Il turco in Italia al Sociale

Il turco in Italia al Sociale
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Un affascinante turco che sbarca a Napoli, un gruppo di zingari che inneggia al proprio stile di vita, una capricciosa gentildonna, un debole marito, un cavalier servente, un poeta in cerca di ispirazione e che compone l’opera via via, ma anche lettere, scambi, equivoci e mascherate: tutti gli ingredienti tipici rossiniani per una deliziosa opera andata in scena nell’agosto del 1814, tiepidamente accolta dal pubblico scaligero, ma poco dopo riscattata al Teatro Valle di Roma.

Il turco in Italia è approdato sui palcoscenici lombardi con la regia di Alfonso Antoniozzi, che nasce come baritono (si è esibito nei più prestigiosi teatri, dalla Scala al Metropolitan) con un vasto repertorio in particolare sull’opera buffa rossiniana e donizettiana.

La direzione d’orchestra è stata affidata a Christopher Franklin, americano, che, diplomato in violino, in direzione d’orchestra all’Università dell’Illinois, ha studiato al Conservatorio di Saarbrucken, in Germania, e a Baltimora. «Come tanti titoli che fanno parte del repertorio lirico conosciuto oggi – spiega il regista – la nascita de Il turco in Italia nel 1814 non è stato un parto del tutto felice. Seguendo la grande attrazione degli Europei nei primi anni dell’Ottocento per le vicende esotiche, Rossini aveva ottenuto un grande successo un anno prima, nel 1813, con L’italiana in Algeri. Purtroppo la prima di questo Turco, proprio alla Scala, fu accolta freddamente soffrendo sicuramente in parte il paragone con l’Italiana, l’opera definita da Stendhal come «La perfezione del genere buffo». Il fatto è che Il turco in Italia è ricco di melodie freschissime e originalissime: infatti, il bravo Rossini, avendo capito il valore di questa partitura, ha ripescato parecchio materiale musicale per riutilizzarlo in opere successive, prassi in ogni caso molto comune in quegli anni. Risentiamo la prima parte della Sinfonia di Turco in Otello un paio di anni dopo, nel 1816. Nello stesso anno, una gran parte del secondo atto di Turco viene riutilizzata ne La gazzetta. In ogni caso, la fortuna moderna di quest’opera nasce sicuramente negli anni Cinquanta del Novecento, con una nuova produzione diretta da Gianandrea Gavazzeni, interpreti Maria Callas e Sesto Bruscantini. Pochi anni dopo, nel 1955, va in scena una ‘prima’ alla Scala per la regia di Franco Zeffirelli, sempre con la Callas nel ruolo di Fiorilla. Trattandosi di un’opera quasi del tutto dimenticata, è un piacere vedere per quest’anno ben tre produzioni in Italia».

Il turco in Italia
Opera buffa in due atti. Musica di Gioachino Rossini. Libretto di Felice Romani. Prima rappresentazione: Teatro alla Scala di Milano, 14 agosto 1814
Cast:
Fabrizio Beggi (Selim)
Paola Leoci (Donna Fiorilla)
Marco Bussi (Don Geronio)
Ruzil Gatin (Don Narciso)
Vittorio Prato (Prosdocimo)
Cecilia Bernini (Zaida)
Stefano Marra (Albazar)

Direttore Christopher Franklin
Regia di Alfonso Antoniozzi
Scene di Monica Manganelli
Costumi di Mariana Fracasso
Light designer Nando Frigerio
Collaborazione videodesign Daring House
Maestro del coro Giuseppe Califano
Coro OperaLombardia
Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano
Coproduzione Teatri di OperaLombardia, nuovo allestimento

LA TRAMA

Atto I

Siamo nei pressi di Napoli, ove il poeta Prosdocimo, in cerca di un buon soggetto, si imbatte in un gruppo di zingari. La zingara Zaida, dopo aver letto la mano a Geronio, che vuole sapere quando la sua capricciosa moglie Fiorilla metterà finalmente giudizio, narra a Prosdocimo come sia stata costretta a fuggire dall’amato principe Selim a causa della gelosia delle sue compagne. Prosdocimo la informa dell’imminente arrivo di un principe turco, che potrebbe forse intercedere per lei. Mentre entra in scena Fiorilla, che passeggia con un gruppo di amiche, giunge Selim; colpito dalla bellezza di Fiorilla, comincia subito a corteggiarla. Prosdocimo incontra Narciso, cavalier servente di Fiorilla, che teme pure lui il carattere incostante della giovane, e quindi un indignato Geronio, che gli comunica che Fiorilla ha invitato il Turco a prendere il caffè in casa sua. Prosdocimo è soddisfatto per i possibili sviluppi del suo dramma. A casa di Geronio, Fiorilla civetta con Selim quando arriva il marito, costretto a baciare la veste del principe in segno di omaggio. Selim, prima di lasciare la casa, dà appuntamento a Fiorilla in riva al mare per quella sera stessa. Geronio, dopo aver narrato gli ultimi avvenimenti ad un sempre più entusiasta Prosdocimo, ha un duro scontro con la moglie, che proclama orgogliosamente la sua libertà di prendersi tutti gli amanti che vuole. La scena si sposta in riva al mare, ove Selim, che attende Fiorilla, incontra Zaida: i due si riconoscono e si abbracciano, quando giunge Fiorilla, seguita di nascosto da Narciso e Geronio; la giovane immediatamente si scontra con Zaida, mentre gli uomini tentano invano di fare da pacieri e Prosdocimo se la ride.

Atto II

All’interno di una locanda, Geronio apprende dal poeta che proprio lì sua moglie deve incontrare Selim. Il principe turco, sopraggiunto, propone a Geronio di comprargli la moglie, secondo le usanze del suo paese; al netto rifiuto seguono minacce reciproche. Partito Geronio, tocca a Fiorilla e Zaida scontrarsi con Selim, l’una offesa e l’altra addolorata per le incertezze sentimentali del principe. Prosdocimo, che è venuto a sapere che Selim intende rapire Fiorilla durante una festa mascherata, avvisa Zaida, suggerendole di presentarsi alla festa travestita da Fiorilla; consiglia poi anche Geronio di partecipare alla festa, in costume da gorilla, per sorvegliare la moglie e impedirne il rapimento. Narciso, che ha udito tutto, decide di travestirsi a sua volta da turco, per portare via con sé Fiorilla. Tutti questi travestimenti creano una serie infinita di equivoci durante la festa: Geronio, che vede due turchi e due Fiorilla, reclama a gran voce la moglie e fa la figura del pazzo; Fiorilla fugge poi con Narciso e Zaida con Selim. Tornato alla locanda, Prosdocimo, che ha appreso dallo stesso Selim della sua definitiva riconciliazione con Zaida, suggerisce allo sconsolato Geronio di dare una lezione alla moglie fingendo un divorzio. Fiorilla riceve quindi una lettera di ripudio dal marito, che le impone di tornare a Sorrento dalla sua famiglia; prepara quindi le sue cose e, addolorata, abbandona la casa. Tutto è pronto per il finale lieto: ed è come sempre Prosdocimo, che ha ormai tutti gli elementi per il suo dramma buffo, a fungere da motore degli avvenimenti. Narra il sincero pentimento di Fiorilla a Geronio, che dal canto suo non vedeva l’ora di riabbracciarla e di accoglierla di nuovo con sé; la coppia riconciliata saluta Selim e Zaida, che si imbarcano per far ritorno alla loro terra.

(Foto di scena di Alessia Santambrogio)

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