantemente cangiante dell’interazione tra immagini trovate e quelle realizzate e come, in un contesto live, possano influenzarsi l’un l’altra.
I prossimi progetti?
In Italia realizzerò una grande installazione a Palazzo Vecchio, a Firenze, di War work: 8 songs with film dedicato alla Prima guerra mondiale e dove presenterò un remix dal vivo del mio film Nyman with a movie camera ispirato a L’uomo con la macchina da presa di Dziga Vertov. A quest’ultimo ho dedicato un’opera: molto del mio tempo è occupato dalla scrittura di sinfonie. Ne ho scritte, a oggi, quattordici. Quasi a completare un cerchio, il direttore della fotografia di À propos de Nice fu Boris Kaufman, il fratello di Vertov.

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