La Rubia canta la Negra, il nuovo disco di Ginevra di Marco

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Nel panorama musicale italiano ci sono solo quattro donne che mi accendono l’anima e il cuore, fonti d’ispirazione uniche a cui attingo a piene mani ogni volta che sento urgenza di forza e bellezza. Tra loro, nel mio olimpo personale delle divine, siede Ginevra Di Marco, voce incredibile dei Csi da Ko del mondo in poi, che ha debuttato da solista con l’album Trama tenue, vincitore della Targa Tenco e del Premio Ciampi come miglior disco di esordio nel 1999. Nel 2001, allo scioglimento dei Csi, ha continuato la collaborazione con alcuni componenti del gruppo attraverso il nuovo progetto Pgr, lasciati nel 2004 per seguire altre direzioni e registrare l’album Disincanto. Con Francesco Magnelli, compagno d’arte e di vita, si è dedicata al progetto itinerante Stazioni lunari, un concerto – evento che ogni volta ospita artisti diversi legati dal desiderio di condivisione reale e partecipata, e da qui è iniziato il suo viaggio tra tradizione e contaminazioni, da Napoli a Cuba, dalla Bretagna al Lazio, dalla Toscana al Cilento, dal Sudamerica ai Balcani, sfociato nel disco Donna Ginevra del 2009 e in una serie infinita di live, collaborazioni illustri e riconoscimenti che fanno della Di Marco una delle perle più preziose della scena musicale del nostro paese, che a mio avviso, avrebbe tutte le carte in regola per diventare patrimonio dell’Unesco.

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Fatta questa premessa, è piuttosto ovvio che, dopo essermi ripresa dall’emozione, non mi sia fatta scappare l’opportunità di intervistarla sul suo ultimo progetto, La Rubia canta la Negra, un disco dedicato a Mercedes Sosa, la più grande cantora dell’America Latina e simbolo della lotta per i diritti civili in Argentina.

Mercedes Sosa

Mercedes Sosa

«Questo disco contiene alcune delle più belle canzoni che ha interpretato Mercedes Sosa, – mi racconta Ginevra – una donna con la D maiuscola, come non ce ne sono più.  Per  tutta la sua carriera, dagli anni settanta agli anni novanta, ha subito le oppressioni della dittatura e ha pagato le proprie scelte sulla propria pelle, con un lunghissimo esilio di dieci anni. Un’artista dalla voce unica, profonda e stupenda, che ancora riesce a trasmettere messaggi di speranza, resistenza, vita, coraggio, forza e coerenza, che mi piace portare in giro e far vibrare ancora nell’aria.

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Il progetto è partito dal festival Musica dei Popoli di Firenze, che ogni anno, in autunno, invita musicisti e artisti da tutto il mondo, e l’anno scorso mi è stato chiesto di preparare un concerto su di lei. Io avevo già inserito qualche suo pezzo nei miei live, ma lì per lì mi sono comunque stupita e spaventata, perché stiamo parlando di un mastodonte della musica latinoamericana, un simbolo meraviglioso e grandissimo. Ho accettato perché quando amo qualcosa o qualcuno profondamente, quell’amore mi dà la possibilità di restituirlo con una mia sensibilità e interpretazione, ma è stato un lungo e intenso lavoro, mi sono tuffata, insieme ai miei compagni di avventura Francesco Magnelli e Andrea Salvadori, in questo mondo latinoamericano che conoscevo poco e abbiamo rielaborato e riarrangiato i brani adattandoli al nostro mondo, abbracciando ciò che abbiamo incontrato restituendolo alla nostra maniera. Per il concerto di Firenze ci eravamo avvalsi della collaborazione dei Forrò Miòr, un gruppo composto da ragazzi argentini e brasiliani davvero talentuosi, e in seguito a quell’esperienza abbiamo chiesto loro di partecipare a qualche brano del disco. Il progetto live, però, sarà portato avanti solo da noi tre».

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A questo punto, le domando come sia andata la campagna di crowdfunding per la realizzazione dell’album. «La campagna è andata alla grande, siamo molto contenti, a trenta giorni dalla chiusura avevamo raggiunto il 200% della cifra richiesta. È un grande risultato per noi che amiamo ormai da tempo produrre i dischi in maniera indipendente, è la possibilità di coinvolgere il pubblico, che stima il nostro lavoro, ci segue e viene ai concerti, nella costruzione di un progetto insieme e un modo per bypassare un sacco di passaggi costosi e spesso inutili per chi non ha grande proiezione nei media televisivi e radiofonici. Siamo artisti viaggiatori, lavoriamo soprattutto costruendo un rapporto con le persone e creando comunità. Andando sul portale Becrowdy, si poteva cliccare sul progetto e scegliere, tra le varie opportunità, come partecipare e contribuire alla nascita di questo disco. C’erano diversi range e le rispettive ricompense (dischi, dvd, magliette). Produrre da sé un disco implica il metterci testa, dedizione e tanto lavoro, e sapere di avere così tanti sostenitori ci rende infinitamente felici e ci dà la forza di continuare. Il disco uscirà il 19 maggio e all’interno di esso pubblicheremo il nome di tutti coloro che hanno contribuito alla sua nascita». Venerdì 12 maggio, al Circolo Arci Ohibò di Milano il concerto di presentazione ufficiale del disco (ingresso a 10 euro con tessera Arci).

In chiusura di intervista, e rischiando un’accusa di stalkeraggio in piena regola, confesso a Ginevra di aver guardato diverse volte un video postato da lei sulla sua pagina facebook in cui, assieme alla figlia Viola di 11 anni, si lanciava in una coreografia sulle note di El Cosechero, uno dei brani di La Rubia canta La Negra, e di averlo trovato davvero bellissimo, perché vedere una ragazzina cantare e ballare una canzone della Sosa è qualcosa di assolutamente raro e stupefacente.

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«Sono morta dal ridere – mi dice – girando quel video. Avevo la febbre alta, ero confinata in casa e ho proposto a Viola questa follia. Lei ha accettato con entusiasmo e quello che ne è uscito ci è piaciuto molto. Credo sia necessario cercare di allargare la mente di questi ragazzi, fagocitati da una modalità di fruizione della musica usa e getta, tra singoli e playlist, in cui non si persegue più l’ascolto di un disco, di un  artista, di un progetto a largo respiro. Io cerco di mostrare, rispettando i loro tempi e senza forzarli, un altro modo di vedere le cose. Quello che è stato il nostro bagaglio, la nostra crescita, le cose in cui abbiamo creduto e che abbiamo ascoltato vanno raccontate ai nostri figli, per far capire loro che ci sono altre modalità rispetto quelle a cui sono abituati, che c’è un mondo di relazioni più forti di quelle che possono arrivare dai social o dagli schermi, perché alcuni ragazzi crescono con una pericolosa solitudine di fondo ed è indispensabile che gli adulti agiscano di coscienza e di cuore, trasmettendo quello che di bello hanno trovato in questo mondo, riservando loro piccole attenzioni e il massimo dell’ ascolto. La comunicazione e il dialogo sono importantissimi  e sono le fondamenta per la formazione dell’individuo».

Saggia, piena di talento, carismatica e bellissima. Dea dell’Olimpo a pieno titolo. Non posso aggiungere altro. Grazie, Ginevra. A presto.

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