La Saga equestre di Ferretti chiude il Tremezzina Music Festival

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Chiamatela, se volete, inclemenza del cielo. Giovanni Lindo Ferretti avrebbe voluto «cantare all’acqua, in uno spazio immenso, tra i monti, sotto una luna appena salita», nella serata di chiusura del Tremezzina Music Festival, ma, invece che a quella del lago, ci si è dovuti arrendere a quella del cielo, e la sua Evocazione per voce e chitarra di un teatro barbarico si è manifestata nella cornice più intima e raccolta del teatro Teresio Olivelli, sito di fronte al parco omonimo.

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L’esibizione del fondatore dei Cccp – Fedeli alla Linea, accompagnato da Luca Alfonso Rossi (voce e chitarra) e Paolo Simonazzi (organetto e ghironda) è preceduto dalla proiezione di un lungometraggio che presenta, attraverso racconti, brani musicali e immagini, il progetto Saga opera equestre – Il canto dei canti, spettacolo creato e messo in scena dalla Corte Transumante di Nasseta, una «libera compagnia di uomini, cavalli e montagne» nata nel 2010. Il film, diretto da Paolo Boriani, con Marcello Ugoletti (Signore dei cavalli), Cinzia Pellegri (Signora della Corte) e lo stesso Ferretti (Signore delle parole) mostra un dietro le quinte inedito, fatto di attimi e piccole attenzioni, con l’occhio della telecamera che indugia sugli sguardi profondi e il mantello lucente dei cavalli. Giovanni parla di un sogno (l’incontro con tre cavalli neri e scalpitanti), d’amore, di storia e di bellezza, si sofferma sul rapporto tra l’uomo e il nobile animale, su come questo sia, nel tempo, divenuto sempre più forte e necessario, sul dovere di onestà reciproca, sul privilegio di una natura da cavaliere. La scenografia è quella dei Chiostri Benedettini di san Pietro a Reggio Emilia, un terreno di sabbia in cui affondare mani, piedi e zoccoli, la fotografia è allo stesso tempo ricca e nuda, tesa a esaltare le parole ed il loro significato. I titoli di coda scorrono su Canto eroico, lo schermo si alza scoprendo i musicisti, che terminano il brano dal vivo. La narrazione dell’evoluzione della civiltà, dagli Antichi all’epica dei barbari, fino alla nascita di Europa, conducono a Gli stendardi e le generazioni e alla celeberrima Depressione caspica, contenuta nell’album Epica Etica Etnica Pathos del 1990. È un continuo avvicendarsi di letture e musica, Brace (Csi, Tabula Rasa Elettrificata, 1997), Inch’Allah – Ça va (sulla quale il pubblico applaude con urgenza, interrompendo il flusso magnetico della voce di Ferretti) e Maciste contro tutti accompagnano l’antico sodalizio tra uomini e cavalli, la descrizione del suo valore e della sua unicità, che passa attraverso la conoscenza e il rispetto. Pons Tremolans e Canto da bivacco (contenute nell’album Saga, il Canto dei Canti) guidano tutti verso la delicata fisarmonica di Amandoti, uno di quei piccoli e preziosi gioielli che indosseresti ovunque e con una certa voluttà. Il racconto ora si fa autobiografico, con Ode barbarica e quella Annarella (ultima canzone composta dai Cccp – Fedeli alla Linea e ispirata alla benemerita soubrette Annarella Giudici, membro della band) che non si può non cantare senza un filo di commozione.

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«Dieci cavalli maremmani, dieci animali da guerra, dieci cavalli in via d’estinzione, che vogliono vivere. Tutto questo è fatto per loro» prosegue Giovanni, intonando Ombra brada prima di salutare, dirsi stupito perché «per noi è come essere all’estero, non ci siamo mai spinti oltre il Po», , ringraziare i presenti e invitarli a partecipare alla Cerimonia del Sé, lo spettacolo teatral – equestre che si terrà domenica 21 agosto alle 19 a Lanzo d’Intelvi, all’Agriturismo La Nevera (costo del biglietto 10 euro, ingresso gratuito per bambini da 0 a 12 anni). Il bis, richiesto a gran voce, è Irata, brano tratto dal disco Linea gotica, che di certo non mostra i suoi vent’anni. Un sorriso, un breve inchino e il trio guadagna le quinte. La sala si svuota, restano i soliti irriducibili che si affollano per un disco, un autografo, una stretta di mano, uno sguardo.

Termina così questa edizione del Tremezzina Music Festival, perla di contaminazioni sonore e intrecci armonici, e già il pensiero corre al prossimo anno, con la speranza che esperienze come questa possano mettere radici nel nostro territorio. Io incrocio le dita e mi tengo pronta. Voi fate altrettanto.

(Fotografie di Edmondo Canonico)

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