Intervista a Graham Nash, al Sociale il 3 giugno

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Ha percorso gli stessi sentieri dei Beatles, addirittura con la stessa casa discografica, rivaleggiando con i Fab 4 assieme ai suoi Hollies. Alla fine degli anni Sessanta ha incontrato David Crosby e Stephen Stills, con cui ha dato vita a un trio formidabile che ha solcato sentieri nuovi, incrociando per strada un gigante come Neil Young, perdendolo e ritrovandolo nuovamente nel corso dei decenni, vendendo milioni di dischi, ma anche mandando messaggi di pace e di amore perché We can change the world, «noi possiamo cambiare il mondo», come cantava nella sua vibrante Chicago.

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Ma ora anche quella lunghissima avventura è finita, così come il suo matrimonio. Il nuovo sentiero, Graham Nash, lo percorre da solo e This path tonight è il titolo del suo primo album solistico in quattordici anni. Cosa è successo? Incontrando i media all’Auditorium di Roma in vista del tour che lo porterà in Italia a giugno (il 3 sarà al Teatro Sociale di Como), l’artista inglese non ha niente da aggiungere: «Avete letto le mie dichiarazioni? – chiede ai presenti – Non ho altro da dichiarare». Cosa aveva dichiarato? «Mi chiedete se c’è futuro per Crosby, Stills & Nash? La mia risposta è no, e questo mi rattrista molto, dato che insieme siamo davvero bravi. Ma ora come ora non mi piace David Crosby. Negli ultimi due anni si è comportato molto male con me, davvero molto male. Gli sono stato vicino e spesso gli ho salvato il culo per 45 anni e lui mi tratta come una merda. E questo non può farmelo nessuno, soprattutto non può farmelo nessuno per più di una volta. David continua a mandarmi email stronze e cattive, e io ne ho abbastanza. Vada affanculo». Parole durissime, però Nash è un uomo vitalissimo e non trasmette amarezza, ma una grande voglia di vivere e di continuare a creare.

Un lungo silenzio, quattordici anni. Cosa è successo? Perché un disco proprio ora?
Cos’è successo? Mi sono innamorato, ecco cos’è successo. E ora mi sento bruciare. Ho realizzato questo This path tonight con Shayne Fontayne, chitarrista e produttore straordinario, che ha lavorato con Bruce Springsteen e Sting dopo avere lasciato i Lone Justice. In tour dividevamo il bus assieme e abbiamo scritto venti brani. Abbiamo impiegato solo otto giorni per registrarli.

Il sound di questo disco è attuale, ma rimanda anche a Songs for beginners, l’esordio solistico di tanti anni fa.
Quarantacinque, per l’esattezza. È un legame voluto. Addirittura abbiamo ricercato alcune delle coriste che avevano lavorato con me all’epoca, per creare un collante tra questi due lavori, a chiusura di un cerchio. Volevo un album intimo, personale. Shayne lo ha prodotto e ha messo insieme una band assolutamente fantastica. Abbiamo inciso tutti assieme. Sentivo dalle prime note che sarebbe stata una grandissima session.

Non ci sono canzoni politiche.
Come dicevo, i brani scritti erano venti e ne abbiamo scelti dieci che rappresentassero quello che volevo esprimere in un’opera di cui sono estremamente fiero. Ma se prendete la deluxe editon abbiamo inserito alcuni brani che definireste impegnati come Mississippi burning, ispirato a un episodio degli anni Settanta, quando vennero massacrati gli studenti che volevano aiutare i neri a votare. Watch out for the wind, invece, rimanda a un fatto recente, la morte di Maurice Brown, assassinato da un poliziotto.

Una vicenda che ha fatto il giro del mondo.
Io e Shayne abbiamo appreso la notizia e abbiamo scritto il brano di getto, registrandolo la sera stessa.

Inglese di nascita, americano d’adozione, qual è la visione degli Usa di Graham Nash in questo momento?
Conoscete Donald Trump? Sapete che minaccia rappresenta? Io ho visto tante cose in 74 anni, ma mai la follia di questo momento. Trump è abile: ha individuato la paura nelle persone e l’ha coltivata. Come ogni bravo fascista ha indicato un nemico da combattere, a cui addossare tutte le colpe. E ha idee molto pericolose. Costruire muri per impedire l’immigrazione, ha chiamato stupratori tutti i messicani, vuole bandire i mussulmani dal Paese, cacciare i lavoratori irregolari. Sembra uno scherzo, ma è uno scherzo molto pericoloso.

Ha chance di diventare presidente?
Spero di no, ma bisogna ricordare che Reagan è stato eletto. Due volte. Anche Bush, due volte.

Hillary Clinton sarebbe un buon presidente o è il male minore?
Io sostengo Bernie Sanders. Conosce il valore reale delle persone. Sa che gli accordi che sono stati stipulati con Stati come la Cina per produrre a costi inferiori sono sbagliati. Certo, se non dovesse ottenere la candidatura voterò Clinton, ma Bill e Hillary negli ultimi dieci anni hanno guadagnato 153 milioni di dollari solo con le loro conferenze. Non lo dimentico. La voterei solo perché l’alternativa è terrificante.

In passato i musicisti si sono impegnati per risvegliare le coscienze. Che ne è oggi dello spirito di Woodstock?
Eccomi! Sono ancora qui. Sono sempre lo stesso hippy. Credo nelle stesse cose di allora perché sono convinto che fossero giuste. Sono ancora convinto che l’amore sia meglio dell’odio. La pace è meglio della guerra. Ma oggi i mass media sono in mano a persone che potresti contare sulle dita di due mani. E costoro non trasmettono canzoni di protesta. Vogliono un pubblico di pecore sottomesse. Sul sito di Neil, Living with war, sono raccolti più di tremila brani politici. Non li ascolterete mai alla radio. Non passeranno mai in tv. In fondo è un sistema che è stato inventato secoli fa proprio in Italia, a Roma: dare panem et circenses. Noi diamo troppo da mangiare e distraiamo le persone con le dimensioni del culo di Kim Kardashian così non si preoccupano dei veri problemi. Dei cambiamenti climatici, ad esempio.

Una visione pessimista?
Io guardo al mondo con gli occhi di un astronauta. Da lassù non si vedono confini. Non si vedono frontiere. La Terra è una. Siamo una palla di fango che gira nell’immensità, non dobbiamo dimenticarlo. Non contiamo niente. Potremmo morire da un momento all’altro.

Considerazioni dettate anche dalle numerose perdite di quest’anno?
È terribile. In così poco tempo se ne sono andati Glenn Frey, Lemmy, Paul Kantner e Singe Anderson dei Jefferson Airplane, Keith Emerson, Prince, David Bowie, un genio della musica che ho incontrato due volte e che mi ha colpito per la sua grandissima energia, per le incredibili vibrazioni che emanava. Questo mi ha fatto riflettere sulla mia mortalità. Ho 74 anni e voglio viverne altrettanti. Voglio continuare a creare ogni giorno. Non passeranno altri quattordici anni prima di un mio nuovo disco, credetemi.


PREZZI

Platea e palchi a 50 euro + 5 euro prevendita

Gallerie parapetto a 35 euro + 5 euro prevendita

Gallerie ranghi a 31 euro + 4 euro prevendita

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