Il San Teodoro per Aism, cronaca di un’emozione annunciata (e solidale)

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Per raccontare quello che è accaduto sul palco del Teatro San Teodoro di Cantù sabato scorso, in occasione della seconda edizione di Il San Teodoro per Aism, vorrei poter partire dalla fine, da uno dei duetti più emozionanti e inaspettati che abbia mai visto, ma rischierei di trasgredire a tutte le regole cronologiche della narrazione, quindi cercherò di trattenermi e cominciare, com’è buona creanza fare, dall’inizio.

A teatro come a casa…

Potrei esordire, ad esempio, dicendo che, sebbene non si sia toccato il sold out, siano stati in molti, quelli accorsi per sostenere la ricerca e i progetti di Aism (Associazione italiana sclerosi multipla), che l’atmosfera prometteva davvero bene, che i sorrisi erano ovunque, così come la trepidazione e l’attesa. Potrei raccontarvi che i cinque artisti (cinque, ahimè, e non sei, perchè il povero Alberto Bianco, che tutti aspettavamo, “è caduto malato”, come ha riferito il suo illustre concittadino Celona) hanno regalato una serata intensa, ricca di emozioni e ottima musica. Potrei aggiungere che siamo stati bene, perchè l’accoglienza del nostro SanTeo profuma sempre di casa e bellezza.

Elena Marelli di Aism con Paolo Ghirimoldi

Potrei, è vero, ma quello che invece vi dirò è che la prima a esibirsi, armata di chitarra acustica, è stata la giovane e bravissima Caterina Turchi con tre brani dalla grande energia, Spit my tooth, Let the love inside e Good times, tratti dal suo primo ep, a cui ha fatto seguire una deliziosa versione di Because the night di Patti Smith (o meglio, lei l’ha resa famosa, ma è stato il buon Bruce Springsteen a scriverla, sapevatelo).

Caterina Turchi

Poi è arrivato il turno della voce cristallina e del talento elegante di Azzurra, al secolo Cinzia Reghenzani, che, partendo dalla sua esperienza personale, ha sottolineato l’importanza del lavoro svolto dall’associazione sia nel campo della ricerca che in quello dell’assistenza ai malati e alle loro famiglie. Accompagnata al pianoforte da Carlo Caldara, alla chitarra da Tony Spezzano e al cajon da Diego Grippo, ha eseguito You’ve got a friend di Carole King, Che sia benedetta di Fiorella Mannoia e When you say nothing at all di Ronan Keating, offrendo, in solo chitarra e voce, la sua Nella valigia, contenuta nel suo album A, pubblicato nel 2013.

Azzurra

Un’ansiosa (ma meravigliosa, per carisma e bravura)

Daniela D’Angelo

ha chiuso la triade femminile, proponendo, in chiave acustica, alcuni suoi brani, tra cui Clorofilla, Camminare, L’invito, Il mondo non aspetta, Ridi, L’idea, Suppergiù e Bianco più nero, che fanno parte sia della sua precedente esperienza nella band DistintO che della sua recente carriera solista.

Daniele Celona

A essere onesti lo chiuderei qua, questo piccolo racconto, perchè da qui in poi è proprio difficile riportarvi la gioia di vedere sul palco, uno dopo l’altro, due artisti che, in tempi diversi ma non così lontani tra loro, mi hanno riempito cuore e pensieri. Daniele Celona, di cui potrei parlare per ore come la più fastidiosa delle groupie (e non ero mica l’unica tra il pubblico, signori miei, a pendere letteralmente da ogni sua appendice corporea, con rispetto parlando), ha infilato, una dietro l’altra, Il quadro, Atlantide, Acqua, Precario, Sotto la collina, Millecolori e Sud Ovest, vestite di un abito in solo acustico che, a detta sua, il buon Daniele non predilige, ma cade perfettamente da tutti i lati in cui lo si guarda, come una carezza.

Max Zanotti

Dopo di lui, a chiudere la serata, quel Max Zanotti lì, quello che ti pianta in mezzo al petto, a tradimento, Il giorno della mia sana follia e Piccoli dettagli al buio, brani usciti nel 2004 sotto la buona (seppur breve, ahìnoi) stella dei Deasonika, emozionanti come allora, mirabilmente miscelati a Il cielo delle sei (registrata con i Casablanca), Non ho più niente da dire e Spasimo (progetto Rezophonic, perchè quest’uomo non s’è fatto mica mancare nulla), giusto per citarne qualcuna.

Una torta per Aism

Ma eccolo, quel finale che non ho bruciato all’inizio, ma che ora proprio non posso più celare, perciò lo racconterò cambiando addirittura i tempi verbali, chè la situazione lo richiede. Mentre Max si appresta a lasciare il palco congedandosi dal pubblico, una voce (inconfondibile) si alza dal pubblico, chiedendo all’artista di eseguire Viole, canzone che mi porto appiccicata addosso, come una seconda pelle, da più di dieci anni. Max si scusa, dicendo di non ricordarsela, ma la voce insiste, si avvicina al palco con il suo cappello e il suo sorriso irresistibile e lo affianca, dando vita a un momento da pura pelle d’oca. Zanotti e Celona se la cantano, ce la cantano e niente, noi si muore d’amore lì, sulle comode poltroncine della platea, che è pure un gran bel morire, se ci pensate, al caldo e all’asciutto.

Paolo Ghirimoldi e Diego Grippo con i protagonisti della serata

Poi è tutto un abbracciarsi, un bersi l’ultimo bicchiere (o il penultimo, o il terz’ultimo, a discrezione, insomma), un incontrare occhi che si somigliano e restituiscono la stessa meraviglia. Ed arriva anche il momento di ringraziare, perchè, come diceva Marcel Proust, «Dobbiamo essere grati alle persone che ci rendono felici». Quindi grazie, a tutti i ragazzi del Teatro San Teodoro, a Paolo Ghirimoldi, a Diego Grippo (organizzatori dell’evento), agli artisti, ai volontari dell’Aism, agli amici presenti, fisicamente e con il pensiero, a chi non molla, a chi combatte, a chi sa emozionarsi, a chi ci sarà l’anno prossimo, a chi saprà come utilizzare il denaro raccolto e lo farà nel migliore dei modi. La solidarietà fa bene, mantiene giovani e cura lo spirito. Provare per credere.

La mascotte di Aism

(Foto di Francesca Marelli)

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