McDermott, il beautiful loser torna a Cantù

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https://pbs.twimg.com/media/CgwyNc5W4AAM4Al.jpgTorna la grande musica d’autore lunedì 18 settembre alle 21.30 sul palco del club canturino All’unaetrentacinquecirca di via Papa Giovanni XXIII 7. Michael McDermott presenterà i brani del suo ultimo album Willow springs in compagnia della band Gary Hudson (elusivo quanto abilissimo chitarrista della provincia di Treves). Secondo Stephen King, Michael è «uno dei migliori cantautori del mondo e, probabilmente, il più grande talento sconosciuto del rock’n’roll degli ultimi vent’anni». Può sembrare un’esagerazione, ma chi si è avvicinato a questo artista di Chicago non può che esserne rimasto profondamente colpito. Magari è acccaduto ai tempi di 620 W. Surf, un disco frutto di un contratto discografico di quelli che tanti possono solo sognare, lanciato con un grande battage pubblicitario. «Il nuovo Dylan», dissero alcuni, «Il nuovo Springsteen», sostenevano altri, ma chi è pratico di cabala rock sa che queste etichette portano una sfiga tremenda e rischiano di affossare una carriera. Un pericolo che McDermott non è riuscito a evitare. Aveva solo vent’anni quando esordì e a 24 era già «finito, dimenticato», come racconta con la stessa brutale onestà che gli consente di ammettere, a occhi asciutti, di avere percorso quella scala in discesa che, a sua volta, appartiene alla migliore (migliore?) tradizione rock. Un declino che sembrava inarrestabile, al punto che il musicista divenne perfino ispirazione per un cult movie, Rounders – Il giocatore, dove il personaggio interpretato dal protagonista, Matt Damon, si chiama proprio Mike McDermott. Non è stata la visione di quella pellicola a interrompere il cammino verso l’autodistruzione, bensì – soluzione altrettanto cinematografica – l’incontro con l’amore della vita, Heather Horton. Ora Michael è marito e padre, maggiormente consapevole delle sue responsabilità verso gli altri e verso se stesso.

Qualche anno fa ha anche messo assieme una band “più folk che rock”, dice, per colorare di violini e mandolini le sue canzoni, lo stesso sound che rende preziose le West Side stories che aveva cantato anche a Cantù due anni fa. Un gran bel disco come questo Willow springs, pubblicato anche in Italia da Appaloosa che, con una scelta intelligente, ha inserito nella versione nostrana del cd le traduzioni dei testi, consentendo un’assoluta comprensione delle opere di un grande che, forse, non conoscerà mai più il successo commerciale a cui aspirava in gioventù, ma che sicuramente sa regalare emozioni a un pubblico molto più attento e devoto, come quello che non mancherà l’appuntamento canturino. Ingresso a 10 euro.

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