Kama e Dilo, la musica d’autore All’UnaeTrentacinquecirca di Cantù

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«Ah. Dio non esiste. Fatela finita. Proteggete i vostri figli dal catechismo:  i bambini hanno il vizio di credere alle favole.» Questa frase, scritta all’interno di Un signore anch’io, il nuovo disco del cantautore brianzolo Alessandro Kama Camattini, la dice lunga sull’autore. Quarant’anni portati alla grande (tutti dei gran fighi, i quarantenni di oggi, non c’è dubbio), idee chiare e talento da vendere, Kama è pronto per questa nuova avventura, che inizierà il 22 ottobre All’Unaetrentacinquecirca di Cantù, armato di grinta, determinazione e una buona dose di ironia. Davanti a una birra (a più di una, a dire il vero, ma non ditelo a nessuno), mi racconta tutto, ma proprio tutto quello che c’è da sapere sulla sua musica, sul suo percorso artistico e su questo nuovo album, ricco, vero, maturo, pulito nei suoni e nelle intenzioni, genuino nei contenuti e nella forma.
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Kama, parlaci di te, vogliamo conoscerti meglio…

Amo la musica da sempre, ho studiato percussioni al conservatorio ed ho iniziato la mia carriera di musicista negli Scigad, band milanese in cui suonavo la batteria. Con loro ho suonato sui palchi di tutta Italia, accanto a grandi artisti come Carmen Consoli, gli Afterhours e i Bluvertigo, e siamo stati supporter di BB King al Palavobis di Milano. Finita questa avventura ho continuato a suonare la batteria come turnista e, in occasione di una turnee di tredici anni fa, ho conosciuto alcuni musicisti, con i quali ho iniziato a lavorare ai miei pezzi e ho pubblicato il mio primo disco, Uno specchio nel lavandino, che ha ricevuto delle buone recensioni, e mi ha permesso di firmare un contratto con Eclectic Circus, che ai tempi era l’etichetta dei Marta Sui Tubi, con i quali ho fatto diversi concerti e registrato il singolo Ostello Comunale. Poi sono entrato nella squadra della Sony Bmg e ho registrato due singoli, che non sono andati come volevo, per cui ho mollato la carriera musicale, anche per dedicare tempo alla mia famiglia e ai miei figli.

Un signore anch’io è il titolo di questo disco, che affronta un tema piuttosto discusso e attuale.

Infatti. Il tema principale del lavoro è una critica ed un’analisi del valore e del senso della religione, partendo dal presupposto che il nostro, pur essendo uno stato laico, come afferma la Costituzione, soffre della forte ingerenza della Chiesa. In particolare ho fissato due punti che rilevano una lenta emancipazione del popolo italiano dalla religione, la questione del battesimo e del catechismo, e in generale dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole, due eventi che influiscono moltissimo sull’educazione e che soprattutto, a mio avviso, intervengono in modo manipolatorio e indottrinale su individui che non hanno gli strumenti per gestirli in maniera critica. Ovviamente non tutti i brani trattano questo argomento, ma è sicuramente qualcosa che mi sta a cuore, e da cantautore credo sia mio dovere esprimere le mie idee e i miei pensieri nelle canzoni che scrivo. Sono innamorato di tutta la scuola cantautoriale italiana, De Gregori, Bertoli, De Andrè, Ivan Graziani, Rino Gaetano, una scuola che considero molto coraggiosa. Profetici, ironici ed intelligenti, avevano il coraggio di dire delle cose senza preoccuparsi troppo delle conseguenze, perchè non ce n’erano, erano degli artisti e le loro idee venivano di certo criticate ma quasi mai boicottate.

Come suona questo disco?

Questo disco è stato registrato da una band abbastanza numerosa presso l’Edac Studio di Davide Lasala, che ha un approccio molto naturista, concreto e poco artefatto; abbiamo utilizzato una strumentazione vintage, pochissime programmazioni e nessuno strumento elettronico, avvalendoci, tra gli altri, di un pianoforte, un piano Wurlitzer e un  Fender Rhodes. La produzione artistica è mia, ed ho fatto questa scelta perché ultimamente la musica italiana si sta infilando in un filone elettropop che non condivido, molto modaiolo e poco concreto, mentre io penso che chi va ai concerti abbia voglia di vedere e ascoltare musicisti che suonano, che mostrano quello che sanno fare e che hanno cura dei suoni. Il primo singolo, Sentirsi come Robert De Niro, è già uscito, insieme al video, girato da Andrea Sartori, ed è un’analisi di alcuni stili di vita metropolitani, una sorta di critica a quelle che sono diventate le nostre priorità. Realizzato in piano sequenza in una scuola di ballo a Milano, è una specie di via Crucis, in cui questo Cristo, appeso al muro e presente in carne ed ossa, è sbeffeggiato in tutti i modi, e alla fine non gli resta fare altro che sparire.

Sono undici tracce in tutto, alcune scritte in passato, uno addirittura in adolescenza, le altre più recenti. La grafica del disco è curata da Gianbattista Rosini, un artista siciliano, che ispirato dal titolo e da una fotografia di Ileana Paolicelli ha voluto riprendere l’iconografia religiosa classica, simboli che sembrano moderni, quasi rubati alle clip art di word. È un disco pieno di contenuti, un altro secondo primo disco arrivato dopo dieci anni, una specie di greatest hits.

diloSabato 22 ottobre ci sarà la data zero di presentazione dell’album All’Unaetrentacinquecirca. Cosa succederà?

Questo concerto sarà un’anteprima, e verrò accompagnato da cinque musicisti, Stefano Caldonazzo alle percussioni, Daniele Marino al piano, Marco il Larry Riva alla batteria, Tiziano del Cotto al basso, Giacomo Vaghi alla chitarra. Suoneremo tutti i brani del disco, più qualche chicca del passato, mentre il 27 ottobre ci sarà la presentazione ufficiale di Un signore anch’io, al Serraglio di Milano. All’Unaetrentacinquecirca dividerò il palco con Dilo, cantautore eccezionale e carissimo amico, mio compagno nel trio Free As A Bird, un progetto musicale di riscoperta dei Beatles, gruppo di cui sono innamoratissimo grazie al mio papà, che era un musicista appassionato dei fab four. Dilo presenterà il suo disco d’esordio, Dettagli cromatici, che trovo molto bello, intimo e ispirato, una testimonianza della sua incredibile bravura e caratura artistica.

Ci aspetta un sabato di musica, parole e cose belle, che vale la pena vivere e sostenere. I cantautori servono sempre e non bastano mai, in qualunque tempo e in qualunque luogo. Ma questo lo sapevate già.

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