La Terza Guerra Mondiale degli Zen Circus

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«Se mi tocchi l’ombelico, c’è un filo che mi arriva in gola» è una strofa di Ilenia, il primo singolo estratto e seconda traccia di questo La Terza Guerra Mondiale, nuovo e attesissimo disco degli Zen Circus. Strofa che, a ben vedere, è un po’ la formula che da molti anni a questa parte caratterizza i testi a cui il terzetto pisano ci ha abituati. Testi scritti di pancia, appunto.

Mi sono imbattuto in questa band nel 2009, quando pubblicarono il loro quinto disco, Andate tutti affanculo, e fu proprio la title – track a conquistarmi. Trovai geniale una delle strofe iniziali del pezzo perché, è vero,«esser stronzi è dono di pochi, farlo a posta è roba da idioti». Ho sempre fatto del sarcasmo e del cinismo un’arma di difesa e trovare tutto ciò che mi faceva sentire al sicuro in un disco, mi ha conquistato. Ci son cascato con tutte le scarpe.

Da lì ho recuperato il disco precedente, Villa inferno, pensando che in Italia nessuno a parte loro poteva scrivere un pezzo come Figlio di puttana e fartici sentire senza se e senza ma e, da lì, ho iniziato a seguirli molto, molto da vicino e fino a ora sono l’unica band che ha pubblicato dischi che sono riusciti a piacermi fin da subito, dal primo ascolto, in maniera viscerale.13900320_1154931361246357_8345839260151676753_n
Disco dopo disco e ho amato e fatto mia tutta l’aspra verità di cui ogni testo era pregno, divorando anche i due dischi solisti di Appino nei quali, pur essendo più intimisti e personali, è riuscito a mantenere viva la formula pane al pane.
Ho trepidato in attesa dell’uscita di questo disco e i due singoli pubblicati su YouTube (il terzo in concomitanza dell’uscita del disco nei negozi) mi hanno ingolosito non tradendo nessun tipo di aspettativa al riguardo perché quello che sto ascoltando è forse il loro lavoro migliore, nonché uno dei dischi italiani più belli pubblicati quest’anno. Non hanno perso smalto negli anni, ma anzi, riescono nell’intento di migliorare disco dopo disco toccando temi di attualità con impeccabile precisione storica, sbattendo in faccia realtà scomode a chi fa affidamento a stampa di partito e tv di dubbio gusto il proprio giudizio sull’oggi.

Ascoltando questo disco si ha come un déjà – vù, si riescono a sentire le voci di mille fra bigotti di provincia, esempi di bieco razzismo e di pregiudizio bello e buono.

Il primo singolo estratto parla infatti di come viviamo in un paese in cui tutti hanno qualcosa di cui lamentarsi, ma alla fine la verità è che siamo un popolo capace solo di delegare e aspettiamo sempre il prossimo che venga a dirci “state tranquillamente comodi a guardare la TV col cellulare in mano, che a mandare avanti la baracca ci penso io” e che quando le cose vanno di male in peggio diventiamo leoni da tastiera, ma le piazze restano vuote e il nostro urlo è silenzioso e inoffensivo.

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01. La terza guerra mondiale
02. Ilenia
03. Non voglio ballare
04. Pisa merda
05. L’anima non conta
06. Zingara (Il cattivista)
07. Niente di spirituale
08. San Salvario
09. Terrorista
10. Andrà tutto bene

Il disco è pervaso da questo senso di insoddisfazione e impotenza, ma è tutt’altro che deprimente, anzi! Questa band sa mettere il pepe al culo all’ascoltatore attento, sa provocare, sa far arrivare il messaggio e quindi ti ritrovi a cantare di cose a cui pensi da sempre e che non hai urlato mai. Ogni ritornello diventa quasi uno slogan, ogni strofa ti fa sentire parte della storia. Ogni canzone è un pugno in bocca e noi sappiamo benissimo di quanto abbiamo bisogno di farci rompere i denti e che alla fine hanno ragione loro, ci vorrebbe «una guerra mondiale ancora, per cominciare una nuova era, per capire chi è il nemico, per vederlo dritto in viso, per vedere che fareste ora, voi che parlate di fucili, di calci in culo ed esplosivi, una guerra mondiale ancora, una vera e non su una tastiera».

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