Il gradito ritorno dei We Are Waves a Costa Masnaga

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Viax (voce e chitarra), Cisa (synths), Mene (basso) e Adriano (batteria) sono originari di Torino, anche se l’accento si percepisce appena. Da quattro anni hanno fondato i We Are Waves, band che ha riscosso una buona risposta da parte del pubblico e della critica sia in Italia che in Europa. In occasione del loro concerto di sabato 23 luglio allo Chalet Rock Pub di Costamasnaga (LC) raggiungo telefonicamente il cantante della formazione, per saperne di più sulla loro musica e i loro progetti.

Disegna una breve biografia dei We are Waves, dalle origini a oggi.

I We Are Waves nascono nel 2012, da quattro ragazzi che cercano di mescolare le atmosfere legate alla scena new wave e sink pop tipicamente anni Ottanta con arrangiamenti di elettronica contemporanea un po’ più legati alla techno house odierna. La volontà è quella di fare una commistione fra questi due mondi che hanno parecchi punti di contatto pur avendo delle attitudini e dei punti di partenza molto diversi. Abbiamo pubblicato quattro dischi, due full length (Labile e Promises) e due ep, l’ultimo dei quali, Promixes, è uscito l’anno scorso e lo stiamo ancora portando in giro tra Italia ed estero. Abbiamo fatto un po’ di concerti tra Belgio e Germania che sono andati molto bene, siamo stati accolti benissimo, e a fine agosto torneremo da quelle parti per suonare in un paio di festival.

14-we-are-waves-eclipse-live-cocktail-bar-20160429C’è differenza tra la risposta di un pubblico straniero e quella di un pubblico italiano?

Purtroppo sì. Non so per quali motivazioni, ma abbiamo riscontrato un pubblico più ricettivo all’estero, non solo nei nostri confronti, ma in generale in quelli della musica live. Ci siamo trovati a suonare in festival senza grandi nomi ma con una grande presenza di band locali, e c’era un’ attenzione e un entusiasmo che a fatica si trova in Italia. Poi dipende sempre dal contesto in cui suoni, ovviamente.

Secondo te è una questione culturale?

Credo di sì, ma credo anche che dipenda dal fatto che in Italia siamo abituati bene, ci sono tante alternative musicali e aggregative che in altri posti non hanno, quindi in alcuni paesi si godono un po’ di più tutte le proposte, mentre qui il pubblico è un po’ più viziato e forse meno curioso. Ci sono però mille eccezioni che smentiscono questo, ad esempio qualche giorno fa eravamo al A Night Like This Festival a Chiaverano (To), tanta gente che non ci conosceva ci ha dato un sacco di feedback positivi, si intuiva la voglia di conoscere e scoprire qualcosa di nuovo.

Torniamo alla vostra musica… Quanto c’è dei Depeche Mode in quello che fate?

C’è abbastanza e ce lo dicono in tanti, anche se non siamo poi così tanto loro fan. Sono una band straordinaria, mi piacciono tantissimo, ma non rientrano particolarmente nelle nostre intenzioni, sicuramente ci sono delle affinità epidermiche nelle sonorità e nelle attitudini alla materia elettronica, di cui loro sono massimi esponenti da vent’anni a questa parte. Però non sono nell’olimpo delle nostre influenze, ci sono altri gruppi meno immediati, ad esempio gli Smiths, i Cure e i Joy Division, che per me sono i capisaldi a cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà, e tutte le influenze più recenti legate ad una certa scena elettronica, Moderat, Trentemoller, piuttosto che cose più pesanti alla Deathmau5 o alla Bloody Beetroots. Sono più questi gli ascolti per così dire scientifici, poi vengono fuori i Depeche Mode, che sono il gruppo che, tra tutti, si è più preoccupato, con quelle sonorità così sintetiche, di scrivere canzoni per così dire pop, mentre gli altri gruppi presi in considerazione scrivono musica elettronica pura, astratta e strumentale. Noi siamo un gruppo che scrive canzoni, con ritornelli, strofe e testi, quindi è inevitabile questo tipo di associazione, che va benissimo, ci mancherebbe altro.

Tu sei anche autore dei vostri testi, tutti ispirati alla vita quotidiana. Come mai?

Questa è la parte più influenzata dal mondo Smiths. A me piace molto affiancare, a contrasto, una musica così enfatica e a tratti tronfia a dei testi che parlano di cose semplici e legate alla vita di tutti i giorni, che la possano smussare. Parto da lì per poi analizzare situazioni, dettagli, sensazioni, episodi che possono essere comuni a tanti, cercando di amplificarli e riverberarli, affinchè una piccola storia, che ha fatto scattare emozioni, pensieri e ricordi, diventi qualcosa di importante a cui dare il giusto risalto.

Come mai avete scelto di chiamarvi We Are Waves?

A me piaceva l’idea di trovare qualcosa che andasse ad evidenziare il fattore umano, in una musica che a volte tende ad essere un po’ fredda e artificiale; il tentativo è quello di far risaltare “la carne e il sudore”, ponendo al centro noi come persone e l’empatia verso tutti quelli che condividono con noi un certo modo di vedere la vita e il resto del mondo. We are Waves va a sottolineare l’aspetto più fragile dell’animo umano, le onde che costantemente si infrangono contro gli scogli ma che immediatamente si rialzano, e vanno avanti così, senza fine, in una bella allegoria della vita umana. È l’idea della speranza a cui noi teniamo, nonostante la nostra musica abbia toni piuttosto scuri, il costante equilibrio tra sbaglio, fallimento e la capacità di reagire, senza piangersi addosso, ma dandosi una mossa e andando avanti, che è un po’ quello che facciamo noi come band, senza agganci o santi in paradiso (che in Italia pare conditio sine qua non, n.d.A.) ma solo con le nostre forze.

24-we-are-waves-eclipse-live-cocktail-bar-20160429Voi siete di Torino, quella Torino che negli ultimi vent’anni ha visto nascere parecchie band e artisti di rilievo, dai Subsonica ai Perturbazione, dai Monaci del Surf a Daniele Celona. Che aria si respira da quelle parti?

È un’aria estremamente vivace e vitale dal punto di vista musicale, Torino è sicuramente una città che ci ha permesso di crescere in un humus culturale stimolante. Questa cosa è ancora oggi viva e pulsante, nonostante le difficoltà che la musica live sta vivendo da qualche tempo a questa parte: locali che chiudono, episodi spiacevoli di lamentele, quasi che organizzare un concerto sia un atto di ribellione e non lo scopo del lavoro di tanti, promoter, gestori e musicisti, cosa che ancora fatica ad essere recepita. Tra le varie realtà incontrate in giro per la penisola però non possiamo lamentarci, oltretutto in questo periodo ci sono moltissimi festival (Apolide, Flowers Festival, Collisioni, ecc….), dunque si sta bene. È un continuo confronto quotidiano che ti sprona a migliorare e a correre veloce, per non restare indietro.

Avete aperto diversi concerti di nomi molto noti nel panorama musicale italiano e internazionale. Qual è quello che ricordi con più affetto?

Sicuramente, per quanto riguarda me, uno degli episodi più intensi riguarda l’apertura ai CCCP. Avere la possibilità di scambiare con loro due parole nel backstage è stato incredibile, un’esperienza bella e formativa, così come è stato un onore bersi un gin tonic con Giorgio Canali. Un altro, molto divertente, è stato il live che ha preceduto l’esibizione dei Sigue Sigue Sputnik, vecchie glorie degli anni Ottanta tutt’ora in forma splendida.

Sabato 23 luglio suonerete allo Chalet Rock Pub di Costa Masnaga (LC). Come sarà questo live?

A Costamasnaga torniamo sempre volentieri, questo è il terzo concerto che facciamo nell’arco di due anni, più o meno. È un posto che ci accoglie sempre a braccia aperte, con un palco molto bello e un’atmosfera calda e accogliente, grazie alla grande attenzione da parte dei gestori  e del pubblico. Faremo il nostro live al meglio, sarà un concerto corposo in cui porteremo tutti i pezzi del nostro ultimo disco, qualcuno del primo e anche qualcosa di nuovo su cui stiamo lavorando.

Quali sono i vostri prossimi impegni?

Il 20 agosto suoneremo alla notte bianca di Pratola Peligna, all’Aquila. Torneremo nel capoluogo abruzzese per la terza volta nel giro di un anno e mezzo; anche lì c’è una bella scena artistica grazie ai ragazzi della webzine Rockambula, che lavorano sodo per portare sempre gruppi nuovi e interessanti. Il 26 agosto si parte per il Belgio, per questi due festival estivi molto carini a cui siamo stati invitati. A settembre invece riprenderemo i live nei club, una sorta di tour autunnale.

L’appuntamento è dunque per sabato 23 luglio, allo Chalet Rock Pub di Costa Masnaga, per l’Orma Bianca Beer Fest, con un live carico di energia e imperdibile. In apertura i Wicked Expectation. Ingresso gratuito.

 

 

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