Il tempo di Nabucco, nonostante il maltempo

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«Il nostro tempo è adesso». Non il tempo meteorologico, che giovedì sera ha costretto gli artisti del nuovo Nabucco del Festival Como città della musica a rintanarsi (speriamo, ovviamente, solo per questo debutto) in Teatro Sociale e non già negli spazi aperti dell’Arena, bensì il tempo cronologico, che ha proiettato la nuova produzione comasca del melodramma di Verdi in una dichiarata contemporaneità. Entrando in teatro ci siamo chiesti a quante classi di scuola abbiamo descritto Nabucco come metafora di un tempo che va oltre quello del plot, forte dell’umanità e coralità universale infuse dal compositore. Metafora che può divenire quello del tempo risorgimentale dello stesso Verdi – come in Arena di Verona in questi giorni – o – come per l’Arena del Sociale di Como – che mette a confronto un popolo decadente ed uno emergente ed aggressivo: allegoria senza mezzi termini di un “tempo d’adesso”.

Il popolo, i popoli della regia di Jacopo Spirei sono il quarto di migliaio di coristi del progetto 200.com: un vero popolo che si lascia gestire e modellare ormai con esperienza. In attesa di vedere come occuperanno l’Arena, preparati al fatto che non stazioneranno staticamente in un punto, i loro mondi contrapposti sono già pronti: quelli di un popolo borghese vestito all’occidentale, quasi ironico specchio di un sé che replica fra le mura del teatro, e di un altro che aggredisce fra immancabile abbigliamento nero, insegne d’un giallo shocking e logo simbolo. Spirei contrappone tutte le sicurezze e le fragilità delle certezze assodate e l’aggressività di ogni “barbaro” che vuole sovrastare, con all’interno le storie individuali, non scontate nelle proprie personalità e scelte.

Pubblico in ogni dove in Teatro per questo spettacolo previsto all’aperto

In teatro, il grande coro di 200.com è ordinato, intonato, intenso e pronto a creare un effetto di suono d’ambiente “totale”: i maestri preparatori Giuseppe Califano, Giorgio Martano, Mariagrazia Mercaldo e Mario Moretti possono dirsi già abbastanza appagati dal lungo lavoro compiuto mentre le voci sono sorrette da Jacopo Rivani alla guida dell’Orchestra 1813 che mantiene le promesse di suonare un Verdi pulito, asciutto, verace ed efficace e circonda i propri punti di riferimento individuali e ne commenta come vuole l’autore le storie. Abramo Rosalen è fin da subito uno Zaccaria che lascia il segno, basso corposo, dall’estensione piena in ogni punto del registro e autorevole. Intensa e di piglio è la Fenena di Irene Molinari, che trova nell’Ismaele di Manuel Pierattelli un interlocutore abbastanza preciso nell’uso della tecnica vocale.

Una dimostrazione fuori dal teatro prima del Nabucco, ma… fa tutto parte della messa in scena

Guerrigliera a tutti gli effetti, visivi e vocali, è l’Abigaille proposta da Elena Lo Forte: il soprano sardo carica notevolmente la figura drammatica del suo personaggio di forza ed esperienza. Dall’ingresso prepotente alla scena drammatica del fulmine che toglie il “regal scettro”, Alberto Gazale conduce il personaggio di Nabuccodonosor con un misto di crudeltà e sofferenza giocate su un uso della voce molto curato e dosato. Bene anche Shi Zong Gran Sacerdote di Belo.

Da non perdere il Va’ pensiero collocato in un non improbabile centro d’accoglienza: in attesa delle repliche in Arena, sabato 1 e martedì 4 luglio.

(Foto di Carlo Pozzoni, filmato di Mario Bianchi).

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