Il (Va) pensiero di Rivani, direttore di Nabucco

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Va’ pensiero, ma non solo. Quando pensiamo al Nabucco verdiano, scatta in tutti il link al celeberrimo coro ed è ciò che ci è venuto spontaneo suggerire a Jacopo Rivani, direttore del titolo per il Festival Como città della musica 2017, per iniziare a capire una produzione che si annuncia diversa. Anche nelle idee musicali. «In realtà, non credo che Va’ pensiero sia il centro dell’opera – sostiene sicuro Rivani – Lo è diventato perché Verdi ha passato la vita a costruire la sua immagine di grande musicista, grande uomo e anche grande manager di se stesso: sembra, in realtà, che lui abbia composto per prima la parte relativa alla morte di Abigaille. Secondo me la parte più significativa è «E di canti a te sacrati / Ogni tempio suonerà; / Sovra gl’idoli spezzati / La tua legge sorgerà» della Preghiera di Zaccaria Vieni o levita: è il simbolo di un Nabucco opera profetica, nella quale l’elemento sacrale – che spesso passa in secondo piano – è una seconda storia fondamentale, con spirito del “sacro che vince” molto forte”.

In questo messaggio più “profetico” ci saranno novità anche dal punto di vista musicale? In fondo, la compagine allargata dei 200.com e l’allestimento all’aperto, tempo permettendo, sono già di per sé due belle scommesse! «Il collega Jacopo Spirei ha in tal senso le idee molto chiare registicamente e io sono felice di questa concretezza. Per quanto riguarda la spazialità, a parte un paio di problemi risolti con piccoli tagli, io penso che lo sviluppo molto preciso dello spazio dell’arena in quanto tale, con un’orchestra ancora più decentrata, verrà annullato dalla qualità del coro comasco, ancora più cresciuta nella versione di 247 coristi, molto ben preparati. Forse per una delle prime volte, nella storia della musica, il coro è un personaggio vero, collettivo, rappresentativo del personaggio Popolo. In più, è un coro d’azione, si divide in Assiri e Ebrei quando accompagna e ammonisce, ha un peso drammaturgico e i 200.com, inorgogliti da tale ruolo, hanno reagito molto bene vivendo il coro drammaturgico con passione. D’altra parte, Nabucco sarebbe immaginabile senza di ciò». Il calibro del cast vocale la sta aiutando o la imbarazza? «Quest’anno abbiamo una star assoluta, Alberto Gazale – subito dopo le recite di Como, andrà a cantare Nabucco all’Arena di Verona! – ed è esperienza meravigliosa lavorare con un professionista del suo calibro, dotato di un’umanità quasi fuori del comune, di una voglia di far bene e di stare dentro la produzione altrettanto non comuni che danno un livello e un valore aggiunto alla produzione decisamente importanti. Non saprei dire quanti Nabucco, Jago, Scarpia, Alfio abbia cantato… Gazale è unta di diamante di una compagnia che snocciola Elena lo Forte nel ruolo di Abigaille o Abramo Rosalen in Zaccaria e non rinuncia in ogni caso anche ai giovani cantanti Aslico. In modo significativo. Shi Zong Gran sacerdote di Belo ha già coperto il ruolo al Palau de les Arts di Valencia con Anna Pirozzi e Leo Nucci».

Rimane da svelare qualche anticipazione sulla resa strumentale e musicale in generale. «Rimane la mia voglia e curiosità di lavorare con l’Orchestra 1813, perchè Nabucco è a prescindere un’opera molto difficile da rendere: famosissima, super di repertorio, super suonata ma proprio perciò a rischio di incastonatura dei peggior vizi ed errori, durissimi da rimuovere dalle tentazioni esecutive e dal gusto comune del pubblico. Fortunatamente, Nabucco non è un’opera dalle grandi “puntature”: ho tolto quelle due “fermatine” abituali, pretesto pronto per fischiare il maestro… (ride)». «La mia lettura musicale – prosegue Rivani – cerca di essere il più pulita possibile. Penso che quest’opera sia figlia, per certi versi, di Rossini, del Mosè in Egitto, grande ispirazione di Verdi che conosce la sua epoca e il repertorio del Rossini serio come i sei violoncelli simili a Guglielmo Tell. Da qui, si passa a sonorità che si troveranno poi solo in Ciaikovskij. Senza voler fare il Verdi “Zum-parapappappà”, veniamo immediatamente proiettati a energia e espressività sonora da secondo Ottocento».

(Foto di Ilaria Sormani)

1 commento

30 giugno 2017 alle 14:10

Attento alle varie sfaccettature e scrupoloso, come sempre, l’articolo firmato S. Lamon.
Una città, come la nostra, proiettata verso un pubblico sempre più internazionale che irridendo alle condizioni meteorologiche affluisce sempre più numeroso e competente.
Ancora Auguri, quindi, ai 200. com che, anno dopo anno, fanno sfoggio di pathos e di preparazione musicale sempre più sopraffini!
Alla prossima sfida, quindi, e al prossimo, splendido viaggio tra le note musicali …
Grande Teatro Sociale, grande città di Como!!

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