Le cupe vampe di Giovanni Lindo

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“Montano, italico, cattolico romano, cuor contento nel tempo dello sgretolamento”. Da questo verso, che ben sintetizza l’ultimo capitolo dell’autobiografia ideale di Giovanni Lindo Ferretti, prendeva il titolo l’album che aveva pubblicato in allegato a XL di Repubblica nel 2012, A cuor contento appunto. Il tour di prosegue ormai da quattro anni, toccando, per la consueta tappa, il Live Club di Trezzo sull’Adda, ma qualcosina sembra cambiato nell’ultimo periodo, e le date dalle nostre parti non sono mancate per poterlo verificare.
Quattro anni fa, ai tempi dell’uscita del disco, Ferretti si era già esibito nella stessa location, per poi tornare gratis in piazza Garibaldi a Lecco (Como, ci sei?). Ai tempi, abbiamo visto la consueta abilità a tenere il palco e ipnotizzare il pubblico pur a fronte di un assoluto understatement, giocato anzi su una totale indifferenza o reazione a qualunque invocazione del pubblico. Ma abbiamo assistito anche a qualche triste tentativo di autocensura, il più eclatante dei quali è l’espunzione dell’ultima parte di Cupe vampe, e con essa il verso “ci fottono i preti, i pope e i mullah”, che mal si sarebbe accordato col nuovo corso cattolico e mistico di Ferretti.le-cupe-vampe-di-giovanni-lindo01
Già l’anno scorso, però, Ferretti si era presentato sui palchi con l’antica acconciatura mohicana a sostituire la rasatura totale, e la mente è corsa subito a speranzose associazioni con i fasti del punk filosovietico dei CCCP. Ma d’altronde Ferretti lo smalto non l’ha mai perso, e qualche timido, ritrovato sorriso di apprezzamento basta a rinfrancare nuovamente i fan più fedeli. Chi vuole poi trastullarsi con esercizi interpretativi, può leggere qualche verso recente e qualche dichiarazione rilasciata qua e là come un rinnovato spirito critico da parte di Ferretti dopo la fase teocon. Radio Kabul, ad esempio, onnipresente in scaletta e riproposta anche ieri sera, recita oggi: “Petrolio e i suoi derivati, la rete e i suoi asserviti, business, finanza”. Niente di che, intendiamoci, ma sembrerebbe coerente almeno con la parziale ritrattazione del precedente voto dato da Ferretti alla Lega, che sarebbe stato un voto di protesta verso tecnocrati e banchieri, come ha tenuto a precisare nell’intervista a XL che accompagnava l’uscita di A cuor contento.
Tutto questo però è materiale buono solo per chi cerca ancora una chiave di lettura filosovietica, peraltro puntualmente smentita dall’endorsement a Giorgia Meloni (secondo colpo al cuore per i fan storici dell’artista emiliano dopo l’abbraccio con Giuliano Ferrara, che lo ospitò gaudente a Otto e mezzo all’indomani della sua conversione producendosi nella maldestra traduzione di Live in Pankow in “vivete a Pankow”, davanti a un sorriso sardonico di Ferretti).
le-cupe-vampe-di-giovanni-lindo02Sulla svolta catto-reazionaria di Ferretti si è detto e scritto anche troppo, e forse davvero la parola definitiva l’ha detta l’ex-sodale Giorgio Canali quando ha dichiarato che a stupirsi poteva essere solo chi Ferretti non lo conosceva da sempre. E in effetti, con il senno di poi, in molti si sono chiesti come si poteva prendere veramente sul serio il filosovietismo dei CCCP, che un’interpretazione più ragionevole avrebbe ricondotto a una sana inconoclastia punk non troppo dissimile dalle svastiche di Sid Vicious o dalle sparate fasciste di Darby Crash, solo invertite di segno per adattarsi all’atmosfera culturale emiliana e con una buona dose di (ai tempi) non comune autoironia. Ferretti stesso ci aveva avvertito: “Non fare di me un idolo, lo brucerò”.
Tutto questo, però, abbiamo già avuto il tempo di assimilarlo. A fare veramente la differenza sul parco del Live è stata invece un’inaspettata variazione, quando Ferretti, per sua stessa ammissione, è stato costretto dai chitarristi Ezio Bonicelli e Luca Rossi (in prestito dagli  ) a riproporre l’iconica Io sto bene, assente dalla scaletta rilasciata mesi fa. Ah, da qualche tempo anche Cupe Vampe è tornata quella di prima…

 

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