Il Marquee a Cantù: grande Dennis Greaves

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Cantù come Westminster, All’Unaetrentacinquecirca come al Marquee negli anni Sessanta: è stata una serata magica lunedì 16 nello storico locale, grazie alla grinta, alla simpatia e, naturalmente, anche alla bravura di Dennis Greaves, leader dei Nine Below Zero impegnato in una tranquilla serata di vacanza. «You know… I’m on holidays», ha specificato dal palco a più riprese, come a sottolineare che si stava semplicemente rilassando.

Dennis Greaves

Così ha scelto un repertorio fatto di standard blues, anche perché si è ritrovato affiancato da musicisti che non conosceva e che, per giunta, non avevano mai suonato assieme. Blues? Band improvvisata? Tutti i presupposti per una serata noiosa, con i soliti pezzi eseguiti alla bell’e meglio (se non alla malinpeggio) per tirare l’ora, assoli a non finire per allungare i brani.

Playing with the band

Ebbene: niente di tutto questo. Merito di un organista strepitoso come Damiano Della Torre, che al virtuosisimo che gli si conosce sullo strumento, unisce un feeling che gli permette di inquadrare qualsiasi canzone all’istante.

Greaves con Mauro Florean, Joe Barreca e Damiano Della Torre

Merito di una sezione ritmica solidissima, come quella offerta da Joe Barreca e Mauro Florean.

E merito di Greaves, mezzo secolo di musica e di palchi alle spalle (quarant’anni trascorsi con i Nine Below Zero), che ha costruito un repertorio che sembrava preso di peso da una serata dei Bluesbreakers di John Mayall o dei primi Yardbirds (ma anche dal Live at the Marquee, il celebrato esordio della sua band).

Ed ecco la trasformazione: il Marquee era il club del sobborgo di Londra che ha lanciato il british blues, ospitava serate affollatissime e stipava sul palco band oggi divenute leggendarie che, spesso, si spartivano le scalette. Ed ecco sfilare classici come I can’t quit you babe, You don’t love me, Crossroads, What’d I say di Ray Charles che non mancava mai, per poi lanciarsi in un omaggio ai Rolling Stones più scuri con Shake your hips, uno alla Motown con Heat wave (naturalmente più simile all’arrangiamento griffato The Who) e terminare con un inno delle discoteche dei sixties come Wooly bully prima di concedere un bis, richiesto a gran voce da un seguito di fan agguerritissimi, spiegando a tutti Why I sing the blues.

Pubblico delle grandi occasioni

Se questo è quello che mr. Greaves sa fare quando non sta lavorando, ebbene, dovrebbe andare in vacanza più spesso.

(Foto e video di Andrea Butti)

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