Lostileostile: l’ultimo disco dei Marta Sui Tubi – Parereostile: il mio

0 552

Sarò onesto, volevo romanzarla, volevo essere il più politically correct possibile, perché io loro li ho amati fin dal primo disco. Ho una sorta di debito morale ed emotivo nei confronti dei Marta Sui Tubi. Mi hanno accompagnato in momenti belli e in altri momenti che di bello non avevano nulla. Mi hanno divertito e commosso. Mi hanno fatto sussultare davanti a istantanee di lucida genialità lirica e strumentale.Marta-sui-tubi-e1458759362837

Io gli voglio bene, veramente bene perché, nonostante tutto, nonostante di incontri con alcuni mostri sacri della mia adolescenza ne abbia fatti (non quanti ne desiderassi, ma comunque ne ho fatti), nessuno come Carmelo (Pipitone, mastodontico chitarrista) ha saputo dirmi due parole in croce abbastanza solide da farmi capire che la mia gratitudine nei confronti della band messa assieme a Giovanni (Gulino, cantante) era apprezzata e che lui era veramente felice di sentirmi dire ciò che avevo da dirgli. Mai mi è capitato prima di allora di incontrare un artista di questa caratura e che questo sia sceso dal quel simbolico piedistallo che li distingue da noi che della loro arte ci nutriamo e di vedere l’essere umano che ti parla trattandoti alla pari. Quindi, per questo motivo, sarà duro scrivere ciò che sto per scrivere.

Per dirla tutta, stavo cercando di tirar su mille scuse per non farlo, ma alla fine è andata così: sono seduto sul mio divanetto rosso tutto scassato, nella mia stanza polverosa e, da sotto il soppalco Ikea di seconda mano, spippolo la tastiera del mio portatile chiacchierando con un’amica che ha grandi progetti, un disco pronto per la stampa, mille orizzonti da valutare, mille possibilità e qualche incertezza quando, nel mentre, fa capolino nella chat del noto social-network lui, che ieri legge, scritto a chiare lettere sul mio profilo, l’amarezza del fan che ha appena realizzato che il suo ultimo ascolto è stato quello che è stato.

«I Tarma Sui Muri. Me li stronchi per bene per BiBazz?»
«Guarda, ora come ora non ho voglia. Appena la trovo lo faccio»
«Fossi in te scriverei che non hai voglia. Che non sei ispirato. Che non ti viene. Un po’ come avrebbero dovuto dirsi loro prima di sfornare un disco marroneo.»

Ecco, mi è venuta voglia di scriverne e di seguito c’è esattamente tutto quello che penso: Nonostante siano passati dei begli anni dalla loro ultima uscita discografica e che quindi di tempo e ispirazione potevano raccoglierne a mazzi, ascoltando Lostileostile la prima e unica impressione che ho avuto è quella di esser di fronte a una band che cerca di mantenere un rapporto con il passato senza riuscirci minimamente. La sensazione che ho avuto nell’ascoltarlo è che abbiano cercato di buttare un sacco di roba nel pentolone, di distanziarsi notevolmente dalla formula canzone e che la parola d’ordine fosse virtuosismo. In questo disco non c’è nulla di geniale, nessun tipo di balzo emotivo, nessun testo che mi abbia preso a schiaffi, fatto commuovere o fatto ridere come in passato. Di ispirazione nemmeno l’ombra, solo paroloni detti alla velocità della luce e amplificatori/compressori al limite del fastidioso.

cover1. Amico pazzo
2. +D1H (Più di un’ora)
3. Con un sì
4. Da dannato
5. Il delta del poi
6. Spina lenta
7. Rock + Roipnoll
8. Un amore bonsai
9. Un pizzico di te
10. Qualche kilo da buttare giù
11. La calligrafia di Pietro
12. Niente in cambio
13. L’impossibile

E pensare che consideravo il disco sanremese un passo falso dal quale si sarebbero sicuramente ripresi una volta calata la pressione dal comprensibilissimo «Dobbiamo fare un paio di pezzi da vender bene, dobbiamo fare il botto!» e invece, non si sa perché, pare abbiano messo assieme suoni heavy (loro che erano IL sound minimal per eccellenza nel nostro paese), un vaffanculo qua e un porca puttana là e dei testi che mia cugina di dieci anni ne scriveva di più profondi e meno scontati. In confronto il lavoro precedente sembra il loro picco artistico.

Auto-plagi imbarazzanti, pezzi che scorrono senza lasciar niente, se non una carica di bassi profondi e chitarroni inutili. Inutili.

In Un pizzico di te si chiedono «Che odore avrà l’anima?»
Se somiglia vagamente all’odore di ‘sto disco…

Lascia un commento