Les Fleurs Des Maladives: Il rock è morto dal vivo a Milano

1 1762

Pitagora considerava il tre un numero perfetto, in quanto sintesi del pari e del dispari. Per i cinesi, ancora oggi, simboleggia la totalità cosmica, formata da cielo, terra e uomo. Tre le dimensioni degli oggetti, tre le divinità principali di molte religioni, tre il numero che più ricorre nella Divina Commedia di Dante Alighieri. Tre sono anche Les Fleurs Des Maladives, band comasca che da dieci anni, con una cruda vena cantautoriale, reinterpreta lo spirito rock’n’roll puntando tutto sui testi e sulla bellezza cinica della verità.

Dopo una demo capace di strappare un bel commento a Mauro Pagani, nel 2007 il gruppo pubblica Antinomìe EP (autoprodotto), e nel 2009 Nada Malanima canta Novembre, una canzone dell’EP, includendola nel suo album Nada live Stazione Birra (Rai Trade).

È del novembre 2013 l’album di debutto Medioevo! (Zeta Factory / Master Music), la cui title-track, primo singolo estratto, diventa video RockTV Pass su RockTV. Nel 2014 il brano Dharamsala è premiato da Amnesty International per l’impegno nei diritti umani e Amoxicillina, secondo singolo del disco, esce con un videoclip in esclusiva per Rockerilla. Medioevo ottiene ottime recensioni: da Il Fatto Quotidiano a RockIt, passando per Buscadero e Internazionale, i media parlano di fresco rock d’autore, di grunge-stoner anni Novanta dai riff decisi e aggressivi, di testi che evocano la perizia del miglior Agnelli, di atmosfere energiche vicine ai Ministri.

In copertina, Mark David Chapman, elaborazione della foto segnaletica scattatagli alla centrale di polizia di New York il 9 dicembre 1980, subito dopo aver sparato a John Lennon.

Dopo aver firmato per Ostile Records (già etichetta di Blastema e Casablanca), Davide Noseda (voce e chitarra), Ugo Canitano (basso) e Alberto Maccarrone (batteria) hanno da poco lanciato il loro secondo disco, Il rock è morto, prodotto da Max Zanotti (Deasonika, Rezophonic, Casablanca) e distribuito da Believe.

«Il disco verte sul concetto Il rock è morto – mi racconta Davide, leader della formazione – frase che, negli ultimi tempi, chiunque si approcci a questo genere musicale si sente dire. Noi abbiamo preso spunto da questo e, in modo molto provocatorio, vi abbiamo costruito intorno i dieci brani contenuti nell’album. Non vogliamo criticare nessuno, ma esporre il nostro punto di vista, perché il rock è ben lungi dall’essere morto, ha molto da dire ancora, bisogna solo sapere come fare. L’idea è piaciuta molto anche a Zanotti, e sotto la sua direzione artistica siamo riusciti a realizzare un prodotto a filiera corta: il disco infatti è stato registrato quasi interamente a Ronago (CO) al Casablanca Studio di Max, ad eccezione delle batterie, incise presso Emit Feltrinelli di Milano da Alberto Skizzo Bonardi, che si è occupato anche del mixaggio, mentre alla masterizzazione ha provveduto Maurizio Giannotti del Newmastering Studio, sempre di Milano. Abbiamo lavorato tantissimo sulla preproduzione, che è durata più di sei mesi, curando in particolar modo i suoni, mantenendo le suggestioni e l’impatto di un live, senza particolari contraffazioni da studio, in modo da superare la distanza tra quello che si sente in digitale e quello che si vive dal vivo, per ottenere un’impronta sonora ricercata e innovativa dal cuore anni ’70 riducendo al minimo il processo di editing. Il messaggio del rock deve essere consegnato in modo diretto, senza artifici, rendendo tutti partecipi dell’essenza più pura di questo genere musicale. Sul palco, facendo nostra una citazione dal film Fight Club siamo come scimmie spaziali pronti per il lancio: abbiamo una meta e vogliamo raggiungerla.»

Il rock è morto, che ha visto la luce il 20 marzo, è stato anticipato lunedì 27 febbraio dall’uscita del primo singolo Homo Sapiens, accompagnato dal video del giovane regista Francesco Collinelli (già regista del video di Amoxicillina), liberamente ispirato a 2001: odissea nello spazio di Stanley Kubrick, che godrà di un’importante esclusiva per tutta la settimana.

«Il singolo gira tutto intorno a un concetto, che porta a un’inevitabile domanda – riprende Noseda – L’essere umano è l’unico animale ad avere avuto un impatto così forte sul pianeta Terra da meritarsi il nome dell’era geologica in cui vive, l’Antropocene e, secondo la teoria dell’evoluzione di Darwin, la specie che ha più chance di sopravvivenza è quella che meglio si adatta ai cambiamenti dell’habitat circostante.Riuscirà l’Homo Sapiens, per natura votato alla distruzione, ad adattarsi agli sconvolgimenti da lui stesso provocati? Probabilmente lo scopriremo nella prossima era geologica, ma nel frattempo non sarebbe male iniziare a pensarci. È un brano a suo modo ambientalista, in cui gli effetti della fragilità umana sul nostro pianeta disegnano un destino forse inevitabile. È un brano a suo modo ambientalista, in cui gli effetti della fragilità umana sul nostro pianeta disegnano un destino forse inevitabile. Il video è una sorpresa di cui non vogliamo svelare nulla, se non che ci saranno delle scimmie, ma possiamo assicurare che la nostra idea è assolutamente antecedente a quella di Francesco Gabbani, vincitore dell’ultimo festival di Sanremo».

Le tracce dell’album si arricchiscono di citazioni e luoghi reali, amalgamati a elementi della pop-culture e dell’attualità, da Fabrizio De André ai Sex Pistols, dal disastro di Chernobyl alla strage del Bataclan, dal mondo fashion del Naba di Milano agli incubi dell’era post-moderna. Tra loro, anche Le tre verità, un omaggio a uno dei brani più visionari di Lucio Battisti, targato 1971, che vanta la straordinaria partecipazione di Alteria (Rezophonic), una delle voci rock e front woman più apprezzate del panorama musicale italiano.

«Abbiamo incontrato Alteria per caso, mentre eravamo in studio da Zanotti – prosegue – e avevamo in mente di inserire nell’album questa canzone di Battisti, che è una delle mie preferite da sempre. La prima parte, per rispettare la trama, è cantata da una donna, e Max ha proposto di chiederlo ad Alteria. Lei ha accettato al volo, confidandoci di amarla moltissimo e apprezzando il nostro arrangiamento del brano.»

Il release party del disco, che si terrà sabato 25 marzo all’ARCI Ohibò di Milano, sarà ricco di sorprese e di ospiti, tra cui gli stessi Zanotti e Alteria, e in apertura suoneranno i Fitzcataldo, power-trio milanese dalle influenze indie-rock anglosassoni. Una grande festa all’insegna del rock più genuino, autentico ed esplosivo che si possa immaginare, carico di senso e significato, dove l’ironia gioca l’importante ruolo di raccontare la verità per com’è, senza fronzoli e abbellimenti. Obiettivo raggiunto, dunque, per la band il cui nome è liberamente ispirato alla dedica iniziale de I fiori del male di Baudelaire: De la plus profonde humilité / Je dédie / Ces fleurs maladives, perché spesso la cultura passa anche attraverso una chitarra distorta. E meno male.

(foto di Matteo Quitadamo)

1 commento

24 febbraio 2017 alle 18:13

Bravi Bravissimi !!!

Lascia un commento