Le grandi guerre di Massimo Bubola

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È stata una serata da incorniciare, quella delle Primavere de La Provincia al Teatro Sociale. Merito di un cantautore intenso e sensibile come Massimo Bubola, che ha richiamato il pubblico delle grandi occasioni che ha riempito platea e palchi ed è rimasto ad ascoltare questi canti della Grande guerra in religioso silenzio.

Pubblico delle grandi occasioni al Sociale per le Primavere de La Provincia

Anche troppo religioso: lo ha sottolineato l’artista stesso in uno dei suoi numerosi intermezzi, sdrammatizzando un po’. In quarant’anni di dischi, Bubola si è sempre segnalato per una coerenza artistica che, in Italia, equivale quasi a un suicidio commerciale. Ne è consapevole e non può che rammaricarsi, tra lo stupore e la costernazione, del piattume culturale che lo (e ci) circonda. La musica svilita a sottofondo, a intrattenimento televisivo, il perseguimento di un non meglio definibile “successo” che ha definitivamente preso il sopravvento sull’arte, lo spettacolo triste di chi è convinto di contare (e di cantare), di essere rilevante in un mondo che è, invece, pronto a masticarlo e a sputarlo con sprezzante indifferenza.

Lucia Miller e Massimo Bubola

Ecco, tutto questo non appartiene al mondo di Bubola, che è fatto di poesia, di letteratura, di cultura, di musica, di cinema, senza distinzioni tra generi, media, arte alta e bassa. Perché non c’è solo la Grande guerra. Ci sono anche le guerre quotidiane, più o meno grandi, che un uomo di cultura è costretto a combattere per potere sopravvivere. Rientra tutto in un quadro di profonda consapevolezza dei propri mezzi e del proprio ruolo. Che è quello del microfono, del megafono, della voce che ricorda, in questo caso, voci del passato che non ci hanno abbandonato. Come stride con la vacuità contemporanea, la composta rassegnazione di canti che Massimo ha rivisitato con scarna intensità, restituendo potenza a ogni singola parola. Ponte de Priula, Sui Monti Scarpazi, Bombardano Cortina, Tapum e tutte le altre.

Thomas Sinigaglia, Lucia Miller, Massimo Bubola, Enrico Mantovani e Alessandro Formenti

C’è spazio anche per il passato artistico di Bubola, ed entra in gioco quella coerenza che lo contraddistingue. C’era la guerra anche quando scriveva per De André, nell’amore diverso di Andrea, nella mattanza di Fiume Sand Creek, c’era la guerra anche nella struggente Rosso su verde, tratta dalla lettera che un suo prozio scrisse alla sua amata prima di morire in battaglia. Quando spiega la genesi di questo brano, l’artista non sa trattenere l’emozione e, assieme a lui, tutto il Sociale ha il groppo in gola. Anche da un punto di vista spettacolare la cornice è stata impeccabile. La serata è stata aperta da uno spezzone del capolavoro Orizzonti di gloria di Stanley Kubrick, con una visione realistica e terribile della trincea e dell’assalto, la stessa che vissero i nostri bisnonni cento anni fa poi commentata da Andrea Giordano del Lake Como film festival.

Quando “splendida cornice” non è solo un modo di dire

Un eccellente viatico per le due ore successive: dopo i saluti del direttore de La Provincia Diego Minonzio, la Eccher Band che accompagna Bubola ha raggiunto il centro della scena. Enrico Mantovani (mandolino e chitarra), Alessandro Formenti (basso) e Thomas Sinigaglia (fisarmonica) forniscono un accompagnamento discreto e funzionale alla voce di Bubola contrappuntata da quella dolcissima di Lucia Miller che rende ancora più penetranti i testi del cantautore e quelli di questi poeti sconosciuti di un passato che è arrivato fino a noi anche grazie alla musica.

Intensità di un grande artista

(Foto di Andrea Butti)

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