Le cose altre che abbiamo in comune con Daniele Silvestri

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Non posso. Chiedo scusa sin da ora, ma proprio non posso. Perchè recensire con obiettività (ma anche recensire in generale) un concerto come quello di sabato sera al Forum di Assago è un po’ come giudicare le polpette di nonna o le lasagne di mamma, quelle che quando le mangi ti fanno pensare che la vita è troppo breve per cenare anche solo una volta nella vita da Mc Donald’s. Su un palco solo c’erano quasi tutti quelli che, nei miei ultimi vent’anni, mi hanno fatto ridere, piangere, battere il cuore, dare capocciate nel muro, sperare, soffrire, pensare che il mondo non facesse così schifo, sentire viva. Tutti lì, tutti insieme, che a metterli in fila non si riesce a nominarli senza sospirare: Antonio Diodato, Edoardo LeoSamuele Bersani, Carmen Consoli, Max Gazzè, Niccolò Fabi, Manuel Agnelli e Rodrigo d’Erasmo alla corte di re Daniele Silvestri, con le loro cose in comune, con le nostre cose in comune. Perchè è giusto chiudere un tour (e quello di Acrobati è stato un gran bel tour, gente) con una grande festa, e a una grande festa bisogna invitare gli amici, soprattutto quelli migliori, quelli che portano la musica più bella, in modo che la serata decolli. E la serata è decollata, miei cari, ma talmente tanto che alla fine stavamo tutti in un’altra galassia, e ci guardavamo, nel pubblico, con quella voglia di abbracciarsi che hanno solo le persone felici.

Comunque sia, ho promesso che ci proverò, quindi potrei dirvi che il concerto è iniziato con Daniele da solo al piano e la sua Questo Paese, seguita dalla lettura, da parte di Edoardo Leo, del testo di Dante, brano del 2002. Poi Monetine, Quali alibi, Manifesto e Banalità, che non sentivo dal vivo da un numero considerevole di anni, ad anticipare «Una canzone che mi piace un sacco e posso dirlo perchè non è mia, ma non so se sono capace di suonarla», quella Giudizi universali che segna l’ingresso di Bersani e il mio primo cedimento strutturale della serata. I due eseguono insieme Ma che discorsi, e, rimasto solo, Silvestri riparte con Occhi da orientale (secondo cedimento), Pochi giorni, che, come da disco, gode della presenza di Diodato (caruccio, lui!) e Acqua stagnante, sul finale della quale entra Lei, la mia cantantessa del cuore, con un abito nero da gran galà e la voce che vibra su Parole di burro e Strade di Francia (terzo cedimento). Dopo l’uscita di Carmen, è la volta di un’emozionante e sentita La mia casa, e del ritorno di Leo, che elenca una a una le stragi del terrorismo, sottolineando il numero delle vittime e presentando il progetto Every child is my child, a cui entrambi appartengono e che tuttora è impegnato nella costruzione di una scuola sul confine tra Turchia e Siria.

Il buon Dani nomina gli anni Novanta e subito compare Agnelli, armato di chitarra, accompagnato da D’Erasmo (palpitazioni), per una grintosissima Il dado, che si sposa alla perfezione con Male di Miele; arrivano Desaparecido, A dispetto dei pronosticiSornione con, ovviamente, Fabi (quarto cedimento, e adesso smetto di contarli, perchè pare la cronaca di una carneficina) e Spigolo tondo, contenuta nell’album Il Padrone della festa, sulla quale fa capolino anche Gazzè, a ricomporre, com’è giusto che sia, il trio delle meraviglie, che si esibisce in Life is sweet e L’Autostrada, impreziosita dalla Corazon espinado eseguita da quel mostro di Ramon Josè Caraballo Armas alla tromba e alle percussioni. La band conta anche la presenza di Piero Monterisi e Fabio Rondanini alla batteria, Gabriele Lazzarotti al basso, Gianluca Misiti e Duilio Galioto alle tastiere, Daniele Fiaschi alle chitarre, Marco Santoro ai fiati e Sebastiano De Gennaro alle multi-percussioni, mentre l’intero forum agita in aria foglietti e agende rosse per L’Appello, dedicata a Paolo Borsellino (c’è anche Salvatore, tra il pubblico) e seguita da Le navi. Rientra Carmen, con la sua L’ultimo bacio, poi tocca a Il mio nemico e a Gino e L’Alfetta, che offre un gustosissimo siparietto (e un bacio rubato!) tra Max e Daniele. Su Salirò il parterre esplode di gioia, e Diodato, in pellicciotto sintetico color senape, si cimenta in un balletto irresistibile, che va a chiudere il live prima di un bis da infarto.

Pochi minuti di buio e torna Silvestri, da solo, con la chitarra a tracolla, intonando Aria, che li vedrà salire tutti, ma proprio tutti tutti, sul palco, per una performance da brividi. Restano lì, schierati, perchè il finale è grande, immenso, quasi sfacciato: Le cose che abbiamo in comune (e sono tante, Danié, accidenti!) precede un medley da far tremare i polsi. In fila, precise e incastrate, si susseguono Non è per sempre (Afterhours), Amore di Plastica (Carmen Consoli), Freak (Samuele Bersani) La favola di Adamo ed Eva (Max Gazzè), Lasciarsi un giorno a Roma (Niccolò Fabi) e, immancabilmente, Cohiba, che manco sto qui a raccontare l’effetto che fa.

Ma non è ancora abbastanza, perchè Edoardo Leo fa, come si suol dire, la spiega dell’ultimo brano, raccontando l’etimologia, il significato ed i molteplici usi dell’espressione «Li mortacci tua», che caratterizza l’ultima canzone del concerto, Testardo. Poi sono inchini, abbracci, ringraziamenti e lacrimuccie, e si va via dal Forum col cuore gonfio e il sorriso che supera le orecchie.

Contentezza e soddisfazione a piene mani, dunque, ma vorrei aggiungere un’ultima cosa, prima di abbandonarmi allo stordimento (che la troppa meraviglia a volte dà gli stessi effetti collaterali di una colossale sbronza): Manuelito mio bello, amore de zzia tua, io capisco che sei l’alternativo per eccellenza e sui giovani d’oggi c’hai scatarrato su fino all’altro ieri, ma mi sei diventato giudice di X – Factor, quindi, la prossima volta, imparatele due righe di testo delle canzoni degli altri, santo cielo, che ti vogliamo bene uguale anche se canti di esportare la piadina romagnola. Fidati. Baci assai.

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