Max Gazzè illumina il Border Live festival di Chiasso

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Ci voleva un Romanaccio de li castelli per scardinare la granitica, proverbiale puntualità svizzera.

20160902_215546Perchè re Maximilian tutto può, perchè a re Maximilian tutto è concesso (e perdonato). Accade proprio questo, durante la seconda serata del Border Live Festival di Chiasso: la folla attende, il presentatore tenta di intrattenerla (il verbo tentare non è usato a caso, credetemi), il dj, presente sul palco, fa quel che può. Max Gazzè si fa desiderare, può permetterselo, anche su suolo elvetico. Finalmente, qualche minuto prima delle dieci, fa capolino da dietro le quinte, col suo solito sorriso sornione e i musicisti, amici di una vita. Pochi secondi ed è La favola di Adamo ed Eva il brano di apertura della serata, che ci riporta subito indietro di diciotto anni (niente di meglio per ingraziarsi i presenti, anche se le mie cornee portano ancora impressi laser e luci strobo, ma nulla che un buon trapianto non possa risolvere, tranquilli), seguito da una più recente I tuoi maledettissimi impegni, che di anni ne ha solo tre ma si difende bene, e dalla nuovissima Mille volte ancora, secondo singolo del suo ultimo album. Un viaggio nel tempo senza Delorean, che va da Un uomo diverso a Il solito sesso, da Nulla a Su un ciliegio esterno, della quale Gazzè narra la storia, scherzando sul cambio in franchi di un milionequattrocentotrentamila (lire)  e sul quantitativo di liquirizia che Gianni il sergente, vestito elegante avrebbe potuto acquistare con quella cifra. Alle spalle dei musicisti scorrono immagini, i pannelli dello sfondo diventano albero, sfere, lampi, lettere e spirali, in un susseguirsi di colori e luci, che abbagliano, rapiscono, ipnotizzano, a tratti accecano, persino (daje coi watt, Max, sfogate). Teresa, Comunque vada e Raduni ovali precedono Ti sembra normale, «una canzoncina che possiamo cantare tutti insieme» ed Edera, eseguita in versione voce e piano insieme al tastierista Clemente Ferrari. 20160902_224700
Max siede al centro della scena e presenta i suoi, con i quali ha «un legame fraterno, la chiave per riuscire a suonare così con tanto entusiasmo e così a lungo come facciamo noi da quasi vent’anni»; entrano, in ordine, il batterista Cristiano Micalizzi, tirandosi dietro una cocktail drum («che si presume si possa suonare solo tra le sette e le otto di sera»), lo stesso Ferrari armato di fisarmonica bianca, il chitarrista Giorgio Baldi con una chitarra acustica e Massimo Dedo, nella doppia veste di chitarrista elettrico e trombonista. Dopo aver chiesto un valzer ticinese e aver ottenuto l’accenno di uno viennese, Max e la sua band regalano un pregevole momento acustico con Il timido ubriaco, L’uomo più furbo e Mentre dormi, l’introduzione della quale è affidata al trombone di Dedo, che si rende protagonista di un simpatico siparietto, nel quale imita, con lo strumento, uno sberleffo in stile clown, il barrito di un elefante e il cambio delle marce nella parabolica di Monza durante il Gran Premio. A chiudere questa parentesi ci pensa Cara Valentina, portatrice di un delizioso assolo di fisarmonica e di un caciaronissimo coro a cappella del pubblico sul tormentone finale (per esempio / non è vero / che poi mi dilungo spesso / su un solo argomento), lungo abbastanza da consentire a tutti i musicisti di rioccupare i posti originari e concludere il pezzo in elettrico.
È la volta di citare gli amici, quei Niccolò Fabi e Daniele Silvestri con i quali ha condiviso «una bellissima esperienza dal punto di vista artistico e umano», intonando la bellissima L’amore non esiste, pezzo che adoro e che trovo straordinario.20160902_231556

A cuore scalzo (con quell’inciso lì, un po’ Where is my mind dei Pixies e Io sto bene dei Cccp) apre la strada a un divertente filmato, in cui predicatori americani si battono il petto, gridano e intonano sciamannati canti rivolti a Dio (e tra loro pure il reverendo Brown di Eddie Murphy ne Il principe cerca moglie); poi un organo da chiesa, l’ingresso di un vescovo in rosso e tacco dodici, un campanello che suona e il pubblico che si scatena con Sotto casa e il suo travolgente ritornello.

I musicisti escono dal palco, ed è un filmato in pieno stile Amarcord a catturare l’attenzione di tutti: è il 1996, con la scena iniziale di Trainspotting, un Max Gazzè giovane e dalla zazzera ribelle (più di adesso, giuro), una biondissima e procace Pamela Anderson in Baywatch, e poi Berlusconi, Baudo e l’inaugurazione della pay tv, una meravigliosa Anna Marchesini, la morte di Marcello Mastroianni a Parigi, il discorso prima della battaglia finale di Mel Gibson in Braveheart, Denny Mendez incoronata Miss Italia. Si diffondono intorno le atmosfere cupe ed elettroniche di Il bagliore dato a questo sole, brano scritto da Max in quell’anno e contenuto nel suo primo album Contro un’onda del mare. «A quei tempi vivevo in un appartamento di 45 metri quadrati, era un seminterrato con una sola piccola finestra rettangolare che dava sul marciapiede. Io vedevo solo le scarpe della gente che passava, c’era umidità e puzza di fogna, quindi, in quelle condizioni, non potevano che nascere brani rigorosamente in mi bemolle minore apocalittico, come se non ci fosse un domani. Dopo poco mi sono trasferito in una casa leggermente più grande, 55 metri quadrati, però aveva una finestra normale che potevo aprire, e si affacciava su un albero, che ovviamente ostruiva ogni passaggio di luce. In un giorno particolarmente assolato del luglio del 1997, i raggi del sole, filtrando tra i rami, mi hanno portato a comporre questa canzone» dice Max, presentando Vento d’estate, scritta insieme a Niccolò Fabi. L’ironica Annina e l’esplosiva La vita com’è lanciano il gran finale con Una musica può fare, sulla quale Gazzè gioca col basso, metà mago e metà equilibrista.20160902_233529

Saluti, inchini e applausi, tanti e meritati, per una performance decisamente positiva, dalla giusta energia, capace di coinvolgere i presenti e mostrare loro la bravura dei professionisti. E, ti dirò, caro Max, ti perdono pure il non aver fatto, per l’ennesima volta, L’amore pensato, una delle mie canzoni preferite. Ti perdono, ma solo per questa volta. Gazzè avvisato, mezzo salvato. Che si sappia.

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