Musicisti da vicino: le interviste del Tremezzina Music Festival

le-dolenti-note-dei-fiati-le-interviste-del-tremezzina-music-festival
0 624

Notte bandita è il tema della prima serata del Tremezzina Music Festival al Parco Teresio Olivelli di Tremezzo. La line-up prevedeva, infatti, le esibizioni degli Ottavo Richter e della Banda Osiris, veri e propri furfanti nel panorama musicale italiano: le due formazioni basano la loro cifra stilistica su un mix di musica, ironia e teatro. Durante la serata chiacchiero con entrambi i gruppi, cercando di approfondire quella che è la loro propria natura di performer, sia musicale che teatrale. Iniziamo con gli Ottavo Richter.

Sul palco siete dei veri e propri performer. In che percentuale la performance teatrale influenza il vostro mestiere di musicisti?
Sicuramente migliora la performance musicale. Se ci divertiamo noi, c’è anche una migliore risposta da parte del pubblico. L’abbiamo capito un po’ col tempo, guardando anche alla Banda Osiris, che è una sorta di riferimento ideale per noi.

Durante la performance scherzate, vi muovete e coinvolgete il pubblico. Cos’è per voi l’improvvisazione?
L’improvvisazione è non fare le prove, per essere sicuri che esca comunque qualcosa di buono. Noi non proviamo mai.

Ottavo Richter

Passiamo alla musica. Oltre che con chitarra, basso e batteria, vi scatenate anche con i fiati. Vi sentite dei rocker?
Sicuramente sì. Prima lo eravamo di meno, eravamo molto più sul jazz. Siamo diventati giovani col passare del tempo. Noi siamo rock’n’roll dentro, e quando abbiamo scoperto la nostra anima da rocker non l’abbiamo più abbandonata. Ora ci definiamo una boy band del vecchio millennio.

Due vostri fan mi hanno lasciato una domanda (in stile Ottavo Richter) da porvi: aspettavamo la canzone Il distillatore, pezzo forte del vostro repertorio, che però non avete eseguito. Qual è il vostro rapporto con i distillati e con i distillatori?
Beviamo birre, vini. Da giovani amavamo i distillati. Poi, quando siamo diventati una vera e propria boy band, abbiamo capito che o c’era la birra o c’erano gli stupefacenti. Noi abbiamo scelto la birra. I distillatori sono invece nostri amici, suoniamo spesso nelle distillerie.

Chi sono stati i vostri punti di riferimento artistici?
I nostri punti di riferimento sono tanti. Negli Ottavo Richter siamo tutti diversi, e provenendo tutti da diversi generi musicali, ognuno ci mette la sua parte: c’è chi arriva dalla bossa nova e chi arriva dal jazz. Siamo un minestrone di generi musicali.

Il trombettista degli Ottavo Richter Raffaele Kohler circondato dalla Banda Osiris

Il trombettista degli Ottavo Richter Raffaele Kohler circondato dalla Banda Osiris

Dal latin al jazz, dal blues al punk, gli Ottavo Richter non pongono alcun limite ai loro concerti.


Eccoci invece con la Banda Osiris:

Il racconto e la parola hanno un valore fondamentale in quello che fate. In che proporzione valgono la musica e le parole nelle vostre performance?
Diciamo che si equivalgono, noi proveniamo dalla musica ma anche dal teatro. Il nostro lavoro sta a metà strada fra le due cose. Cerchiamo di trovare una via di mezzo, ma di solito è la musica che guida, anche se giochiamo molto anche con le libere associazioni di parole.

Sul palco i vostri strumenti sembrano parlare, avere un’anima. È davvero così? Fate parlare lo strumento o viceversa?
Diciamo che è più lo strumento a fare parlare noi. Lo strumento diventa la nostra maschera, e spesso lo usiamo come vero e proprio oggetto, non solo come strumento musicale ma come parte di una scenografia. È un elemento che abbiamo rubato ai cartoni animati.

La Banda Osiris sarebbe la perfetta protagonista per un cartone animato, non credete?
Il nostro massimo sogno è diventare un cartone animato. I cartoni animati sono stati una delle maggiori fonti di ispirazione, e negli anni novanta siamo persino finiti in una puntata di Topolino.

Vi sentite degli attori o dei musicisti sul palco?
Chi sale su un palco è un attore per principio. Siamo performer, ma recitiamo comunque noi stessi. Il copione che abbiamo lo scriviamo su noi stessi, quando prendiamo testi scritti da altri dobbiamo sempre fare un lavoro di trascrizione per adattarlo. Sul palco siamo noi stessi alla massima potenza. Stare sul palco ti permette di fare tutto quello che vuoi, e il teatro, con il pubblico dal vivo, è la dimensione che a noi piace di più.

Le dolenti note è uno spettacolo sul mestiere del musicista. Qual è la nota più dolente dell’essere musicista?
Quella di non essere riconosciuti. Questa è la nota dolente, almeno in Italia, per tutto il lavoro e le fatiche che fanno i musicisti. Quella cosa per cui quando ti chiedono «Che lavoro fai?», tu rispondi «Il musicista», e ti chiedono ancora «Ma di lavoro cosa fai?».

Ed è proprio una nota dolente, quella dell’essere musicista, artista o attore. Meno male che c’è la Banda Osiris a farcelo presente. E meno male che ci sono anche gli Ottavo Richter, con la loro simpatia, a cantare di distillatori e a rievocare lo spirito di Kurt Cobain (sì, al Tremezzina Music Festival è successo anche questo). A giovedì sera, dunque, per la seconda serata, con Filippo Vignato Trio e il duo Baba Sissoko e Antonello Salis.

(Foto di Edmondo Canonico)

Lascia un commento