La ruvida America di Malcolm Holcombe a Cantù

la-ruvida-america-di-malcolm-holcombe-a-cantu
0 766

Torna la musica americana sul palco del club canturino All’unaetrentacinquecirca. Martedì 3 maggio alle 21.30, spazio a Malcolm Holcombe, cantautore originario del North Carolina, nuovamente in Italia dopo la buona accoglienza ricevuta un paio di anni fa. Ci sono molte correnti, nella canzone d’autore statunitense, ma hanno più a che fare con lo spirito dei singoli artisti piuttosto che con la loro musica. Quella può essere di derivazione più o meno blues, uno spruzzo di folk appalachiano, oppure discendente dalle ballate anglosassoni che hanno viaggiato con i padri pellegrini, senza contare, naturalmente, il rock, il jazz, tutte le diramazioni possibili. Ma i veri generi sono altri e Holcombe appartiene, a pieno titolo, a quello dei beautiful losers che prende nome da un romanzo di Leonard Cohen. Oggi che è un’istituzione riconosciuta a livello internazionale, si fatica a ricordare che perfino l’autore di Suzanne, agli inizi, era appannaggio di pochi. Per musicisti come Holcombe, che vivono on the road, alla ricerca del prossimo locale dove esibirsi, quel successo non è mai arrivato. Difficile dire cosa determini l’arrivo di un riconoscimento da parte del pubblico e se questi concerti canturini hanno un merito, anno dopo anno, è quello di avere fatto conoscere al pubblico nostrano talenti che difficilmente sarebbero stati scoperti, perché ignorati dalla critica, amati da uno zoccolo duro, ma anche poco numeroso, di devoti, lontani dalle maglie della discografia mainstream. Quella di Malcolm è una storia da film: è rimasto orfano di entrambi i genitori quando era ancora giovane e la musica è stata terapeutica per superare quelle perdite. In cerca di lavoro, si trasferì nella culla del country, Nashville, lavorando in uno dei principali locali della città, il Douglas Corner. Ogni sera sul palco sfilavano i migliori e Holcombe era lì… in cucina: lavorava, sì, ma come lavapiatti, ma quando gli capitava l’occasione di agguantare il microfono, la sua voce colpiva, eccome. Di lui si accorsero, tardi, gli “executive” di una grande casa discografica: ha già trentanove anni quando esordisce con A far cry from here, ma la fortuna non era dietro l’angolo. Un secondo disco viene presto accantonato e il cantautore precipitra nella depressione e nell’alcolismo. Ci vogliono alcuni anni perché riesca a risollevarsi, grazie a una manciata di lavori autoprodotti che accrescono il culto nei suoi confronti. Anche se il mensile Rolling Stone ne ha lodato le composizioni, anche se Emmylou Harris ha duettato con lui, Malcolm Holcombe resta sempre un beautiful loser. Il suo ultimo album si intitola Another black hole.

Lascia un commento